Onstage
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I 40 anni di carriera dei Def Leppard

Nel gennaio del 1979 con The Def Leppard E.P. debuttavano oltremanica i Def Leppard, la band che nessuno vuole ammettere di ascoltare. Non si spiegherebbero altrimenti i 100 milioni di dischi venduti nel mondo, due dischi di platino nei soli Stati Uniti -record questo condiviso con altre sole 5 band- eppure nel mondo del rock, se li nomini, fai prima a dire che ti piace La Macarena o Despacito che fai più bella figura.

Sarà sicuramente per il loro sound super pulito e ultra leccato, apice di un certo tipo di sonorità made in USA negli anni ’80, e antitesi del rock sporco e graffiante…ma è stato il primo metal a tirare gnocca a palate. E scusate se è poco. Una band che per molti è un guilty pleasure, colpa di molte ballatone e in generale un tipo di rock che starebbe bene in una pubblicità della Coca-Cola, eppure con una storia così ricca da meritarci un film (spoiler: l’hanno fatto).

Scusa ma non ho capito: allora sono americani o inglesi?
Inglesi! Di Sheffield! A fine anni 70 esponenti addirittura della new wave of british heavy metal. Quando la EMI (la più grande casa discografica inglese) decise di promuovere a dovere una band metal, dovette scegliere tra loro e gli Iron Maiden. Proprio così, se la giocavano alla pari con gli Iron, e con una scelta differente della EMI il panorama musicale mondiale sarebbe ora completamente differente.

Beh quindi saranno degli eroi in patria…
Ehm, più o meno. Firmato comunque con una major grazie all’EP del ’79, il debutto di On Through The Night spiazzò i compatrioti. Il sound, canzoni come Hello America e troppe date nel nuovo mondo li fecero bollare come venduti. Al festival di Reading li presero addirittura a bottigliate. Il pubblico inglese ci impiegherà poi anni a perdonarli (forse perché visto quanto vendevano nel mondo non volevano fare la figura dei rosiconi): prima al Monsters of Rock del 1986 e poi con la santificazione definitiva nella loro Sheffield, nel 1993, davanti a 50 mila persone.

Ma perché stavano tanto antipatici?
Il fautore del loro sound superpulito e iper radiofonico è stato Robert John “Mutt” Lange, la mente dietro al sound di Highway to Hell e Back in Black degli AC/DC, senza contare roba come Shania Twain (Man! I feel like a woman! Tutti dischi da 10 milioni e passa di copie, ovviamente).
Con i Def Leppard però ha portato il tutto ad un livello di leccatura e rifinitura ineguagliato (recentemente ha prodotto i Maroon 5, tanto per capirci). Ganci melodici, ritornelli memorabili, ballate strappalacrime, armonie vocali, eppure anche chitarre incisive, riff memorabili con distorsione superpulita, parti acustiche, cantante ruvido e sezione ritmica quadrata. Ai puristi del rock sicuramente sta indigesto il sound effettato digitale della batteria, sviluppatosi naturalmente a partire dallo strumento creato ad arte per essere suonato con un braccio solo.

No, scusa, come? Il batterista ha un braccio solo?
Sì, la storia di Rick Allen meriterebbe un film a parte. Unitosi alla band giovanissimo (15 anni), nel 1984 perse un braccio dopo un incidente automobilistico alla guida della sua Corvette.
Senza perdersi d’animo, realizzò una batteria metà acustica e metà elettronica (un capolavoro di ingegneria per l’epoca), realizzando di poter usare il piede sinistro su svariati pedali per replicare grazie agli effetti MIDI i suoni di tom e rullante che avrebbe dovuto in teoria suonare con la mano sinistra. Una grande storia di forza d’animo e coraggio: la band fece quadrato intorno a lui e non ci fu mai bisogno di un sostituto.

Essì che sembravano delle mammolette…
E non è finita qui, hanno avuto la loro dose di sfighe da dannati del rock. Il chitarrista Steve Clark, co-autore di tutti i successi del periodo d’oro della band, combatté per anni contro l’alcolismo, fino a morire nel ’91 per un mix di alcool e medicinali. Il suo sostituto, Vivian Campbell, primo chitarrista di Ronnie James Dio e autore dei suoi pezzi migliori, da anni combatte contro il cancro, senza comunque stare lontano dai palchi o dagli studi di registrazione.

Figo, ma quindi cosa devo ascoltare?
Sicuramente Pyromania (1983) e Hysteria (1987). A seconda di cosa ci si aspetta, potrebbe essere uno shock o una sorpresa. Shock perché NON sono i Judas Priest di Defenders of the Faith, gli Iron Maiden di Seventh Son of a Seventh Son e nemmeno i Van Halen di 1984.
Sorpresa perché i dischi suonano ancora così freschi che potrebbero essere stati pubblicati ieri, e a volte hanno un livello di “saccarosio” da farvi venire il diabete solo ad ascoltare Love Bites. Però ci sono anche canzoni come Photograph, che sembrerà pure uscita da uno spot delle Menthos ma il suo riff piace un sacco pure a Santana. E poi c’è del grande arena rock da cantare tutti insieme, come Animal e Foolin’. Certo il loro contributo più grande può essere Pour Some Sugar On Me (visto che non era fuori luogo parlare di diabete?), probabilmente tra le top 3 canzoni da spogliarello di tutti i tempi (se la gioca con You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker e Girls Girls Girls dei Motley Crue).

E le cose da evitare?
Sono una band di un certo livello ma cali di ispirazione ne hanno innegabilmente avuti. Chiaramente si erano dovuti inventare il disco ‘grunge’ (Slang, nel 1996), ma il peggio forse l’hanno dato con l’apice pop di X, nel 2002. Hanno più o meno pubblicato album con una certa costanza, e materiale nuovo e divertente ne abbiamo, come Songs from the Sparkle Lounge (2008) e l’album di cover Yeah! (2006), dove tributano degnamente compatrioti come David Bowie, T-Rex, Roxy Music, The Kinks, E.L.O. e Thin Lizzy. L’ultimo disco, omonimo, è del 2015.

Sembra roba da parrucconi anni ’80…come sono rimasti a galla?
Beh per tutti gli anni ’80, fino ad Adrenalize nel 1992, è stato ogni giorno Natale, con album venduti a pacchi (Hysteria ha venduto quanto Born in the USA di Springsteen) e quelli di MTV che facevano di tutto per aggiudicarseli. Nei ’90 si sono raffreddati un attimo ma poi hanno aperto il Grande Libro del Marketing e hanno seguito TUTTI gli espedienti necessari per rimanere nel giro che conta.
Nell’ordine: documentario sulla band riaccende l’interesse –fatto-;
film TV sulla storia della band che guarda anche tua nonna–fatto-;
pubblicazione best of da Autogrill –fatto-;
serie di concerti a Las Vegas –fatto-;
tour con altri pezzi grossi dell’epoca (KISS) –fatto-;
ripubblicazione dei dischi classici con materiale bonus –fatto-;
crociera con concerto –fatto-.
La nostalgia canaglia ha fatto il resto (e anche il fatto che le canzoni siano belle orecchiabili, dai).

Ma sono rispettati o li prendono in giro?
Beh certo causano un po’ di attrito tra i fan del rock, (“fookin’ sold-out” è un complimento frequente) ma hanno i loro celebri sostenitori. Al concerto tributo per la morte di Freddie Mercury fecero un figurone, suonando due pezzi loro più Now I’m Here e ripresentandosi per fare Tie Your Mother Down con i Queen e Slash.
Jeff Hanneman degli Slayer e Dimebag Darrell dei Pantera erano grandi fan del disco debutto. I Metallica li hanno sempre guardati con occhi a forma di cuore: da loro presero l’idea di posizionare il palco al centro delle arene e Lars Ulrich chiamò direttamente Rick Allen, ancora in ospedale dopo l’incidente, per farsi prestare il suo rullante Ludwig Black Beauty.
Taylor Swift ci aveva fatto un intero concerto con loro. Insomma non sono i Rolling Stones ma la loro fetta di rispetto se la sono guadagnata. E provateci, potrebbe aprirsi un mondo: Best of The Vault e passa la paura!

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