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Reckless di Bryan Adams compie 35 anni

Festeggiare il tuo compleanno pubblicando un disco che ha scritto la storia del rock internazionale. Sono rari i momenti nella musica contemporanea nei quali un artista, il giorno del genetliaco, raggiunge questo traguardo e il canadese Bryan Adams ne è un esempio eclatante, avendo rilasciato il 5 novembre del 1984 il suo quarto capitolo in studio Reckless.

Non che la carriera di Bryan Adams, fino a quel momento e negli anni successivi, sia stata avara di fama e successo. Il musicista originario di Kingston è stato protagonista di album pazzeschi (Cuts Like A Knife arrivò nei negozi proprio l’anno prima) e di una lunga sequela di singoli uno meglio dell’altro. Giusto per citare i più noti, (Everything I Do) I Do It For You, Please Forgive Me, Have You Ever Really Loved A Woman e le sottovalutate The Only Thing That Looks Good On Me Is You e la più recente You Belong To Me sono tutte farina del suo sacco. E parliamo di brani che, presi singolarmente, avrebbero fatto la fortuna di altrettante band da one hit wonder come tante uscite negli Eighties.

Ma cosa rende così magico questo album del 1984 rispetto al resto di una così luminosa carriera ricca di successi? Quella parola spesso fin troppo abusata ma che per descriverlo non appare fuori luogo: perfetto. Con Reckless Bryan Adams riesce, pur non diventando poi nell’immaginario collettivo l’icona del rock americano anni Ottanta (grazie a un derby della East Coast tra i Bon Jovi e gli Aerosmith che di fatto non ha decretato un vero e proprio vincitore), a confezionare il capitolo simbolo di un intero movimento, di un’intera generazione e, nel suo caso, di un’intera nazione che, Rush esclusi, fino a quel momento aveva dato poco (ad esempio i Loverboy, band di superculto che molti conosceranno per Working For A Weekend presente sulla colonna sonora di Zoolander) ma che negli anni successivi darà molto alla musica internazionale (Nickelback e Arcade Fire per citare i più noti). Per fare un paragone con la terra d’Albione, i Pulp di Different Class vivono più o meno la stessa situazione di Adams nel britpop.

Si diceva della perfezione di Reckless. E la perfezione parte già dalla cabina di regia che vede a supportare lo stesso Adams Bob Clearmountain, che non è il primo babbo che trovi per strada. Negli anni, infatti, lavorerà con Bruce Springsteen, Nine Inch Nails, Robbie Williams e Demi Lovato e, a conferma di ciò, l’anno prima fece parte dei team che incisero Sports di Huey Lewis And The News e Let’s Dance di David Bowie. E questa cosa la si sente sin dalla prima pennata di One Night Love Affair, la canzone che apre l’album: pur avendo un sound che sprizza anni Ottanta da ogni singolo poro, i suoni sono praticamente perfetti, ogni strumento è al suo posto e la voce di Adams emerge in tutta la sua potenza e abrasività che negli anni è poi diventata il suo autentico marchio di fabbrica. Con l’opener inoltre vengono tratteggiate tutte le sfumature del disco: è melodico ma anche rock, è abrasivo ma anche romantico. Praticamente gli ingredienti fondamentali di un disco rock mainstream di quell’epoca.

Ma al contrario di tante meteore che quelle regole le seguirono pedissequamente con risultati se va bene decenti, Bryan Adams confeziona un capolavoro. E ad aiutarlo è soprattutto uno stato di grazia a livello compositivo che lui stesso non raggiungerà per un intero disco in tutta la carriera. Dieci canzoni, meno di quaranta minuti di Musica, con la M maiuscola, dove l’artista non sbaglia un colpo.

E dove se chiedi a cento persone diverse qual è il brano preferito stai sicuro che verranno citate tutte le canzoni (con Long Gone e Ain’t Gonna Cry che di sicuro otterrebbero meno preferenze). Una cosa è certa: se il lato A di Reckless fosse uscito come EP sarebbe probabilmente il disco rock più bello di tutti i tempi perché, non nascondiamoci dietro al famoso dito, un lavoro che presenta la già citata One Night Love Affair, She’s Only Happy When She’s Dancin’, Run To You, Heaven e Somebody sarebbe oggettivamente inattaccabile e farebbe felici tutti. Un inizio costruito alla perfezione per la sede live, per poi mutarsi in una forma più intimista che esplode letteralmente nel capolavoro Heaven (una delle ballad più belle di sempre) e per chiudere con l’energia di Somebody. Brani che oggi trovano ancora spazio nelle scalette live dell’artista. Non che il lato B sia pessimo, sia chiaro, ma è tangibile il fatto che la qualità dei primi pezzi raggiunge livelli e vette che in pochi sono riusciti a superare.

Il lato B ovviamente non è da meno e se la conclusione non rende forse giustizia agli altri otto pezzi (ma si parla comunque di canzoni che avrebbero fatto la fortuna di altri), qui troviamo il rock di Kids Wanna Rock, la collaborazione con Tina Turner in It’s Only Love e IL pezzo di Bryan Adams, quella Summer Of 69 che in molti hanno interpretato negli anni come qualcosa che descrive la spensieratezza della gioventù ma che poi lo stesso Adams, con uno Shyamalan Twist atteso ma non troppo, rivede in chiave sessuale in un’intervista di una decina di anni fa. Pur non ottenendo al momento dell’uscita un successo enorme come altri singoli, il brano crescerà negli anni diventando quello che è il brano più conosciuto della sua carriera. Di sicuro, quello più atteso ad un suo concerto.

Spesso si spreca l’utilizzo della parola capolavoro anche per delle mediocrità, ma nel caso di Reckless questo vocabolo può anche essere riduttivo. Uno dei capitoli più importanti della storia del rock da quello che è, pur avendo ottenuto negli anni numerosi riconoscimenti, molto probabilmente uno dei più sottovalutati artisti del genere.

Nicola Lucchetta

Foto di Francesco Prandoni

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