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Una vita per il Rock: i primi 50 anni di Dave Grohl

Il fatto che Dave Grohl compia 50 anni è una festa mondiale, una celebrazione di una delle icone pop più grandi del nostro tempo. Avete capito bene, icona pop.

Perché, se è indubbio che sia una rock star che ha militato non in una ma ben due band storiche, è anche vero che il suo personaggio abbia sfondato qualsiasi muro di genere.

Onnipresente sui social oltre che nelle nostre playlist, tutti conoscono Dave Grohl e almeno alcune delle sue innumerevoli gesta. Lui non si limita a vendere milioni di album o suonare davanti a folle oceaniche. E’ praticamente ogni giorno agli onori della cronaca di settore per qualche azione memorabile. Incarna alla perfezione lo spirito rock sia sul palco che con le sue boutades, campione di sregolatezza (sempre politicamente corretta o quasi), esprime costante energia e positività. Con la sua gomma da masticare sempre in bocca, l’headbanging e le sue risate è un modello da seguire per milioni di fan e musicisti in erba.

Il suo potere all’interno del mercato musicale è senza limiti. Lui ha affrontato la disperazione e l’ha sconfitta a suon di rock, ha sbaragliato la concorrenza e asfaltato i suoi avversari. Ha impersonato il diavolo al cinema, ha creato una serie televisiva, ha ospitato con sé sul palco immensi mostri sacri del genere. Potrebbe, se solo volesse, duettare con il suo ologramma. Registrare un disco nello spazio, suonare la chitarra camminando sulle acque, resuscitare Elvis. Spesso penso che sarebbe l’unico in grado di riunire i Led Zeppelin, magari nel suo giardino di casa per festeggiare il compleanno di una delle sue figliolette e non farlo sapere a nessuno.

Artista che sa essere al tempo stesso vicinissimo ai suoi fan e superstar internazionale: Dave Grohl che tutto può, e che tutto fa diventare notizia. Quel che lui indica, il cielo illumina. Vi presento la più grande rockstar vivente. Apriamo le danze rispolverando una sua vecchia intervista dove schifa della musica italiana appena ascoltata.

NIRVANA, COLPO DI FUCILE, MARIGOLD
Boom. La prima vita di Dave Grohl è finita. Per molti sarebbe pure troppo per una sola esistenza, invece per lui è solo un primo capitolo. Anche solo questa riflessione dovrebbe consegnarlo alla storia con ben pochi pari.
Finisce con uno shock immenso la fase della musica in seconda linea, alle pelli della batteria, quando sembrava un ragazzo magro e strambo che guardava con occhi adoranti il suo mito. Molto vicino, a distanza quasi di braccio, e nonostante questo irraggiungibile.

Quante storie si potrebbero già raccontare qui, Nevermind e l’uragano di uno dei successi più clamorosi e fulminei della storia del rock, e tutte le scorie tossiche che ha lasciato. La vita artistica al fianco di una personalità estrema come quella di Kurt Cobain, corrosiva e logorante, ma che tanto gli ha insegnato. Quel colpo di fucile che lacera tessuti e ossa, anima e distrugge un castello di carte che reggeva il futuro di quel ragazzo di Warren, nel’Ohio, nato nell’anno in cui l’uomo ha toccato la Luna.

Esiste già l’embrione del frontman che conosciamo in quel contesto funambolico di grunge e di morte, musicato con le note della dolcissima Marigold. La potete trovare nell’altro lato del singolo Heart Shaped Box, ripresa da alcune registrazioni del 1990, qualche mese prima di entrare nei Nirvana e registrate nuovamente con il gruppo.
Alcuni dicono che Cobain fosse assente durante quella sessione, altri che avesse suonato la batteria, visto che il suo posto usuale di cantante e chitarrista era occupato dal batterista di ruolo. Poco importa. Altri demo verranno ascoltati da Cobain, che davanti ad un nervoso e intimidito Dave, approva. Pieno di gioia e in lacrime, Grohl riceve la benedizione dall’artista più importante della sua vita sulle canzoni che ha scritto da solo, e che finiranno nel suo primo album della sua nuova band, i Foo Fighters. Album che registrerà uscendo da un periodo di alcuni mesi di buio e disperazione dopo il suicidio di Kurt.

Marigold ha la dolcezza dell’improvvisato, la leggerezza dell’informale, ma cela in sè la forza di uno che non si lascia buttare giù da niente e nessuno. Lusingato sì dai complimenti di Cobain, ma quelle canzoni, tra cui le demo di Exhausted e Alone + Easy Target se le è tenute per sè, già conscio di avere le qualità per reggersi da solo in un futuro oltre il Nirvana.

FOO FIGHTERS, SUPEROMISMO, WEMBLEY STADIUM, MORMONISMO
Chiedete a William Goldsmith cosa vuol dire essere il batterista di uno dei batteristi più celebri di sempre. E chiedetegli se quel bontempone tutto sorrisi e pacche sulle spalle che noi conosciamo come Dave Grohl coincida con la sua esperienza. Il batterista dei Sunny Day Real Estate (band che condivideva con il bassista dei Foos Nate Mendel) si farebbe tutto torvo e probabilmente scoppierebbe a piangere ricordandosi di quella che è di certo la delusione più cocente della sua carriera.
Il primo drummer in ordine cronologico dei Foo Fighters era bravo, ma non abbastanza. Non in studio, tantomeno live. A sua insaputa e alle sue spalle, Dave Grohl, insoddisfatto delle drum parts in The Colour And The Shape del 1997, decide di fare quello che ha fatto per il precedente album di esordio omonimo del 1995: butta il materiale di Goldsmith e reincide di sua mano tutta la parte di batteria, defenestrando di fatto il povero musicista. Morale? Non metterti mai tra Dave Grohl e le sue mire di grandezza.

La strada dei Foo Fighters ha mille svincoli e si dipana in innumerevoli direzioni diverse ma ha sempre un unico principio e una unica sorgente, l’ego smisurato del suo frontman. Basta vedere i videoclip, tutti incentrati sulla sua immagine dominante, divertente, elettrica. Lui scrive tutto e decide come impostare il lavoro del gruppo. Se si deve fare un doppio album elettrico/acustico, lo decide lui. Se un album deve essere accompagnato per ogni traccia da una puntata antologica di una serie sulle città americane e i suoi studi di registrazione, è un’idea sua. Se ci deve essere una svolta più rock, più pop, se la band fa una pausa, tutto è nelle sue mani.
La gestione di un personaggio problematico come il suo batterista, Taylor Hawkins, talentuoso ma tossicodipendente, è esemplare. Semplicemente non gli permette di morire, e anno dopo anno Taylor picchia le pelli nei loro interminabili tour, mettendo voce anche in alcuni pezzi, sempre con il placido benestare di Don Grohl.

Ora sembra che io stia dipingendo un autoritario despota che guarda all’autoaffermazione prima di ogni cosa, e potrebbe essere vero. Ma la medesima cosa può essere vista in maniera più romantica e rock ‘n’ roll. Dave è un artista che ama talmente tanto quello che fa da dedicare la sua completa esistenza alla causa. Anche la sua adorata famiglia è al centro del suo lavoro. Le sue bimbe sono protagoniste dell’ultimo, bellissimo videoclip The Sky Is A Neighborhood.

Mattone dopo mattone, album dopo album, con decine di singoli in classifica e centinaia di concerti in tutto il mondo, i Foos sono diventati un gruppo mastodontico. Ogni show, anche nel nostro Paese, è un evento. La vetta massima, per detta dello stesso Grohl, sono i concerti sold out nel tempio della musica live inglese, il Wembley Stadium (6 e 7 giugno 2008), teatro in passato dei concerti dei suoi miti Queen.

Questa passione così viscerale e un pochino bambinesca nei confronti della musica emerge in maniera poderosa nei suoi tanti progetti paralleli, occasione in cui può liberare a briglie sciolte il suo amore per il rock e per i suoi miti personali, che può chiamare al telefono e invitare a suonare con lui. Cosa che ha fatto. Oggi Dave è il simbolo del rock anche per chi di rock non capisce niente. Ogni suo gesto, anche il più semplice e usuale, diventa mitologia solo perché è lui a farlo. Ha nelle mani un potere immenso, potrebbe spostare ideologie e far cadere governi. Per fortuna è solo un buon musicista che ama fare rock, e tanto gli basta.

SUONARE CON I PROPRI MITI
Per Dave il Rock è una specie di parco giochi dove poter scegliere l’attrazione preferita e giocarci a piacimento. Da sempre fan del metal vecchia scuola, mette insieme il progetto Probot con gente come Lemmy dei Motorhead, King Diamond, Max Cavalera dei Sepultura, Cronos dei Venom, Wino dai Voivod e molti altri. Nemmeno a dirlo, si diverte un casino e l’album esce nel 2004.

C’è anche l’attore e amico Jack Black nei Probot, e giusto nel 2019 il suo gruppo Tenacious D farà uscire il suo quarto album dove Dave suonerà la batteria (aveva impersonato il diavolo nel film Tenacious D e il Destino del Rock del 2006).

E’ fan dei Led Zeppelin (e chi no, direte voi), solo che lui si toglie lo sfizio di suonare con Jimmy Page sul palco del Wembley Stadium insieme a John Paul Jones e, non contento, con JPJ ci fa anche un gruppo. I Them Crooked Vultures hanno un album all’attivo (2009) e molti fan che sognano un loro ritorno: sono un power trio vecchia maniera con il buon Dave, l’ex bassista dei Led Zeppelin e Josh Homme, musicista che lo ha ospitato spesso e volentieri nei Queens Of The Stone Age (memorabile la performance di Grohl alla batteria in Song For The Deaf del 2002).

Dave ha suonato anche la batteria nell’album omonimo dei Killing Joke del 2003, è apparso nel sottovalutato e dimenticato album solista del chitarrista dei Black Sabbath Tony Iommi del 2000, con gli Hollywood Vampires di Alice Cooper e Johnny Depp. Ha musicato un film documentario sugli studi di registrazione Sound City formando per l’occasione il gruppo Sound City Players con gente come Paul McCartney, l’ex Nirvana Chris Novoselic, Trent Reznor, Corey Taylor e tanti altri. Insomma, il rock è cosa di Dave Grohl e quando lui chiama, tutti rispondono.

ANEDDOTI, INFORTUNI, REUNION
Credo sia avvilente per i suoi compagni di band vedere il successo che Dave ha avuto registrando una canzone di 25 minuti da solo. In Play ha suonato tutti gli strumenti, con il pretesto di creare una specie di tutorial per i giovani musicisti. Nel video lo si vede moltiplicarsi cinque, sei, anche sette volte per strimpellare su chitarre e basso, pestare sulla batteria, oltre a occuparsi di tastiere e percussioni. Una colonna sonora dell’onnipotenza.

Nel 2015 a Gothenburg mentre suona Monkey Wrench cade dal palco e si rompe una gamba. Per sdrammatizzare comunica alla folla che ‘sarebbe tornato subito’. E lo ha fatto sul serio: dopo il ricovero lampo in ospedale e l’ingessatura si è ripresentato sul palco, dove il resto della band aveva nel frattempo dato fondo a tutto il repertorio di cover conosciuto, per finire il concerto. Notizia che ha fatto manco a dirlo il giro del mondo, così come l’eroico tour continuato con una gamba fuori uso. Anche qui, poteva essere una cosa straordinaria, ma lui è riuscito a renderla esagerata. Si fa costruire un trono di chitarre, perché stare seduto per una serie di concerti sarebbe stato grottesco, ma non memorabile. Invece è stato leggendario, vederlo seduto sul trono più rock di sempre a dimenarsi come un indemoniato.

Nonostante il tour toccasse l’Italia, dei tenerissimi fan di Cesena creano il Rockin’1000 e suonano Learn To Fly con centinaia di voci, chitarre, bassi e batterie tutti in sincronia, accompagnando un accorato messaggio di invito ai Foo Fighters a suonare nella piccola città italiana. Una cosa bellissima, vitale, giovane, potente che è diventata giustamente virale. Nonostante questo, ero convinto che questa seppur piacevole parentesi mediatica morisse lì. Invece, qualche mese dopo, il 3 Novembre del 2015 ero seduto attonito sui gradoni del Carisport, piccolo palazzetto di Cesena, a guardare Dave Grohl seduto sul suo trono a suonare per poche migliaia di sognatori. ‘Siete pazzi!’ ci ha detto. Mai quanto te Dave, mai quanto te.

La scorsa estate chi è andato a vederli al Firenze Rocks, preoccupato da alcuni problemi di voce emersi in un precedente festival tedesco, si è invece trovato davanti ancora una volta la storia, con i Guns N’ Roses (che avrebbero suonato il giorno dopo) e i Foo Fighters tutti sullo stesso palco a suonare It’s So Easy.

Chissà cosa ci riserverà in futuro questo pazzo, pazzo Dave. Si vocifera di una reunion dei Nirvana per suonare in giro per il mondo (un mini set è già stato proposto tempo fa), e molti fan sono già presi male all’idea di vedere il gruppo suonare senza la sua anima principale, che ci ha lasciato tanti anni fa. Tra mille polemiche, sono sicuro che Grohl riuscirà nel caso a renderla un ennesimo capitolo della storia positiva del rock.

50 anni così e speriamo altrettanti, con ancora mille aneddoti di cui parlare e ore di musica da ascoltare e centinaia di concerti nei quali esultare. Buon Compleanno Dave Grohl! La canzone che da sempre scegli come chiusura dei tuoi concerti è Everlong, e dentro c’è questa frase: “La sola cosa che ti chiederò è di promettere di non fermarti.”

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