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Dietro il successo dei Coldplay non c’è solo bravura, ma anche una vera amicizia

A Head Full Of Dreams è il titolo dell’ultimo album (e relativo tour) dei Coldplay; campeggia sul cofanetto con DVD e cd live di prossima uscita (il 7 dicembre), ed è anche il nome del docu-film che sarà nei cinema italiani il prossimo 14 novembre. Ma è in realtà molto di più. Lo spiega Chris Martin verso la fine della pellicola, che è un modo di essere e pensare imparato dai suoi genitori – avere sempre dei sogni da portare avanti e tentare di realizzare, con tutte le proprie forze, cercando di non arrendersi neanche davanti alle difficoltà più grandi o quando tutto sembra perduto. Ma la sua è una puntualizzazione che arriva dopo che gli spettatori stessi sono arrivati a capirlo da soli, da quanto visto fino a quel momento.

Una convinzione che probabilmente non sarebbe stata abbastanza se non unita ad una personalità creativa, carismatica, entusiasta come quella di Martin.

Sì, perché i numerosi spezzoni video che mostra il film – di quando lui e la sua band erano dei semplici studenti della University College di Londra con il sogno di lasciare il segno nella storia della musica ma anche dei primi anni di notorietà – mostrano senza filtri la convinzione che hanno avuto tutti e quattro fin dagli inizi. Una convinzione che probabilmente non sarebbe stata abbastanza se non unita ad una personalità creativa, carismatica, entusiasta come quella di Martin.

Ma a fare la differenza, in modo netto rispetto a ingredienti che (probabilmente) sono comuni a tanti giovani che come loro hanno l’obiettivo di diventare qualcuno facendo musica, è l’altro grande pilastro su cui poggia la storia ed il successo dei Coldplay: la forte amicizia che li lega. Un’amicizia solida, vero fulcro attorno al quale ruota la narrazione, che il regista Mat Whitecross (a sua volta storico amico di Chris e soci) ha voluto farci respirare a pieni polmoni, toccare con mano, non raccontare. Una cosa che gli è stata resa possibile proprio dal suo essere partecipe di questo legame: anche lui, come lo storico manager Phil Harvey, fa parte della combriccola sin dai tempi dell’università, quindi ha assistito a come sono nati i Coldplay da vicino e fin da subito, telecamera alla mano.

E proprio questo è un altro dei valori aggiunti del film: dà la possibilità di farci assistere davvero, come se fossimo lì, a momenti di cui di solito non esistono testimonianze video, un po’ perché abbiamo tutti uno smartphone sempre a portata di mano da tempi relativamente recenti, e un po’ perché sono poche le band che hanno avuto la fortuna di avere qualcuno che documentasse tutto fin da quando erano dei perfetti sconosciuti. A Head full Of Dreams invece ci rende spettatori di quando Chris e soci erano coinquilini nello studentato, di quando hanno appeso in una delle loro camere la lista degli obiettivi da raggiungere per diventare qualcuno, di quando hanno calcato per la prima volta il palco di un pub di Camden. E grazie all’apporto di queste immagini, la storia dei Coldplay viene presentata in presa diretta, senza filtri: a differenza di tanti contenuti di questo genere, non si vedono mai Chris, Will, Guy e Jonny parlare “per il film”.

A Head full Of Dreams ci rende spettatori di quando Chris e soci erano coinquilini nello studentato, di quando hanno appeso in una delle loro camere la lista degli obiettivi da raggiungere per diventare qualcuno, di quando hanno calcato per la prima volta il palco di un pub di Camden

L’amicizia, dicevamo: perdura ormai da 20 anni, è la vera protagonista di quello che vedrete al cinema, la musica e i Coldplay come siamo abituati a vederli sono presentati quasi come un riflesso, una diretta conseguenza: ma non si tratta solo di una scelta stilistica e del punto di vista con cui Mat ha voluto raccontare la loro vicenda, si capisce che è così nella realtà. L’obiettivo di diventare musicisti di successo e l’essere amici sono un tutt’uno per i quattro inglesi, non esistono confini tra le due dimensioni. Era così nel 1997 quando tutto è iniziato e lo è ancora.

E seguire le evoluzioni che questa amicizia ha subito – anche solo per questioni anagrafiche – o ha imposto loro è ciò che ha permesso ai Coldplay di arrivare a soffiare le 20 candeline sulla torta, ancora con la voglia di dare di più: Chris Martin lo spiega bene quando racconta di essere diventato consapevole di dover trovare – come in ogni relazione interpersonale, ancor prima che professionale – un compromesso. Lui ha sempre avuto un carattere forte e tende ad esprimere subito e immediatamente quello che prova e pensa, mentre gli altri tre hanno sempre avuto la tendenza a tenersi tutto dentro o ad essere più riflessivi. Ad un certo punto, a carriera già avanzata quindi quando tutto sembrava ormai compiuto, ha capito che questo “equilibrio” in suo favore prima o poi avrebbe fatto uscire dal gruppo uno ad uno i membri della band.

L’atteggiamento di maggior apertura di Chris verso Will, Jonny e Guy ha permesso loro di andare avanti e superare momenti difficili – come quello attraversato proprio dal frontman dopo la rottura con Gwyneth Paltrow – e ha dato al gruppo una stabilità e forza che poi si sono inevitabilmente espresse poi anche verso l’esterno, verso i fan. Ed è proprio per questo, come al termine di un percorso ideale iniziato due decenni fa, che tra le immagini con cui si chiude il film ci sono quelle di quando Martin ha concluso l’ultimo concerto del tour di A Head Full Of Dreams, il 17 novembre 2017 a San Paolo in Brasile, dicendo “siamo tutti parte di un’unica grande band“.

Un’unica grande band (e una magia) di cui fanno parte in primis i fan, ma di cui ci si sente subito parte non appena usciti dal cinema dopo aver visto A Head Full Of Dreams.

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