Onstage

I BowLand conquistano Milano con il loro Floating Trip

Da X Factor all’Alcatraz in meno di quattro mesi, che botto hanno fatto i BowLand! Inizialmente annunciata ai Magazzini Generali, la tappa milanese del loro tour italiano, partito a metà marzo, è stata trasferita di necessità al più capiente Alcatraz, a pieno servizio e affollatissimo per l’occasione di un pubblico molto vario. Un’impresa davvero non da tutti, che si accosta a quelle dei Måneskin, ormai piazzatissimi sul versante concerti, e che, a dispetto di tante critiche sui risultati post talent, la dice lunga sulle potenzialità di un programma come X Factor nel lanciare artisti su un mercato, che, oggi, si nutre principalmente di live.

Introdotti dall’apertura affidata ai Tersø – quartetto synthpop bolognese, con all’attivo l’Ep del 2017 L’altra Parte e l’album Fuori dalla giungla, uscito quest’anno, fulcro del loro set – i BowLand sono saliti sul palco dell’Alcatraz con il materiale del disco uscito dopo il talent, Bubble Of Dreams, quindi un buon numero di cover infilate in setlist, ma soprattutto con il materiale tratto da Floating Trip, album di inediti uscito già nel 2017. Un lavoro rimasto nell’ombra fino alla partecipazione al format di Sky, ma che oggi, ottenuta la giusta visibilità, ha tutte le carte in regola per fare da colonna portante alla scaletta di un concerto da headliner nella venue milanese indoor seconda per importanza solo al Forum.

Le atmosfere sognanti e vagamente lisergiche, che ci hanno fatto innamorare del trio persiano-fiorentino già dal primo ascolto e poi sempre di più, sono state l’ingrediente base di un live viaggiante, capace di alternare pezzi originali, tra cui un paio inediti del disco in uscita pare entro l’estate, e cover; momenti evocativi a slanci danzerecci, unendo spesso nella loro visione atmosfere oniriche e ambientazioni sonore da club. Unico neo: con il genere che fanno, i ragazzi potrebbero lavorare su un live più fluido, che quasi richiami le dinamiche di un dj set, sarebbe davvero il massimo e porterebbe l’ascoltatore a perdersi completamente dentro il viaggio nella BowLand.

Detto ciò, il materiale originale, giustamente rivisitato rispetto agli arrangiamenti del 2017, risulta davvero notevole. Pezzi come Accidents, Clowns, Darkness In Your Tone – «il primo pezzo che abbiamo fatto insieme», racconta Pejman – Green Twilight, sono di un’altra categoria rispetto alle cover (escluse quelle in italiano, Amandoti e Senza un perché, sulle quali la voce di Lei assume un’incrinatura particolarissima), il frutto maturo del lavoro di una band, che potrebbe tranquillamente spaccare anche all’estero, ma che, per ora, ha scelto l’Italia come casa senza radici.

Sul palco Lei (voce), Pejman (alle prese con qualsiasi genere di strumento: didjeridu, synth, percussioni, archi musicali, persino una ciotola piena d’acqua suonata con un bicchiere) e Saeed (chitarra, basso e synth), a loro agio, sono stati carinissimi dall’inizio alla fine, ringraziando emozionati la folla a più riprese per questa serata, che forse nemmeno loro si aspettavano. Il resto nel creare la giusta atmosfera per il viaggio fluttuante dei BowLand lo hanno fatto la scenografia, le luci essenziali ed eleganti di Giorgio “Josh” Geromin e i bellissimi visuals realizzati da Simone Brillarelli e David Hartono (Monogrid), comparsi dopo la caduta dei teli bianchi, che fino a Clowns facevano da sfondo alla scena.

Il tempo dirà se questo concerto rimarrà solo una data memorabile per il trio o se sarà stata una consacrazione, pista di decollo per altri e maggiori successi. Intanto, se è vero, come si dice, che la musica è in grado di fotografare una società, i BowLand sono già un fiore all’occhiello della nostra. Ad maiora!

Scaletta:
Intro
Drop The Game (cover Flume & Chet Faker)
Accidents
No Roots (cover Alice Merton)
Clowns
Maybe Tomorrow (cover Stereophonics)
Don’t Stop Me
Inedito
Senza un perché (cover Nada)
Sweet Dreams (cove Eurythmics)
Darkness In Your Tone
Inedito
Get Busy (cover Sean Paul)
It’s All Grey
Green Twilight
Bis:
Maston (pezzo in persiano)
One Eyed Giant
Seven Nation Army (cover The White Stripes)
Amandoti (cover CCCP)

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