Onstage
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I 20 anni di Scenes From a Memory dei Dream Theater

I Dream Theater sono probabilmente stati negli anni Novanta la prog metal band più importante di sempre. Per quanto la forza di Queensryche e Fates Warning sia stata innegabile nell’affermare presso gli appassionati il genere che univa gli echi della New Wave of British Heavy Metal alle coordinate di colossi prog rock come King Crimson, Yes, Genesis e Rush, la band di Portnoy con Images & Words (1992) ha portato il gioco totalmente a un altro livello (per poi risconvolgerlo con il successivo Awake di cui parliamo qui).

Grazie a una perfetta unione tra melodie e partiture intricate, i Nostri confezionano con Metropolis Pt.2: Scenes From a Memory (1999) un’altra pietra miliare. Per molti fan si tratta del disco perfetto per chiudere il Novecento con una rock opera maestosa, che non sfigura (fatte le debite proporzioni temporali relative agli anni d’uscita delle release) di fianco ad album come Tommy degli Who, The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis, The Wall dei Pink Floyd ma anche Operation:Mindcrime dei già citati Queensryche.

Da ascoltare seguendo l’evoluzione della storia con booklet (o testi) alla mano, SFAM è un viaggio che non può lasciare indifferente nemmeno l’ascoltatore più distratto. Dai richiami a Metropolis—Part I: The Miracle and the Sleeper nell’opener Overture 1928 alla pazzesca The Dance of Eternity, dalle ballad The Spirit Carries On e One Last Time alla incredibile e conclusiva Finally Free, non esiste un momento superfluo all’interno di una trama che si evolve in maniera imprevista e tutt’altro che scontata.

Con questo ellepì John Petrucci e soci riescono a ritagliarsi uno spazio all’interno della scena che rimarrà indiscutibile ancora ai giorni nostri, costruito nei Novanta e mantenuto nei Duemila grazie a tour incessanti e non scalfito nonostante qualche studio album non proprio ispiratissimo.

Jacopo Casati

Foto di Roberto Panucci

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