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Coma Cose al Fabrique: “Una rivoluzione è soprattutto in due”

Parafrasando il ritornello della loro A lametta, si ottiene la descrizione perfetta del live che i Coma Cose (Fausto Lama e California) hanno tenuto al Fabrique di Milano durante la Music Week, il 20 novembre 2019. Una rivoluzione in due, nel senso musicale, perché vedere una coppia che funziona così bene sul palco (tanto da far esalare qualche “ma che dolci” dal pubblico), che sa mettere intelligenza nei testi hip-hop/cantautorali e che unisce la propria voce alle strumentali dal vivo, ha un che di sovversivo.

Saranno i buoni sentimenti, o anche solo i sentimenti veri, a cui non siamo poi così abituati, sarà la semplicità di un ragazzo e una ragazza sullo stage con cappotto e pantaloni larghi, che si avvicinano, si scambiano di posto, si guardano e ridono coinvolgendo il pubblico che li segue rapito. I Coma Cose iniziano il loro live con l’affamata “Vengo dal niente / Voglio tutto” di Jugoslavia, poi Granata, Deserto, Via Gola. Nei brani lasciano spazio allo sfogo della band che li accompagna, con piacevolissimi momenti solo strumentali in cui Fausto Lama e California scompaiono dietro le quinte per poi tornare, improvvisando qualche passo a tempo. Lui imita un aeroplano, lei muove le mani a onda, quando si incrociano in mezzo al palco si abbracciano e cantano per un attimo con i visi vicini. Ballano un lento durante la loro dedica a Battiato. Del cantautore ripescano, dal 1981, Segnali di vita e la reinterpretano in modo sentito “Ci abbiamo provato a fargli un omaggio – dice Lama – l’importante è mantenere le good vibrations”. E, come richiamata da quest’ultima frase, parte la base di Beach Boys distorti.

“In attesa che le punchline / Tornino di moda” si succedono Golgota e qualche cambio di ritmo, prima intensificandosi su Cannibalismo, poi con Squali in cui è solo California a cantare mentre Lama l’accompagna con la chitarra. Nudo integrale, Anima Lattina, Mancarsi, occupano la parte centrale del live, poi Lama racconta: “Avevamo deciso di non suonare più dopo l’estate, consideravamo il tour chiuso, questa data è stata una sorpresa anche per noi, quindi grazie a voi per essere venuti a supportarci. La nostra rimane una piccola, grande rivoluzione e, anche se non è sabato, ci proviamo lo stesso”. L’annunciata A lametta regala un altro momento dolce in cui cantando: “Lei si tagliava i capelli così corti / Che quasi le vedevi i pensieri” Lama accarezza la testa di California, a sottolineare la dedica.

Nel gran finale si succedono S. Sebastiano, Mariachidi (a cui tutto il parterre risponde facendo l’onda con le braccia in aria), Post Concerto. Poi arriva il bis di Granata e il momento dei saluti, ma i due assicurano: “Il concerto è finito, ma siamo in via di attuazione di canzoni nuove”.

Il pubblico, fedelissimo, rimane ancora sottopalco, molto dopo che le luci si sono accese, a cantare in coro: “Io rimango fino a quando / Non accendono le luci”.

Anna Zucca

Foto di Roberto Panucci

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