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Definitely Maybe degli Oasis compie 25 anni

Il 29 agosto 1994 usciva Definitely Maybe, l’album di debutto degli Oasis. 25 anni fa il gruppo dei fratelli Gallagher iniziava il percorso folgorante verso la vetta delle classifiche e verso l’immortalità artistica. Gli Oasis entreranno prepotentemente nell’immaginario collettivo non solo con le loro canzoni, ma anche con le personalità strabordanti di Noel e Liam e i loro rapporti burrascosi. Tra loro ma anche con i tabloid inglesi e mondiali, con i loro colleghi, con fan, con celebrità e con la gente comune.

25 ANNI FA…
Una nuova forza imponente invade l’Europa a metà anni ’90 e dà voce all’adolescenza. Una forza luminosa, arrogante e romantica al tempo stesso, che si contrappone a quella oscura e odorante di morte del grunge d’oltreoceano. E’ l’era del Britpop, musica e costume che invade il modo di pensare, di vestire, di parlare. Proviene dall’Inghilterra, come uno dei suoi capostipiti più importanti e modelli di riferimento: i Beatles. Le classifiche musicali sono impregnate di questa musica, che come succede nei movimenti di enorme successo, è capace di unire il mondo del rock con quello del pop. Quando vedevi gruppi rock suonare in programmi televisivi come Top of the Pops, voleva dire che qualcuno aveva trovato la formula giusta.

Così melodie passate di decadi gloriose come quelle degli anni ’60 e ’70 venivano ripescate, ancora una volta, e infarcite con elementi di new wave e di dance. Dejavù di Who e Stone Roses facevano da orpello ad una spinta nuova, fresca, assordante. Gli Oasis in tutto questo erano quelli che avevano la voce più grossa, più alta. Il loro atteggiamento era spregiudicato al limite dello spaccone, fonte di diffusa inimicizia e antipatia su più fronti, da quello popolare a quello del jet set. Il dualismo con i Blur è stata una guerra che non ha fatto né feriti né danni, se non nei portafogli dei rispettivi fan. Più le parole grosse volavano, più le vendite seguivano la traiettoria ascendente. Un meccanismo di baracconata spiacevolmente imbarazzante (che è divenuta ormai ordinaria amministrazione per garantirsi visibilità mediatica), veleggiava in quegli anni nei titoli dei tabloid britannici, organismo notoriamente privo di scrupoli, orrendamente primeggianti anche in un contesto non certo virtuoso. Ma agli Oasis e ai Blur tutto questo andava bene, molto bene.

Damon Albarn non le mandava a dire e ancor meno Liam o Noel. In questo modo, quegli anni Caronte che ci han portato alla fine del secolo si sono dipinti dei colori del Britpop e dei suoi campioni, gli Suede, i Keane, Fool’s Garden, The Verve e molti altri. Definitely Maybe può essere considerato il detonatore commerciale di tutto questo, con la sua copertina raffigurante il salotto del chitarrista dei Bonehead nel quale i Nostri vengono ritratti in posa casuale, quasi a perdere tempo. Un tempo che invece era già il loro nel momento esatto in cui il loro album d’esordio sfondava le classifiche del mondo intero.

IL DISCO
Tutto in questo disco suggerisce un certo arrivismo rock ‘n’ roll, un intento di arrivare in alto e di arrivarci velocemente. Quest’attitudine prepotentemente ambiziosa è irresistibile, e si dipana ad altissimo volume in un rock immediato che connette all’istante al mondo dei neonati Oasis. Un sound che non si è concesso spontaneo e arrendevole al momento di rendere in studio quello che i ragazzi trasmettevano quando suonavano insieme. Liam e Noel Gallagher, Paul Arthurs, Paul McGuigan, Tony McCarroll non si riconoscevano nei suoni prodotti da Dave Batchelor. Gli strumenti registrati singolarmente non funzionavano, l’amalgama era nel gruppo e questo doveva essere reso senza mistificazioni.

Il segreto degli Oasis stava proprio nell’avere un’anima che andava in qualche modo al di sopra delle due grandi personalità egocentriche dei fratelli Gallagher. Una volta capito questo, Noel stesso con Mark Coyle registrò tutti gli strumenti insieme, con numerose sovraincisioni, e il risultato era un gran casino. Ancora inascoltabile, e senza la possibilità di registrare da capo una terza volta, il bandolo della matassa lo trovò Owen Norris, che dopo un lavoro di pulizia e mixaggio geniale ha dato al pubblico il capolavoro che possiamo ascoltare. Quattro produttori accreditati, una gestazione travagliata di genio e rumore, idee e spirito rock ‘n’ roll: il risultato sono canzoni divenute inni generazionali come Supersonic, Live Forever e Rock ‘N’ Roll Star. C’è anche il punk di Up in The Sky, il rock classico citazionale di Cigarettes & Alcohol (quanto si sente di Sex Pistols e Rolling Stones qui!) e l’immancabile beatlesiana ballata Married With Children. Il disco offre un tipo di rock inedito e già sentito al tempo stesso. Perché si poggia sul classico con citazioni tanto evidenti da essere criticate dai detrattori, ma espresse con un’energia e una freschezza da rispondere ad un’esigenza ben precisa del pubblico di quel periodo. Un bisogno che il pop e il rock non sapevano soddisfare, e che il Britpop appaga in un colpo solo con chitarre, rumore e melodia, attitudine e moda. Tutto quello che serve per impacchettare un prodotto a largo consumo, che venderà fino a fine secolo e a cui pochi sopravvivranno dopo la sua caduta.

E OGGI…
Il gruppo di Manchester si è sciolto nel 2009, Dig Out Your Soul è l’ultimo album che ci hanno lasciato. Come è apparso inevitabile fin da subito, quando la spinta della notorietà è scemata, quando si è arrivati al punto in cui la loro sopravvivenza sarebbe stata garantita dalla sola coesione dei componenti del gruppo, gli Oasis sono implosi. Le divergenze tra Noel e Liam sono diventate più forti della loro musica e i loro continui battibecchi mediatici sono l’unica cosa che ci è rimasto.

Le loro carriere al di fuori degli Oasis sono tutt’altro che memorabili. Sono sempre lì, nella parte che conta del sistema musica, lo sono sempre stati. Liam con i modesti Beady Eye prima e con il suo buon album di esordio solista (As You Were, 2017) seguito da Why Me, Why Not di quest’anno. Noel con i Noel Gallagher’s High Flying Birds con all’attivo tre album e tanti singoli in alta rotazione radiofonica. Ma gli Oasis erano tutt’altra cosa, e tutti sotto sotto lo sanno. E’ questo il motivo per cui, nonostante gli anni del Britpop siano passati da parecchio e nonostante una vera esigenza di riportare gli Oasis in vita non ci sia, una loro possibile reunion è ai primi posti delle rinascite musicali più desiderate e remunerative (assieme a Led Zeppelin e The Smiths). Chissà se questa montagna di soldi e l’anniversario del loro esordio, che noi oggi celebriamo, siano motivo per sotterrare l’ascia di guerra che da anni divide i due irascibili fratelli dalla lingua lunga…

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