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Perché il concerto degli Slipknot a Milano è imperdibile

Si sta avvicinando inesorabilmente l’11 febbraio 2020, giorno in cui gli Slipknot varcheranno i confini nazionali per esibirsi al Mediolanum Forum di Assago per uno show che si prospetta, letteralmente, infuocato. Un ritorno nei palazzetti (dopo il live open air a Bologna dello scorso giugno) che i fan di Corey Taylor e soci attendono dal 2016, anno in cui i Nostri si sono esibiti a Padova, e che i maggots originari del nord ovest italiano aspettano dal 3 febbraio 2015, giorno dell’ultimo live degli Slipknot alle porte di Milano.

Ma i motivi per assistere almeno una volta nella vita a un concerto dei nove mascherati dell’Iowa, e in particolar modo alla prossima data italiana, sono molti più di quanti si possa immaginare. Iniziamo nello specifico dalla band che sta supportando gli Slipknot durante il We Are Not Your Kind Tour, ovvero i Behemoth. La formazione blackened death metal polacca guidata dal carismatico Adam Nergal Darski è un vero e proprio punto di riferimento tra gli amanti del metallo estremo, e l’esibizione milanese, come da buona tradizione, si preannuncia un tripudio di violenza ed energia. L’unico rischio è di dare tutto durante i circle pit e i wall of death che inevitabilmente si formeranno durante l’esecuzione di pezzi come Blow Your Trumpets Gabriel, ma l’occasione sarà importante per la band per farsi conoscere a un pubblico ancora più vasto, e in grado senza dubbio di apprezzarla.

Tornando al main act, gli Slipknot hanno ritrovato la chimica che aveva rischiato di spezzarsi irrimediabilmente dopo una serie di accadimenti professionali e privati (citiamo solo la tragica scomparsa del bassista Paul Gray ne 2010 e le uscite clamorose dalla line-up di Joey Jordison e Chris Fehn, rispettivamente nel 2013 e nel 2019). La dimostrazione non è solo We Are Not Your Kind, l’ultimo arrivato in una carriera spesso in salita, un disco che ha convinto sia pubblico che critica, grazie alla sua genuina libertà di espressione e all’urgenza di catarsi dopo un periodo così doloroso. Catarsi che si rispecchia anche negli show del combo, con i “nuovi arrivati” Alessandro Venturella (al basso), Jay Weinberg (dietro le pelli c’è proprio il figlio di Max della E-Street Band di Springsteen) e da ultimo il misterioso percussionista affettuosamente soprannominato “Tortilla Man”, sempre più fondamentali nelle dinamiche della formazione, e fonte di una nuova linfa che ha giovato anche ai membri più “anziani”. Vedi Corey Taylor, rinato sia nel fisico che nello spirito, dopo una delicata operazione a entrambe le ginocchia e il matrimonio con la performer Alicia Dove.

Una forma ritrovata che sta dando ottimi riscontri in termini di pubblico per questo tour. Pensiamo solo alla data dello scorso 25 gennaio alla O2 Arena di Londra, l’headlining show in Gran Bretagna che ha registrato la maggiore affluenza nella storia degli Slipknot nella terra d’Albione. Non sono solo i pyros e gli effetti scenici ad attirare così tanti curiosi e appassionati, ma anche e soprattutto le nuove canzoni, che avremo l’occasione di ascoltare dal vivo per la prima volta in Italia. Se in realtà lo scorso 27 giugno a Bologna abbiamo avuto modo di testare l’efficacia di Unsainted, il prossimo 11 febbraio assisteremo al debutto in Italia anche di Nero Forte, Solway Firth e Birth of the Cruel.

Anche se, salvo sorprese dell’ultima ora, sentiremo parecchio la mancanza di Spit It Out e dello storico “salto” collettivo, un vero e proprio trademark degli show degli Slipknot, e delle presenza in scaletta di .5: The Gray Chapter, album del 2014 dedicato alla memoria di Paul Gray, non potremo fare a meno di perdere ogni controllo sulle note del trittico finale composto dalle leggendarie e onnipresenti (sic), People = Shit e Surfacing, che onoreranno, insieme ad altri brani estratti dall’omonimo disco del 1999 e dal successivo Iowa, gli inizi della carriera dei Nostri.

Ma il vero motivo per cui un concerto degli Slipknot è sempre e comunque memorabile sono i fan, i cosiddetti “maggots”, che sanno essere ancora più irrefrenabili dei loro idoli sul palco. Uno spettacolo nello spettacolo, generazioni diverse che si mischiano, saltano, pogano, unite dall’amore sviscerato per una band che, nonostante i vent’anni di carriera alle spalle e il peso di diverse tragedie, si trova ancora e per fortuna in stato di grazia.

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