Onstage
david-bowie-libro

Il rapporto tra David Bowie e John Lennon andava ben oltre la musica

Uscito il 9 giugno 2017, David Bowie (Hoepli) è il libro scritto da Luca Garrò, giornalista musicale e grande amico oltre che collaboratore di Onstage, in cui si cerca di capire chi fosse davvero questo inarrivabile artista. inquadrare l’uomo prima ancora che l’artista.
“Un messaggero degli alieni, un essere proveniente da un’altra galassia, come ha cercato di farci credere con l’epopea di Ziggy Stardust o quando si è calato nei panni di Thomas Jerome Newton de L’uomo che cadde sulla Terra; un abile catalizzatore di idee altrui rimescolate e fatte furbescamente proprie o ancora l’artista più influente della seconda parte del ‘900, come invece in molti credono? Un individuo condizionato dalle proprie ossessioni o una figura messianica in grado di dare messaggi universali all’umanità? Forse tutto o, più probabilmente, niente di tutto ciò, dato che il soggetto Bowie resta quanto di più difficile da indagare anche per chi l’ha conosciuto personalmente”.

Eccovi un estratto dal volume nel quale si racconta come nacque il rapporto, artistico e umano, tra David Bowie e John Lennon.

“Probabilmente, era inevitabile che due delle menti più acute della propria generazione, vissute prima nel Regno Unito e poi rifugiatesi in America, prima o poi finissero per unire le proprie forze o, quantomeno, per diventare amici. Bowie era più giovane di qualche anno e, sebbene i riferimenti musicali sembrassero comprendere solo in minima parte i Beatles (per l’album di cover Pin Ups non prese mai davvero in considerazione uno dei loro brani), egli fu sempre affascinato dalla figura di Lennon e dal suo modo di comporre.

Già in Hunky Dory, album in cui Bowie aveva omaggiato più di un proprio nume tutelare, il nome dell’ex Beatle faceva capolino in Life On Mars. La struttura stessa della canzone, pur scimmiottando la melodia di My Way, era un pezzo assolutamente alla Lennon. Non fu quindi un caso che i due finirono per collaborare ai tempi di Young Americans, proprio in quegli Stati Uniti da cui entrambi erano in qualche modo ossessionati e per i quali Lennon stava combattendo una battaglia serratissima, con Governo e FBI, per il rilascio della green card. Anche se è noto che l’apporto di Lennon a quelle session fu più spirituale che pratico, Bowie imparò moltissimo dal rapporto con John, che gli diede innumerevoli consigli sul music business e su come non rimanerne scottato.

Al di là di Fame, che gli avrebbe dato il primo posto in classifica negli States per la prima volta, anche i riferimenti politici di un paio di brani di Young Americans provenivano quasi certamente dall’influenza del nuovo amico e la stessa title track finiva con citazioni di brani dei Fab Four. Da parte sua, Lennon si espresse sempre in maniera lusinghiera nei confronti del collega, anche se il noto acume lo portò a dichiarare: “Passare del tempo con David Bowie è davvero bello, anche non sai mai quale dei suoi personaggi hai davanti”.

Quando, l’8 dicembre del 1980, Lennon venne assassinato, Bowie stava recitando nell’opera teatrale The Elephant Man, basata sulla triste storia di Joseph Merrick; rimase sconvolto apprendendo che David Chapman, l’assassino di Lennon, era stato tra gli spettatori nei giorni precedenti e che avesse già in tasca i biglietti per lo spettacolo di qualche sera dopo, quello in cui anche Lennon e Yoko Ono sarebbero stati presenti. Pare addirittura che Chapman, per un istante, avesse pensato di uccidere anche Bowie. Poco dopo la morte di John, David eseguì dal vivo Imagine: nel tempo, si sarebbe avvicinato ancora al catalogo dell’amico per una struggente cover di Mother, che però non vide mai la pubblicazione su un suo album ufficiale.

Citare Lennon, comunque, rimase una tendenza perenne in Bowie, che disseminò molti dei suoi brani di riferimenti più o meno espliciti: da quel no religion inserito in Modern Love, passando per la cover di Working Class Hero nel primo album dei Tin Machine, per arrivare poi a Heathen e a quella Afraid in cui cantava I believe in Beatles (in opposizione al “I don’t believe in Beatles” di God). Infine, è bello pensare che anche le strofe love is lost/lost is love, contenute in Love Is Lost, uno dei singoli di The Next Day, fossero una parafrasi delle strofe di Love di John Lennon (love is real/real is love). Dopo la morte di Bowie, Yoko Ono ha dichiarato: “Io e John non avevamo molti amici, ma avevamo la sensazione che David facesse parte della famiglia. Conserveremo dei dolci ricordi per sempre”.

Ha anche aggiunto che, negli anni successivi alla dipartita di Lennon, Bowie si comportò come un vero e proprio padre adottivo nei confronti del piccolo Sean, che all’epoca dell’omicidio del padre aveva solo cinque anni.”

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI