Onstage
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Il racconto del concerto dei Canova a Milano

“Sono solo canzonette” potrebbe dire qualcuno. La verità è che i Canova sono una delle band italiane del momento, arrivata, per usare una frase fatta, nel posto giusto al momento giusto. Scrittura pop (nei testi e nella musica) con una marcia in più e un appeal da grande pubblico…e il concerto sold out di ieri all’Alcatraz lo ha dimostrato.

Era la seconda volta che la band indie rock milanese riempiva il locale, e la festa (prima tappa ufficiale del tour a supporto del nuovo album Vivi per sempre) è stata all’altezza delle aspettative. Quali aspettative? Cantare a squarciagola sicuramente. Perché è questo l’effetto inevitabile delle canzoni dei Canova: le ascolti, ti entrano in testa e nel cuore, e poi senti la necessità di cantarle in coro insieme ad amici e sconosciuti. La voce di Matteo Mobrici, penna e leader del gruppo, si udiva a malapena su hit quali Manzarek, Vita Sociale e Threesome, tanto che spesso sui ritornelli ha lasciato il microfono direttamente al pubblico, che sembrava convinto di voler uscire dal locale a fine serata senza voce.

Non è stato da meno il responso su tutti gli altri pezzi, sia del primo album che quelli più recenti, tra cui i singoli Groupie (che dal vivo era già stata suonata in esclusiva l’anno scorso all’Alcatraz), Domenicamara e Goodbye Goodbye. Il responso è clamoroso, e la band ha avuto la lungimiranza di non creare scenografie o giochi di luce particolari per questo tour nei club: un semplice sfondo raffigurante un negativo della copertina del nuovo album, che ritrae un cane con un’espressione ambigua, e luci classiche da club, di colori diversi.

Un ruolo importante lo hanno i coriandoli, che sono stati sparati in aria in diversi momenti del concerto: la ciliegina sulla torta di uno show fatto dal pubblico. Tante sono anche le persone che salgono sulle spalle di altre, ed era un po’ che non si vedeva una reazione simile in un concerto del genere in Italia. La regola numero uno è quella di alzare le braccia al cielo, più in alto che si può: agitarle a tempo di musica, usarle per abbracciare gli amici di fianco, o occasionalmente per fare un video con il telefono. Ci sta tutto, perché ha il sapore di una grande festa che va vissuta e immortalata. Dai brani più rock (tra cui la cover di Rolls Royce di Achille Lauro) a quelli in versione acustica: di rara bellezza il momento al pianoforte di Matteo, che regala un mashup di alcuni dei brani a cui il pubblico è più affezionato, ovvero La Felicità e Brexit.

Chi è estraneo alla band potrebbe chiedersi cosa c’è di così tanto speciale nella loro musica. Forse è una combinazione tanto magica quanto semplice di ingredienti, tra cui romanticismo, scetticismo e malinconia. Come sempre è difficile spiegarlo, e anche la serata di ieri è difficile descriverla. A volte la musica va vissuta e basta, e quello che possiamo augurare ai Canova è di continuare a scrivere delle belle canzoni pop, facendoci cantare, ballare, emozionare ed innamorare. Insomma, continuare a farci sentire vivi per sempre.

Sara Beretta

Foto di Francesco Prandoni

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