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Perché vale la pena andare a vedere i Bon Jovi a Zurigo

Nel Tour 2019 i Bon Jovi non passeranno in Italia. La delusione dei tanti fan tricolori potrebbe in parte essere mitigata dalla bellissima iniziativa del fan club italiano che punta a trasportare il tradizionale calore del nostro pubblico nella vicina Zurigo. Ne abbiamo parlato con Max Cani, persona che, come scoprirete leggendo le prossime righe, è qualcosa di più di un classico appassionato.

Com’è nata l’operazione Italian Block a Zurigo? A che punto sono le prevendite?
Il tutto è nato quando qualche mese prima che venisse annunciato il Tour Europeo 2019. Sono stato contattato con un messaggio in segreteria dal management dei Bon Jovi, persone che ho avuto modo di incontrare alcune volte nel corso degli anni. Volevano parlarmi del tour della band appunto. Non ci siamo sentiti subito, è passata qualche settimana. Io, nel frattempo, ho iniziato a farmi mille domande sul perché volessero parlare proprio con me.

Il tempo passava e nel mentre iniziavano a circolare notizie che mi intristivano parecchio: per una serie di circostanze e dinamiche per noi incontrollabili i Bon Jovi non sarebbero venuti in tour in Italia.
Il loro management mi ha quindi contatto per comunicarmi intanto il dispiacere di Jon nel saltare l’Italia. Dispiacere poi confermato anche da David Bryan, incontrato a novembre durante il tour in Giappone dei Bon Jovi.

Durante la telefonata, il management ha avanzato l’idea di avere un settore in tribuna di uno stadio in Europa riservato ai fans italiani. Potevo scegliere un qualsiasi stadio europeo: Wembley, Olympiastadion di Monaco di Baviera, Madrid, Dublino, Mosca…
Dopo varie riflessioni, studi degli stadi, facilità di spostamento, capienza e possibilità nel riuscire a fornire un buon colpo d’occhio per fare una mini coreografia o solamente alzare il nostro tricolore, ho scelto il Letzigrund Stadion di Zurigo. Relativamente piccolo, facile da riempire, e ideale per distribuire o sventolare le nostre bandiere e farsi vedere da Jon.

Sì perché alla base c’e la volontà di Jon di vedere le bandiere Italiane, non solo nei settori sotto palco, dove comunque tanti fan andranno, ma anche in un blocco in tribuna per unire tutti i ragazzi che negli anni scorsi avevano contribuito alle coreografie di Udine e San Siro. Ma non solo i ragazzi che hanno aiutato in fase di organizzazione, ma anche tutti i fan che hanno alzato un foglio colorato. Da qui, il contatto con Live Nation Svizzera e la nascita dell’ Italian Block 19. Il 19 è il settore della nostra tribuna. Inoltre i biglietti di quel settore possono essere acquistati tramite il nostro sito Bon Jovi Club Italia.

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Credits: David Bergman

Insomma non si poteva dire di no a una cosa del genere, nonostante avessi già messo in preventivo la reazione di malcontento, delusione e incazzatura di molti fan. Ma io la trovo una cosa bellissima, fortunatamente in molti saremo nel Block 19. Una piccola opportunità per sentirci in qualche modo speciali!
Le vendite stanno andando abbastanza bene, oltre ogni più rosea aspettativa. Oltre ai fan dall’Italia le vendite stanno avvenendo anche nel Cantone Ticino in Svizzera per tutti gli Italiani. Ci sarà sicuramente qualche fan svizzero o amici d’Europa che hanno deciso di stare con noi. Un orgoglio che quello che abbiamo fatto in passato resiste nel tempo. Diciamo ancora 200 biglietti e il settore sarà pieno. E noi cercheremo di organizzare qualcosa per farci vedere.

Quanto è coinvolto il BJCI con le attività direttamente collegate ai Bon Jovi e al loro management? Da quanti anni e quali altre attività avete promosso fino a oggi?
Le attività del BJCI collegate direttamente ai Bon Jovi, essendo loro una band americana e in mezzo c’e’ un Oceano, non possono essere tante. Ci sono il Backstage With JBJ, che è il Fan Club Ufficiale Americano, il Runaway Tours, che organizza eventi con Hotel, pacchetti VIP, foto con Jon o concerti acustici privati, ed è anche organizzatore di due eventi speciali previsti nel 2019: due crociere con JBJ ad aprile ai Caraibi e a fine agosto nel Mediterraneo denominate Runaway To Paradise.
Naturalmente lo staff del BJCI sarà presente nel Mediterraneo. Diciamo però che per la coreografia di San Siro abbiamo coinvolto il management e abbiamo organizzato un’attività massiccia di promozione per quel concerto.

Dal 2000, anno di fondazione del BJCI, svolgiamo prettamente attività di promozione in Italia, news, fans meeting, interviste, negli anni passati Listening Party, competition e molto altro. Nello spirito di aggregazione che ci contraddistingue.

Siamo stati coinvolti nell’organizzazione e promozione di eventi in Italia legati ai singoli membri della band, in alcune loro apparizioni al di fuori dei Bon Jovi. In particolare per David Bryan e Phil X, due che amano l’Italia e vengono spesso a trovarci. Per David abbiamo organizzato alle due edizioni del Carrara Idol. Con Phil invece abbiamo lavorato nel mettere in piedi una sua clinic e concerto a Gubbio. Phil X è poi tornato successivamente in Italia, noi abbiamo collaborato nella promozione ma l’organizzazione è stata gestita dai nostri amici del Phil X Fan Club.

Un altro dei fiori all’occhiello del BJCI è invece indubbiamente stata l’intervista a Richie Sambora ad Amsterdam nel suo tour solista del 2012.

Però mai siamo stati coinvolti nella promozione per un settore di uno stadio all’estero, come per il concerto di Zurigo, riservato interamente a noi. Una sfida difficile, ma a noi le sfide piacciono e cercheremo di vincere anche questa.

Cosa rispondi ai fan che si sentono traditi da una mancata tappa italiana?
E cosa dovremmo dire noi? Dopo aver organizzato le coreografie di Udine e San Siro? Siamo rimasti amareggiati forse più di tutti.
Avremmo dovuto abbandonare la band? Mai. Una band che continua a regalare emozioni, che è cambiata nel tempo ma che continua a riempire gli stadi e ad andare in tour. Per me bisogna “fare”, non criticare o fermarsi. Sono fan da oltre 30 anni, ho visto tanti fan e tante generazioni alternarsi nel tempo. Dico solo che la generazione a cavallo tra Udine 2011 e San Siro 2013 è stata davvero fortunata e anche un po’ viziata. Ha assistito non solo a due concerti, ma a due eventi storici a distanza di 2 anni.

La storia insegna: i Bon Jovi sono venuti in Italia nel 1995 per il tour di Crossroad, quindi hanno saltato la nostra nazione sia per il tour di These Days del 1995 e sia per il tour di Crush 2000, quello che sanciva il loro ritorno sulle scene mondiali con It’s My Life. Ma ci rendiamo conto?!
Poi due fugaci apparizioni: nel 2001 a Padova e nel 2003 all’Heineken Jammin’ Festival con un concerto di credo 90 minuti. Io, come tanti della mia generazione, ho visto saltare il tour di Have a Nice Day 2006, Lost Highway 2008, The Circle 2010. Poi, finalmente dopo 9 anni, è arrivata Udine…

Com’è possibile partecipare alle vostre attività?
Tutti possono partecipare alle nostre attività. Il BJCI e’ assolutamente gratuito, basta iscriversi alla nostra newsletter per restare sempre informati sulle attività sia dei Bon Jovi, sia del BJCI. I nostri Eventi, Fans Meeting, a parte qualche rara eccezione, sono sempre aperti a tutti. Anzi, al momento stiamo cercando di ampliare il nostro staff. Per candidarsi, rimandiamo al nostro sito per tutte le info.

Qual è il ricordo più bello che questa esperienza con il BJCI ti ha lasciato?
In tutti questi anni abbiamo vissuto esperienze incredibili: private party con Jon e tutta la band, interviste a Richie, eventi con David Bryan e PhilX. Credo che il ricordo e l’emozione più forte sia stata a San Siro, durante la coreografia di Because We Can. Quando Jon ha interrotto la canzone: un minuto e mezzo di stop! In quei momenti ho avuto una scarica di adrenalina che mi ha riempito il cuore per uno sforzo di 3 mesi di preparazione, autofinanziamento, rapporti nati tra tutti i ragazzi fan coinvolti in questa operazione.

Indimenticabile vedere tutti i ragazzi coinvolti nella preparazione emozionarsi con me. Ogni singola persona e amico che ha aiutato, Pacio il grafico che ci ha aiutati nella realizzazione della coreo, tutti i ragazzi e le tribute band coinvolte. Ho fatto conoscere Jon a più persone possibili quando ci ha invitato a Lisbona e Londra per ringraziarci personalmente. Avrei voluto invitarli tutti, ma erano tantissimi, non è stato possibile. Spero comunque che il ricordo e l’emozione più belli siano quelli che devono ancora essere scritti.

Redazione

Foto di Francesco Prandoni

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