Onstage

Concerti e Coronavirus, parlano i promoter: Valeria Arzenton di ZED

Nuovo appuntamento allo spazio dedicato ai promoter che organizzano concerti nel nostro Paese: parola a Valeria Arzenton, manager di ZED, proprietaria del Gran Teatro Morato di Brescia e del Gran Teatro Geox di Padova.

– Quando rivedremo un concerto in Italia?
La Musica e lo Spettacolo dal Vivo sono beni culturali di primaria importanza per una società evoluta, un insegnamento tramandato nei secoli dagli antichi greci e romani e nelle cui arene continuiamo a rappresentare iniziative anche noi. C’è che ora anche un bene primario e fondamentale come lo spettacolo dal vivo, che implica tra i vari aspetti benefici anche la condivisione di esperienze e di interazione con un artista ed altre persone, non rientra giustamente nelle priorità di nessuno. Abbiamo tutti l’unico grande obiettivo che è quello della Salute. In questo momento noi organizzatori per primi, nonostante il peso comune anche della nostra incertezza (per noi più che raddoppiata visto che siamo proprietari e gestiamo anche delle strutture, peraltro nelle zone lombardo venete per prime interessate dal virus), stiamo pensando come tutta Italia, tutta Europa, tutto il Mondo, solo ad uscire da questa aggressivissima emergenza sanitaria. Non abbiamo la palla di cristallo per sapere quando ci sarà il primo concerto, proviamo solo ad immaginare quel giorno. Sarà all’aperto? Sarà al chiuso?
Abbiamo scelto di pensare “sarà quando sarà”, noi saremo pronti a metterci a disposizione di pubblico e di artista con ancor più amore e dedizione di prima, garantendo più che mai luoghi e contesti sani, belli, piacevoli e soprattutto sicuri. Lo spettatore dovrà accedere ai concerti con una rinnovata spensieratezza, lasciando fuori dal teatro i problemi e le preoccupazioni: e la nostra missione sarà proprio quella di contribuire a riportare sorriso e serenità. Stiamo approfittando di questo necessario congedo ed isolamento, dalle nostre abitazioni, per ripensare al nostro lavoro e alle nuove opportunità. Sarà fondamentale più che mai la Qualità del nostro lavoro, vogliamo prenderci cura di ogni singolo spettatore: nei nostri teatri dovrà sentirsi protetto come a casa propria.

– In molti ci domandano come mai non siano state ancora cancellate le date primaverili ed estive, visto che pare chiaro ai più che ipotizzare assembramenti di migliaia di persone a maggio/giugno/luglio sia quanto meno azzardato.
In questi giorni incerti, che sembrano tutti uguali e con i bollettini sanitari delle ore 18.00 che guidano le scelte quotidiane dei nostri governatori, è azzardato fare previsioni anche per il giorno dopo. In poche ore siamo passati da restrizioni geografiche “ridotte” ad alcune località, poi province, poi regioni, poi l’intera Nazione. Non si sa cosa succederà domani, come si può prevedere tra un mese o due mesi?
Penso che sia giusto però non cancellare il futuro, per ora le date ed i programmi estivi devono restare lì ad illuminare una speranza. Vogliamo tutti pensare e sognare che questo dramma finirà e quel biglietto in mano rappresenta un segno di fiducia che potrà succedere. Prima o poi: se non sarà quel giorno specifico, sarà quando possibile. Ma quel giorno ci sarà.

– E’ vero che un promoter fatica molto di più a cancellare / riprogrammare una data che a fissarla da zero?
Ci sono due ordini di ragionamenti:
1) l’incertezza sui tempi di rientro dall’emergenza, quindi di ritorno alla normalità. Nessuno ha la chiarezza di questi parametri, quindi le nuove attività, che continuiamo a pensare e a progettare e ad inserire nei nostri calendari, continuano nella pianificazione, ma per ora non le annunciamo. Inoltre in questo specifico momento con tutti i rinvii in corso, stiamo facendo un lavoro certosino per cercare di non sovraccaricare gli stessi periodi e le stesse località, quindi c’è anche la difficoltà oggettiva di fare il giusto incastro dei calendari.
2) l’aspetto etico: abbiamo tutti l’attenzione sul problema sanitario, ci sembra azzardato proporre adesso in questo momento nuove attività di intrattenimento, pur rappresentando esse stesse un bene positivo e di benessere. Al momento giusto, torneremo a riproporre le nostre migliori proposte.

– Quanto potrà resistere il settore del live entertainment senza un aiuto concreto dalle Istituzioni / dall’Europa?
Per ora il settore è completamente bloccato e congelato. Un settore che non è a se stante, come tutti sappiamo all’entertainment è un volano per l’economia delle località in cui si svolgono gli eventi, è strettamente collegato anche all’industria del turismo. L’industria dello spettacolo dal vivo include tantissimi ambiti e tantissime professionalità: artisti, discografiche, agenzie di management e di distribuzione, promoters, teatri e strutture, radio e media, biglietterie, uffici stampa, service, attrezzature, Siae e società collettrici di diritti, agenzie di sicurezza, trasporti, tantissime maestranze tra cui scenografi, autori, musicisti, costumisti, personale di fatica, rigger, ingegneri, registi, operatori video, tecnici…
Il blocco anche di questo segmento dell’economia comporta ulteriori effetti a catena. Le Istituzioni non potranno non tener conto di noi e dei nostri danni incommensurabili, così come di tutti gli altri settori attualmente paralizzati da questa crisi.Penso che l’esperienza collettiva di quarantena, in cui tutti ci siamo livellati di ruolo e di contesto per condividere un’emergenza straordinaria possa essere la chiave di approccio del presente e del futuro del nostro settore: ricostruire insieme, superando la mediocrità della vecchia visione competitiva dell’uno contro l’altro. Si lotta e si riparte insieme.

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