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Diamond Dogs di David Bowie compie 45 anni

Diamond Dogs, ottavo disco del Duca Bianco, anno di grazia 1974, chiude il periodo d’oro del glam rock, quello che è passato per Ziggy Stardust and the Spiders from Mars e Aladdin Sane. Piuttosto che un fanalino di coda, è un album ricco di sonorità diverse, contenuti e storie. A volte viene lasciato in secondo piano nella discografia di Bowie ma merita sicuramente di essere rivalutato. C’è sperimentazione, è stato un disco influente, è stato un passaggio fondamentale verso gli Stati Uniti e tutto quello che ne è conseguito.

Il primo brano che viene in mente a tutti è sicuramente Rebel Rebel, pezzo più conosciuto del disco e tra i singoli più di successo di Bowie: indimenticabile giro di chitarra altamente cantabile, il video superglam con lui cotonatissimo vestito da pirata spaziale (ne faranno tesoro i ragazzi inglesi della new romantic – vedi Duran Duran e simili)…ma avete capito che vi sta trollando? La canzone è una simpatica presa per il culo dei fans che sono rimasti un po’ troppo sotto con la moda del glam rock – di cui Bowie stesso è stato uno dei padri fondatori. Come un fratello maggiore che tratta in maniera condiscendente la sorellina che si crede una ribelle da come si veste e da come si trucca, facendo diventare matti i genitori, quando in realtà è solo fotta adolescenziale. Sarà la sua elegia per lo stile di Ziggy Stardust, dato che mentalmente era già proiettato altrove.

Il disco nasce in effetti dalle ceneri di un progetto basato sul capolavoro distopico di George Orwell, 1984. Non avendo però ricevuto dalla famiglia dello scrittore il permesso a realizzarne un adattamento, Bowie finì per rimaneggiare tutto il disco inserendo solo alcuni elementi dell’idea originale.
Siamo in futuro devastato e post-apocalittico, già la cruda copertina fece discutere. L’intro Future Legend (un’idea che verrà ripresa paro paro da Shout at the Devil dei Motley Crue) proietta dentro la title track. Un rock ‘n’ roll tirato, sostenuto da fiati alla Rolling Stones, che magari non sarà una cavalcata come la più nota Suffragette City ma si prende cinque minuti buoni per idealizzare l’immaginario punk giusto pochi anni prima dell’esplosione della moda. Tanto per far esplodere il nerdometro: anni dopo il marchio Diamond Dogs, come sinonimo di gang di disadattati e reietti, verrà utilizzato nell’ultimo capitolo della popolare serie di videogiochi Metal Gear (assieme ad altre citazioni di Bowie).

A questo punto il disco entra in una nuova dimensione, con la suite Sweet Thing/Candidate ad esplorare sonorità più soul e r’n’b, quasi un prototipo di quanto arriverà con il successivo Fame. Se nel video e sulla copertina Bowie ricorda ancora Ziggy, dal vivo è già passato a vestiti più eleganti e la sua zazzera si sta mutando nel ciuffone arancione del periodo americano. Punto più alto del disco, protagonista il piano di Mike Garson, i quasi nove minuti partono soft, per continuare in un crescendo di proclami elettorali (l’impronta di 1984) e un Bowie che passa dal vaudeville ad uno stream of consciousness, fino all’esplosione finale, offrendo un’interpretazione unica e un range vocale da brividi. Un pezzo che non troverete nei best of ma presentato parecchio dal vivo in quegli anni.

Il lato B si apre con Rock ‘n’ Roll With Me, una power ballad molto commerciale, strascico dell’esperienza di Ziggy Stardust e descrizione un po’ criptica del rapporto del cantante con i suoi fans. Nel resto del disco invece è più presente la componente Orwelliana, con proprio 1984 (un altro brano dove le influenze della musica nera si fanno più presenti, con una chitarra al limite del funk) e Big Brother, con delle melodie inedite per il Duca Bianco.

Un disco che può apparire frammentario, senza una direzione precisa, come invece il successivo Fame (con la svolta r’n’b e dance hall americana), ma che eppure con la sua varietà riesce ad essere uno dei più imprevedibili di Bowie. Prima della parentesi americana e della trilogia berlinese rimane un album molto cantabile, ancora parecchio legato agli anni ’70 inglesi, uno dei pochi casi dove le chitarre se le sferraglia quasi tutte lui. Da recuperare.

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