Onstage
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Hatebreeder dei Children Of Bodom compie 20 anni

C’è stato un momento in cui così, de botto, la Finlandia è diventata la terra promessa dell’heavy metal. Roba per tutti i gusti: melodia con Stratovarius e Nightwish, folk con Finntroll e Korpiklaani, robe più estreme con Impaled Nazarene e Sentenced, addirittura gente da classifica come quei romanticoni degli HIM o quei pazzi degli Apocalyptica. Molto prima che il tutto facesse il giro a sfondasse nel LOL, con cose come i commenti di Barack Obama o i Lordi a vincere l’Eurovision, negli anni ’90 solo gli Stratovarius erano conosciuti per davvero.

Poi arrivarono i Children of Bodom a sconquassare la scena.

La prima cosa che ricordo di loro fu lo shampoo: mai vidi prima una band talmente uniforme nell’avere splendidi capelli lunghissimi, chiari, setosi, tutti con la riga in mezzo. Pensai “alla faccia del Pantene Pro-V”. Il primo disco ebbe problemi di distribuzione, quindi non era proprio nello stereo di tutti, il secondo invece uscì per la Spinefarm (la Microsoft del metal finlandese) e raggiunse tutta l’Europa. Me li propose un amico, fan di Nirvana e Melvins, ma che non disdegnava le mazzate di Pantera e Sepultura, dicendo di essere andato al negozio di dischi con la voglia di comprare qualcosa di nuovo, sconosciuto e più estremo. E ritornò con qualcosa che mi definì “un’estasi di fuoco”.

Quel disco era Hatebreeder, il secondo dei Children of Bodom, e l’anno era il 1999. Se il mio amico vi è parso musicalmente un po’ confuso state sereni: alla fine del ‘99 lo saranno tutti i metallari. Nelle consuete classifiche di fine anno con le votazioni dei fan e dei giornalisti i Children of Bodom non vinceranno un cazzo. Ma perché i voti per loro risulteranno dispersi tra death metal, black metal e power metal. Mentre sommandoli tutti risulteranno pure più gettonati dalla reunion degli Iron Maiden. Questa confusione di genere sarà la spada di damocle che si porteranno dietro per anni: troppo estremi per i defenders of the faith, troppo fols per i dethsters. Ma d’altra parte a troppa gente va a massa il cervello quando non è grado di mettere l’etichetta su una cosa. Comunque, i 5 giovani finlandesi sono dei gran cazzoni, gente a cui piace un po’ di tutto, come sarà chiarito dalle cover che proporranno negli anni: Slayer e Sepultura sì, ma un sacco di anni ’80 come Alice Cooper, W.A.S.P. e Ozzy, senza dimenticare Ramones e Billy Idol (e, perché no, Britney Spears…ma questo è un altro discorso).

Ma insomma che cazzo suonano?
E’ speed metal sicuramente, perché c’è doppiacassa a manetta e chitarre velocissime.
Però è black perché a volte parte il blast beat e il cantante urla.
Ma urla perché non sa cantare, altrimenti sarebbe thrash metal.
Ma se è thrash e il cantate urla allora è death.
Hanno aperto per i Gamma Ray, allora sono power!
Però hanno il tastierista che insegue le chitarra solista-allora sono gli Stratovarius.
Ma il chitarrista è un gran manico e le influenze neoclassiche lampanti, allora è Malmsteen.
Insomma.

I ragazzi sanno suonare, e soprattutto agli esordi non c’è ancora la ricerca del riff elaborato alla death/thrash ma più che altro una chitarra ritmica molto veloce che spesso a colpi di power chord è solo la base per i voli della solista. Le tastiere ci sono e sì, sbrodolano note in grandi fughe quasi-neoclassiche, ma ci si ricorda di loro più che altro per dei giri più d’atmosfera o degli inusuali effetti che –in mancanza di termini più adeguati- posso solo definire “cinematografici” (e comunque la band in diverse occasioni proporrà estratti da varie colonne sonore). I cinque d’altra parte prendono il nome (e dedicheranno tipo tremila canzoni) dal massacro del lago di Bodom, un caso irrisolto di campeggiatori uccisi negli anni ’60.

A riguardo del ragazzo d’oro Alexi Lahio, cantante, chitarrista virtuoso, compositore: no, tecnicamente non sa cantare. E neanche scrivere testi. Soprattutto agli esordi, pubblicavano metà dei testi nei libretti dei dischi, andando poi in giro a raccontare che gli altri erano censurati perché “troppo personali”. La verità è che in studio Alexi sbraitava cose senza senso sulle demo dei pezzi, cercando poi in un secondo momento di aggiustarci su una parvenza di testo che seguisse le sbraitate. Altro che testi troppo personali. Incredibile comunque che continui a perseverare per questa strada (il nuovo disco Hexed è uscito quest’anno): in molti davano per scontato prima o poi il tentativo di passare al cantato pulito ma…grazie al cielo non è mai capitato.

Insomma non dovete farvi troppe pare mentali: buttatevici a capofitto se volete della sana aggressione sonora, senza che il tutto sia troppo monolitico. Nel corso degli anni sono diventati un’istituzione nel metal europeo, con una produzione ricca e costante. Grossomodo i primi 4 dischi sono i migliori ma anche gli altri sono buoni per delle belle smerigliate alle orecchie.

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