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Concerti e Coronavirus, parlano i promoter: Claudio Trotta, Barley Arts

In queste giornate di crisi sanitaria, la casella dei messaggi di Onstage è invasa da richieste di informazioni sui concerti. Da chi chiede come si possa fare a ottenere un rimborso, a chi domanda informazioni sui festival estivi, fino a chi ha bisogno solamente di condividere la propria paura nel vedere all’orizzonte solo nubi nere, rappresentate in questo caso da inevitabili cancellazioni e rinvii.

Diciamolo chiaro senza giri di parole: la salute è il bene più prezioso, che va oltre ogni problematica legata al lavoro e all’intrattenimento. Va quindi salvaguardata con ogni mezzo necessario. Detto questo, i concerti così come tutta l’industria dell’entertainment (non solo gli artisti, ma anche promoter, società di ticketing, chi monta i palchi, chi si occupa della burocrazia, chi della sicurezza, chi del catering, chi della comunicazione, della fotografia e via dicendo) stanno subendo danni mostruosi dalla diffusione del Coronavirus nel nostro Paese e in tutto il mondo. Noi stessi, abituati a presidiare i palchi italiani oltre 400 volte all’anno, ci sentiamo decisamente smarriti, sotto pressione e non vediamo, al momento, una soluzione nel breve.

Ci sembrava indispensabile, passate (per lo meno a Milano) oltre due settimane dall’esplosione del problema, cercare di raggiungere più organizzatori di concerti possibili. Per cercare di portare la loro voce alla community di appassionati che ci segue, in un momento in cui è diventato essenziale comunicare tra persone ancor più che in precedenza. Probabilmente in un modo ancora più schietto e che eviti ogni giro di parole possibile. Anche perché, molto spesso, concetti scontati per gli addetti ai lavori di un settore, lo sono tutt’altro per chi usufruisce dei servizi che vengono messi a disposizione. Per questo il nostro sito sarà a disposizione per qualsiasi promoter / addetto ai lavori del mondo LIVE che volesse portare la propria testimonianza, rispondere a delle semplici domande o lasciare solo uno statement sulla situazione attuale, per aiutarci a capire come stanno le cose e come si presume possano evolvere.

Non potevamo partire meglio: Claudio Trotta, di Barley Arts, organizza concerti dal 1979. A lui il compito tutt’altro che semplice di inaugurare questa serie di interventi che ci auguriamo cresceranno nei prossimi giorni.

– Quando rivedremo un concerto in Italia?
Possiamo come tutti solo sperare che sia prima possibile perché vorrà dire che l’emergenza internazionale in corso sarà stata superata. E’ altamente probabile, come già sta succedendo in queste ore, che tutta l’Europa o quasi si fermerà nel giro massimo di una settimana e che si bloccherà la circolazione fra i diversi Stati quindi anche i tour europei e non solo i concerti in Italia.
Scaramanticamente preferisco non fare previsioni, anche se va ricordato che l’attuale blocco nazionale per ora terminerà il 3 aprile.

– In molti ci domandano come mai non siano state ancora cancellate le date primaverili ed estive, visto che pare chiaro ai più che ipotizzare assembramenti di migliaia di persone a maggio/giugno/luglio sia quanto meno azzardato.
Le date si stanno riprogrammando e/o cancellando nei tempi e nei modi razionali e professionali che ogni operatore reputa giusti, e rispettando le conseguenze dei cambiamenti continui e quotidiani del quadro generale.
Allo stesso tempo personalmente e, sicuramente perché sono di natura ottimistica, non do per nulla scontato per cui non considero per ora la stagione estiva già off limits per tutti noi.

– E’ vero che un promoter fatica molto di più a cancellare / riprogrammare una data che a fissarla da zero?
Quello che il mondo intero sta affrontando non ha nella sua specificità precedenti nelle generazioni degli ultimi 30 anni, e credo che tutti stiamo navigando a vista. Il rischio potenziale che nell’autunno ed inverno 2020 ci sia un’eccessiva concentrazione di eventi è reale.
Per questo motivo credo non sarà semplice riprogrammare, ma per quanto ci riguarda lo stiamo facendo con grande celerità ed efficienza.

– Quanto potrà resistere il settore del live entertainment senza un aiuto concreto dalle Istituzioni / dall’Europa?
La domanda non ha una risposta univoca e “matematica”. La mia principale preoccupazione è per la tenuta economica delle famiglie e delle persone che lavorano con contratti a termine, quali musicisti, tecnici, costumisti, macchinisti, truccatori e tante altre figure professionali, dei dipendenti delle società di produttori, promoter e di servizio, come delle partita iva, dei piccoli come dei medi imprenditori.
Il livello di intervento dell’Europa, come dei singoli Stati Europei, sarà determinato dalla complessità delle priorità che dovranno affrontare, e allo stato dell’arte fare previsioni credo risulti ostico anche per un economista.
Quello che non condivido e personalmente mai condividerò è il pensiero corporativo ed egoista che le proprie istanze debbano subito avere risposta nel mezzo della emergenza sanitaria che stiamo affrontando. Prima va risolta l’emergenza sanitaria e poi insieme e urgentemente anche quella economica.
Ma le parole d’ordine dovranno essere interessi della collettività, che non dovrà subire tassazioni e/o accise aggiuntive, e condivisione europea delle priorità e delle prospettive future.
Da soli ci si potrà solo ammalare di nuovo…

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