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Calcutta al Rock In Roma, lo spirito della certezza

“Vedo che siete belli luminosi e felici in questa sera d’estate”. Calcutta al Rock In Roma esordisce con una fotografia a parole del suo pubblico, preciso come nei testi delle sue canzoni. La folla consistente nella serata sudata di Capannelle ha bloccato il traffico sull’Appia e si è metà persa per Ciampino (chissà se Calcutta scriverà una canzone sulle strade sbagliate a causa di Google Maps), ma l’accoglienza per il cantautore apolide tra Latina, Roma e Bologna è di quelle da grandi occasioni. L’apertura di Scarda alle 20.00 e Bruno Belissimo alle 21.00 ha corroborato gli animi alla spicciolata, c’è già chi balla allegro e chi invece non smette di consultare il cellulare in attesa dell’headliner.

Calcutta sale sul palco alle 22.20, introdotto da visual già sperimentati nella leg invernale del tour 2019. La scaletta del concerto non è tanto diversa dalle precedenti, lo spettacolo è calibrato al minuto e costruito pezzo dopo pezzo: entrano di diritto le due nuove canzoni uscite in tarda primavera, Sorriso (Milano Dateo) e Due punti, e si riaffacciano brani sepolti come Amarena, eseguita voce e chitarra. Le hit più conosciute ci sono tutte e vengono eseguite nel pieno rispetto del pubblico: Calcutta si toglie il microfono davanti la bocca, alza l’asta, invoca il coro quando sa che può farlo. “Io ho le cuffie e non lo so se cantiate davvero quando ve lo dico, ma voi fatelo” sorride ad un certo punto, in quel modo sghembo di esporsi che lo ha fatto diventare un caso discografico.

Partono come cannonate Kiwi, Orgasmo, Paracetamolo, Cosa mi manchi a fare, Oroscopo (rallentata nell’intro, al ritmo da registrazione successivamente) fino alla tripletta conclusiva di Gaetano, Frosinone e Pesto, cantate dal pubblico con una potenza di fuoco che probabilmente ha svegliato pure Frascati. Le canzoni di Calcutta sono diventate inni generazionali, piccoli quadri pop cui affidare le facce delle proprie emozioni per tentare di comprenderle meglio. “Mi annoiavo alle feste, mi annoiavo alle cene”, ma ai concerti no. D’altronde ogni brano che Calcutta si decide a rilasciare diventa un caso a sé: ne è un esempio pratico Sorriso (Milano Dateo), già nella memoria corale, con quel “E non mi dire che ti manco tanto tanto che torni a casa e poi ti strucchi con il pianto” che è l’istantanea hipster di ogni friendzonata che si rispetti. La consolazione è che alla fine ci sarà sempre qualcuno a troncare un urlo dietro di te, a regalarti un “Uè, deficiente” a pieni polmoni per farti scendere dal piedistallo delle emozioni e mescolarti alla folla. Ringraziamo Calcutta per averci re-insegnato il valore di un ritornello al momento giusto.

Scaletta Calcutta Rock In Roma 2019
Intro
Briciole
Kiwi
Orgasmo
Cane
Milano
Limonata
Paracetamolo
Rai
Albero
Amarena
Dal verme
Nuda nudissima
Cosa mi manchi a fare
Oroscopo
Del verde
Sorriso (Milano Dateo)
Arbre Magique
Hübner

Le barche
Due punti
Gaetano
Frosinone
Pesto

Le foto del concerto

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