Onstage
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20 anni fa usciva l’ultimo album di Chuck Schuldiner

Per quanto mi riguarda, è forse l’anniversario più doloroso da celebrare qui su #OnstageMemo. L’unico album dei Control Denied è il testamento artistico di Chuck Schuldiner. Ho già parlato di questo straordinario musicista in altre occasioni, uno dei più importanti esponenti di sempre in ambito estremo. Innovatore, perfezionista e precursore, aveva creato un side project alla band madre Death per suonare heavy classico, omaggiando le sue maggiori ispirazioni come Judas Priest, Iron Maiden, Kiss, Queensryche e Metallica.

L’album contiene influenze prog e thrash, oltre ai chiari riferimenti al sound contenuto in Symbolic e The Sound Of Perseverance dei Death. Schuldiner si dedica alla scrittura dei pezzi e alla chitarra, lasciando il microfono a Tim Aymar. Insieme a Chuck ci sono i compagni d’avventura dell’ultima line-up dei Death Shannon Hamm e Richard Christy, mentre Steve DiGiorgio si prende cura delle linee di basso.

Il lavoro si rivela sorprendente e mette nuovamente in mostra le capacità compositive e la versatilità di Schuldiner. Accelerazioni, cambi di tempo e strutture spesso nervose quelle di The Fragile Art of Existence, che tracciano solchi melodici nei ritornelli e nel lavoro intarsiato dalle chitarre. Difficile selezionare highlights, considerando il valore storico dell’opera che va oltre a quello prettamente qualitativo dei brani. Dovessi consigliare due pezzi su tutti, andrei tuttavia a colpo sicuro scegliendo title track ed Expect the Unexpected.

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