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Disturbed: i 20 anni di The Sickness

Venti anni sono passati dall’esordio dei Disturbed: The Sickness, uno dei migliori album dell’era nu metal. Nu metal che ha prosperato al momento giusto riempiendo un vuoto di espressione e sfogo della generazione di adolescenti che affrontavano le paure del nuovo millennio. I gruppi e gli album significativi di questo genere al pari amato e odiato, ammirato e biasimato, sono spuntati come funghi a decine e si sono contesi senza esclusione di colpi tanto il mercato quanto i cuori dei fan Ciò ha permesso il verificarsi di una selezione qualitativa a maglie strette che ha consentito, in mezzo a molta spazzatura, lo spuntare di qualche perla che merita un ricordo anche dopo due decadi di distanza. Tra queste, di certo, c’è The Sickness.

20 ANNI FA…
Se volete il termine esatto ora dovreste usare alternative metal. Vent’anni fa però si sentiva, erroneamente, usare il termine crossover o meglio del generico nu metal. Nei ’90s, grazie a gruppi come Faith No More, Public Enemy e Jane’s Addiction era stata sdoganata la moda di contaminare diversi stili musicali con il rock e il metal, aprendo le porte al rap-metal e a tutte le più svariate correnti stilistiche conosciute: dal reggae al country, dalla musica classica al pop. Il nu metal era un grammelot di linguaggi che aveva come comune denominatore il divertimento e lo sfogo sia di rabbia inespressa e accumulata, sia di semplice e svagato intrattenimento musicale.
L’accapigliarsi di decine di gruppi sul mercato musicale ha portato ad un escalation di stili e toni, che ha portato a manifestazioni estreme di linguaggio visivo e musicale. Ce n’era per tutti i gusti. Verso la fine degli anni ’90 e all’inizio dei 2000 nascono festival interamente dedicati al genere nu metal, come il Family Value, e l’Ozzfest patrocinato dal Principe delle Tenebre Ozzy Osbourne in persona, la cui line-up era piena zeppa di nomi come Drowning Pool, Staind e Limp Bizkit.
I Disturbed stessi avranno di lì a breve addirittura un loro festival che si chiamava Music as a Weapon. Guardando indietro è inutile storcere il naso: quello del nu metal è stato uno degli ultimi fenomeni di massa legati alla musica, con pregi e difetti. Oggi riscopriamo il primo album di una delle più longeve band del settore che, grazie alle qualità e al talento sopra la media, è riuscita a navigare fuori dalle acque stagnanti della palude che si è creata quando i soldi delle vendite hanno cominciato a scemare e i rubinetti si sono chiusi. I Disturbed sono ancora oggi una delle più solide realtà della musica pesante.

IL DISCO
Quando David Draiman rispose all’annuncio per la ricerca del cantante di un gruppo era il 1997. Si chiamavano Brawl, ed il primo apporto alla band del nuovo frontman è stato proprio quello dell’idea del nome nuovo, Disturbed. Ma Draiman era anche una delle voci più clamorose mai sentite in tutta la storia dell’alternative, con una presenza sul palco straripante. Che la band avesse un appeal particolare si capì quando (ben prima che firmassero per un’etichetta) il loro logo stilizzato denominato ‘The Guy’ già era, per usare un termine di oggi, virale. Era infatti tatuato sulla pelle di migliaia di ragazzi.
Il 7 marzo 2000 la deflagrazione arriva con The Sickness. Prodotto da Johnny K il 4 volte disco di platino è una bomba di furia incontenibile. ‘Gonna use my music as a weapon!’ è l’urlo di battaglia di Draiman e soci, che adoperano il contesto nu metal per dare voce ai problemi dell’adolescenza. Dall’incomunicabilità all’alienazione, uno sfogo per la rabbia che tutti abbiamo e tutti ricordiamo elemento principale della nostra esistenza giovanile.

La canzone con cui li ho conosciuti e che mi ha fatto saltare dalla sedia è stata Stupify, che racchiude in sé praticamente tutti i canoni stilistici della band. L’unico mancante, quello della ballad che porterà soldi e fortune al gruppo, verrà esplorato più avanti con l’uscita di Believe nel 2002. Ma qui non c’è spazio per riflessioni e smancerie, i Disturbed si devono fare strada negli spazi angusti con rabbia e furia (notare la copertina) e non è possibile fare sconti.
Stupify è un labirinto allucinato di Scat vocale e quell’urlo estremo e allucinato tipico della vocalità di Draiman ne diverrà marchio di fabbrica per tutta la sua carriera. L’incedere di batteria all’inizio di Down With the Sickness introduce uno dei pezzi più famosi della band che non manca mai di timbrare il cartellino nelle loro esibizioni live in tutto il mondo. Tra Voices, che accende la furia a inizio album, e la psicosi musicata di Meaning Of Life c’è tutta una serie di canzoni eccellenti, potenti e mai banali.

Nessuna ripetizione se pur mantenendo uno schema base confortante e ben direzionato, che convince l’ascoltatore e gli dà quella sicurezza tale da doversi solo preoccupare di immedesimarsi nei testi, nelle atmosfere e di godere dei momenti di metal puro incastonati nei mix stilistici delle canzoni impreziosite dalla chitarra mai banale di Dan Donegan.
The Game è irresistibile con le sue ritmiche da parco giochi dei divertimenti musicali, mentre solidissime costruzioni heavy sono rappresentate da Fear e Want, senza dimenticare le strabilianti Dropping Plates e Violence Fetish. La cover che ha dato il via ad una gustosissima serie di tributi è Shout2000, originariamente dei Tears For Fears; da qui in avanti ogni album dei Disturbed avrà una sua cover. Che sia nella tracklist ufficiale o tra le bonus track, i Nostri si sono specializzati nell’interpretare pezzi di altri, dai Faith No More ai Metallica, dagli U2 a Simon & Gurfunkel.

Si capisce leggendo tra le righe che le tematiche dei testi sono estreme, non semplici da affrontare e molto facili invece da travisare e usare in maniera sbagliata, soprattutto se queste sono maneggiate da ragazzini confusi e irosi. Ma la musica ha trovato nella sua espressione e nella maestria dei suoi migliori esponenti il modo di esorcizzare tutti questi flussi negativi aiutando in questo modo milioni di ragazzi. Soprattutto il nu metal, con i suoi esponenti più illustri, Korn e Deftones su tutti ma anche Papa Roach, System Of a Down e Slipknot.

…E OGGI
I Disturbed sono cresciuti, maturati, consapevoli della loro posizione solidissima e di avere un esercito di fan che li segue nel mondo, che si abbevera delle emozioni che loro creano in studio e sul palco. Ne sono stato testimone io stesso poco tempo fa nella data italiana del tour per il loro ultimo album Evolution del 2019. La furia e la rabbia si sono un po’ smussate, il mestiere è cresciuto, e il dialogo con il proprio pubblico è enormemente collaudato.
In questo modo il gruppo può sostenere le lotte dei loro seguaci contro i loro fantasmi, contro le dipendenze, le malattie mentali, la depressione. Su questo i Disturbed si impegnano al massimo unendo la loro musica a lunghi e appassionati monologhi del frontman David Draiman. I Disturbed sono il nucleo nel quale unirsi per fare forza e resistere, perché nessuno meglio di loro sa che quel turbamento giovanile ha lasciato delle cicatrici e che molti dei nostri compagni di battaglie, amici ed eroi sono caduti e occorre ricordarli e onorarli.
Il record di visualizzazioni su Youtube della loro cover di The Sound Of Silence decreta inoltre un successo inaspettato: tante altre band di quel periodo sono andate dimenticate, loro sono ancora lassù a farci credere che si può sopravvivere senza tradirsi e tradire i propri appassionati.

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