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Calibro 35: il racconto del concerto al Fabrique di Milano

Dopo un concerto dei Calibro 35 è sempre arduo raccontare cosa veramente ti sia capitato. Tutti i tuoi pragmatismi, i preconcetti, gli stereotipi musicali spariscono, si dissolvono nel nulla azzerando in poco tempo le tue poche certezze, trasportandoti in un mondo di conquista infinito, dove spazio luogo e tempo non sono particolarmente rilevanti.

La loro crescita, grazie anche ai numerosi progetti artistici individuali, passa attraverso la sperimentazione verso territori inesplorati, ignoti, poco battuti. Momentum il loro nuovissimo lavoro, fa respirare un’aria internazionale e si tuffa a piene mani in un sound fresco e contemporaneo, con partecipazioni trasversali, fra loop, sintetizzatori, sghembe dissonanze ed impervie composizioni. La tappa di Milano è la quinta del lungo tour iniziato qualche giorno fa da Brescia. Il nuovo cd, come spesso capita nei loro concerti, prende forma e anima durante le esecuzioni dal vivo, dove i quattro fuoriclasse esprimono da sempre il meglio.

Il groove di Fabio Rondanini alla batteria detta tempi ed atmosfere rileggendo alla perfezione i nuovi brani: su tutti il singolo Stan Lee arricchito dal rap nostrano di Ensi e Ghemon, Automata e Tom Down, uno dei pezzi più attraenti del nuovo disco. Rispetto al tour di Decade, dove la sezione fiati era una presenza importante, il suono è più compatto, deciso, con la giusta dose di elettronica che nel tempo prende campo, si diffonde e conquista meritatamente l’attenzione.

Gabrielli come al solito suona tutto e parla volutamente poco, nonostante abbia accanto a lui due microfoni che gli consentono di  rumoreggiare piacevolmente con voce ed effetti speciali, ed amplificare il suono del suo amato sax e del flauto traverso, inseriti sapientemente in molte parti. Quello che colpisce sempre è la capacità fuori dal comune della band, di concepire e realizzare un vero momento di concentrazione musicale, in cui introspezione divertimento, denuncia e curiosità si miscelano sapientemente in un intrigante percorso emotivo.

Uno dei momenti più trascinanti e spiazzanti del concerto è la riedizione di Massacro All’ Alba, con il ritorno sul palco di Ensi che sulle note del pezzo, canta alla sua maniera un testo potente espressivo, senza veli che coinvolge anche i più scettici. Il finale è dedicato al funk trascinante degli inizi, con un veloce ritorno al passato: fra le altre Bandit On Mars, Arrivederci e Grazie e Giulia Mon Amour sono le più accalamate. Nei bis arrivano pero’ le  ulteriori sorprese: Ghemon ritorna on stage proponendo Rose Viola, il pezzo con cui ha partecipato al Festival di Sanremo 2019, proprio accompagnato dai Calibro 35 in una delle session previste.

Manuel Agnelli infine, annunciato ospite qualche giorno prima, si prende la scena per l’ ultimo brano. “Ciao a tutti, questo pezzo lo abbiamo scritto per voi oggi pomeriggio” annuncia, interpretando una potentissima versione di Ragazzo Di Strada incisa proprio con la band qualche anno fa. Un grande concerto, quindi che allunga ancora il cammino di uno dei gruppi più interessanti, variopinti e poliedrici dei nostri tempi, un’ulteriore dimostrazione dell’interminabile interpretazione dell’ arte in musica.

Claudio Morsenchio

Foto di Fabio Izzo

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