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Spirits In the Forest, il docu-film dei Depeche Mode da domani nei cinema

Esce domani in oltre 2.400 sale in più di settanta Paesi in tutto il mondo, dove rimarrà per un evento speciale solo il 21 e il 22 novembre, il film dei Depeche Mode Spirits In the Forest (biglietti ed elenco sale su www.spiritsintheforest.com e www.nexodigital.it). Diretto dalle sapienti mani di Anton Corbijn, regista e artista visivo già al lavoro con U2, Nirvana, Coldplay e con i Depeche sin dal lontano 1986, quando girò con loro il video di A Question Of Time, questo docu-film della band di Basildon, saprà sorprendervi per prospettiva e atmosfere.

Reduci dal tour da record a supporto del loro ultimo lavoro in studio Spirit, il Global Spirit Tour, che tra il 2017 e il 2018 li ha visti suonare 115 concerti in tutto il mondo per un audience di oltre 3 milioni di fan, Dave Gahan e soci hanno deciso che era arrivato il momento di lasciarsi raccontare attraverso gli occhi dei loro aficionados. Così a portarci dentro l’universo Depeche, questa volta sono le storie speciali di sei fan della band, in un viaggio che dalle radici della loro passione per i Depeche, li e ci porterà nell’abbraccio cosmico del Waldbühne di Berlino e su quel “Forest Stage”, dove per l’ultima volta, per ora, si è consumato il rito.

Indra Amarjagal da Ulan Bator; Daniel Cassús da Berlino; Christian Flueraru da Bucarest; Liz Dwyer da Los Angeles; Carine Puzenat da Perpignan e Dicken Schrader da Bogotà (da fan dei Depeche vi sarà capitato di imbattervi in uno dei suoi video su YouTube, dove coverizza brani della band insieme ai figli sotto il nome d’arte DMK), sono loro i fortunati fan selezionati tra i vincitori del contest lanciato dalla band su Facebook prima dell’uscita di Spirit, per cui per un anno ogni  giorno un fan o una celebrità avrebbe avuto l’occasione di gestire la loro pagina postando aneddoti personali, video, canzoni o copertine dei dischi dei Depeche.

Sei persone, con sei storie diverse, provenienti da sei parti del mondo che poco hanno a che vedere l’una con l’altra, ma che nella musica dei Depeche Mode hanno trovato la scintilla e la forza per scardinare circoli viziosi e meccanismi tossici o, semplicemente, per superare l’inferno in cui la vita a volte ti trascina, senza chiedere permesso. «Sono profondamente orgoglioso di condividere questo film e la storia potente che racconta» ha spiegato Dave Gahan dei Depeche Mode. «È incredibile vedere i modi molto reali, in cui la musica ha influenzato la vita dei nostri fan». E Martin Gore ha aggiunto: «Nel mondo contemporaneo fatto di frenesia e divisioni, la musica può davvero essere una forza positiva e può unire le persone».

Lo racconta bene Spirits In the Forest, nell’intrecciarsi di immagini intime, girate nelle città natali dei fan scelti per raccontare i Depeche, e di momenti live catturati tra palco e platea al Waldbühne di Berlino. Delicata la cinepresa di Corbijn piazza lo spettatore nell’occhio del ciclone, in quella terra di mezzo dove l’energia si incontra e avviene lo scambio unico e irripetibile tra fan e band durante un concerto. Le immagini ci portano o direttamente sul palco, tra Dave Gahan, come sempre posseduto dalla musica, Martin Gore (chitarra, cori e tastiere), Andy Fletcher (tastiere e cori), il cuore dei Depeche, affiancati da Christian Eigner (batteria) e Peter Gordeno (basso, tastiere e cori), oppure sul volto del pubblico a leggere a chiare lettere cosa siano oggi i Depeche Mode che, attraversati quasi quattro decenni di storia, ha voluto lasciarsi raccontare, senza introdurre punti di vista interni alla band.

Insomma, Spirits In the Forest non è solo un documentario, né il semplice racconto di un concerto, perché i Depeche Mode non sono semplicemente una band. Lo dirà un fan parlando di cosa rappresentano per lui: i Depeche sono una chiesa, dove ognuno può trovare la sua luce, un principio di redenzione o, nel migliore dei casi, il suo Personal Jesus.

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