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Il racconto del concerto dei Greta Van Fleet all’Exit Festival 2019

La fiumana di gente che da giorni popola e invade l’Exit Festival 2019 sembra diradarsi nella notte di sabato 6 luglio. Dj Snake ha, del resto, dato forfait e verrebbe da chiedersi se il pubblico serbo non abbia deciso per una notte di riposare e ricaricare voci e gambe, in attesa della serata conclusiva.

Quando Tom Walker sale sul Main Stage (dando prova di una grandissima performance musicale e vocale) nel Pit si cammina bene, ma la dimostrazione che i fan del Festival sono alla fine semplicemente animali notturni arriva poco prima di mezzanotte, quando nell’area del palco principale il pubblico meravigliosamente si moltiplica in attesa del rito dei Greta Van Fleet. Potrebbe risultare un’iperbole usare la parola “rito”, perché la band dei fratelli Kiszka – pur facendosi portavoce di un rock decisamente vintage (tanto che in troppi forse li accostano prematuramente agli irraggiungibili Led Zeppelin) – ha alle spalle pochissimi anni di esperienza e, dunque, pochissimi brani in scaletta.

La decisione di farli suonare a mezzanotte è però indicativa, perché il gruppo riesce ad unire le anime rock della folla con la marea di appassionati di musica dance che nell’arena ha intenzione di prendere la spinta per tirare avanti fino a mattina. Se tutti gli elogi che i Greta Van Fleet si stanno accaparrando sono meritati, probabilmente lo dirà il tempo. Nel frattempo, però, i live sono un banco di prova importante per capire la caratura di una band che fa della musica suonata e della voce di Josh la propria forza, senza trucchi o imbastimenti scenografici.

L’introduzione musicale di The Cold Wind rompe gli indugi e, quantomeno, è una dichiarazione di intenti: qui si suona per davvero e si suona durissimo. I Greta Van Fleet sono giovani e per gran parte seminudi sul palco (ad eccezione di Josh che sembra aver scelto il look delle grandi occasioni): la loro carica è trascinante e irresistibile. Le vibrazioni della chitarra di Jacob e della batteria di Daniel Wagner fanno tremare tutta l’arena che sembra letteralmente impazzire per questa band.

Gli assoli strumentali sono lunghi e intensi e la voce di Josh non cade mai: il talento, ecco, a questi ragazzi di certo non manca, né tantomeno sono carenti di pura attitudine rock che trasforma il loro live in un vero e proprio evento che in questo sì, appare come un rito, perché c’è qualcosa di sacralmente profano nel modo in cui il palco prende vita quando i musicisti lo riempiono e nel modo in cui il pubblico risponde al loro carisma.

L’esperienza, probabilmente, farà il resto. Perché alla fine è quando la band riesce a trovare un equilibrio tra eccesso e contenimento che appare la caratura dei fuoriclasse. Su Flower Power (“La mia canzone preferita – dice Josh – una celebrazione dell’amore”), la voce del frontman viaggia a bassa quota e mostra tutte le sue potenzialità. L’abbraccio della folla dell’Exit Festival dimostra tuttavia che la loro indomabile follia musicale è ciò che al momento ne caratterizza il dna e forse non è ancora tempo per cercare equilibri scomposti, che arriveranno sicuramente con tempo ed esperienza. Per ora si suona e si canta come Dio comanda e con il diavolo alle calcagna. Se vi pare poco.

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