Onstage
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Ed Sheeran, a San Siro si è fatta la storia

Last night Ed Sheeran saved my life. Traviso per l’occasione un vecchio pezzo dance, per provare a trasmettere un quarto delle emozioni regalateci da Ed nella notte di San Siro. È il terzo ed ultimo appuntamento italiano per il musicista inglese classe 1991, un altro sold out da aggiungere alla lista di quelli già collezionati.

Ad aprire la serata ci pensa James Bay, non proprio l’ultimo arrivato. Oltre alla sua performance convincente e pulita, quel che mi son portato dietro è il commento di qualcuno che si lascia andare ad un “ad avercelo uno così in Italia”. Una sorta di profezia, anche in ottica di quello che verrà dopo. A James Bay va inoltre riconosciuto il carisma con cui si è guadagnato il favore di un pubblico che non era esattamente lì per lui, invogliando i presenti a tenere il tempo dei suoi pezzi, quasi fosse il suo di concerto.

Per la portata principale bisogna aspettare le 21:00, quando una telecamera coglie il percorso che il rosso di casa Warner fa per raggiungere il palco. Palco, tra l’altro, tutto fuorché mastodontico, essenziale, con un ledwall che sarà l’unico artificio di cui Ed si servirà nel corso della serata. Non proprio l’unico, in effetti: co-protagoniste dello show la sua fedelissima chitarra e l’altrettanto cara loop station, che gli faranno compagnia dall’inizio alla fine. Di garantirsi il favore del pubblico Ed non ne ha certo bisogno, ma cominciare il suo spettacolo con “in Inghilterra di stadi così non ce ne sono, questo è lo show più grande che abbia mai fatto in Italia” fa gasare e non poco i presenti che, da quel momento in poi, decidono che quella di San Siro non sarà solo una delle tante date di questo tour mondiale che dura dal 2017.

I brani sono subito quelli giusti – come se di pezzi ‘sbagliati’ ne avesse -, tutti indietro nel tempo con la nostalgica Castle On The Hill per poi esser ricacciati avanti con il flow crudo di Eraser, che mette in luce tutta la poliedricità di un artista noto ai più per le sue ballad. Ballad che, come si auguravano la maggior parte dei presenti, ci sono davvero tutte. Assente giustificata Lego House, a cui Ed preferisce All Of The Stars. Come caschi, caschi bene. “Con il tour di Divide sono in giro dal 2017 – ricorda Ed – ma c’è una cosa che ho chiesto dovunque io sia andato: gridate, dovete gridare! Oggi sono a Milano, domani ho un giorno libero, e questo significa che oggi la mia voce è tutta per voi, ma voi dovete darmi la vostra” e giù tutto lo stadio, che si sente in dovere di soddisfare le continue sollecitazioni del cantautore, che sa esattamente come aizzare la folla. Contro chi? Contro cosa? Be’, non è chiaro, quel che so è che da qui in poi lo show perde qualsiasi parvenza di umanità, trascendendo la realtà, diventando qualcosa che nessuno di noi presenti avrà intenzione di dimenticare. Un sorso d’acqua e si riparte. Acqua che servirebbe a spegnere la chitarra quasi in fiamme sulle note di Bloodstream, uno delle esecuzioni migliori della serata.

“Siete la folla più rumorosa del 2019. Vi voglio bene. Ho la sensazione che questa sera ci divertiremo”. Ecco, se dalle dichiarazioni precedenti ci si poteva ancora salvare, queste sono frasi inequivocabili. La stessa sensazione di unicità pare averla provata lo stesso Ed dal suo palco, non ci eravamo sbagliati. Cosa fare allora? Perché non rincarare la dose, sottolineando una voglia di chiacchierare che pochi artisti hanno: “abbiamo assodato che siete la folla più rumorosa. Adesso voglio mettervi davanti ad una nuova sfida: vediamo se riuscite ad essere anche la più silenziosa. Questa è una canzone che bisogno di silenzio”, e le voci del pubblico si spengono sulle note della romantica Tenerife Sea. Un tuffo e poi subito al pub, con Galway Girl e quella voglia irrefrenabile di Guinness. A scaldare ulteriormente l’atmosfera ci pensa il fuoco di Smaug, il drago dell’universo di Tolkien, che nella versione cinematografica de “Lo Hobbit” viene raccontato da I See Fire. Ma ecco il momento che tutti stavamo aspettando: “adesso comincia davvero il singalong! Se non conoscete le parole siete al concerto sbagliato”. E via con tutti i brani più celebri di Ed, da Thinking Out Loud, passando per una Perfect con tanto di ultima strofa in italiano, per poi concludere con Shape Of You e You Need Me, I Don’t Need You.

Trovare le parole per descrivere un concerto del genere è complicato. San Siro, dopo aver ospitato per ben sei notti Vasco Rossi, fa finalmente la conoscenza di un altro artista che la musica l’ha cambiata. Per far sì che ciò avvenisse gli è bastata la sua voce, la sua chitarra e quella genuinità che ha contagiato il mondo intero. Ed Sheeran rappresenta il prototipo dell’artista perfetto, del personaggio che avremmo creato ai videogiochi, di quello con tutti i valori al massimo. Quella di Ed a San Siro è una lezione di stile, tenuta con l’umiltà di un ragazzo che al successo non ha chiesto nulla di più di potersi esibire davanti a migliaia di persone in festa per il suo arrivo, di un ragazzo che mette la musica davanti a tutto. Questa è la sua idea di lusso, presentarsi da solo su un palco, dire la sua, portare avanti la sua visione, e far sì che tutti lo ascoltino. Anche senza fiatare, se la situazione lo richiede. Grazie Ed, torna presto, ne abbiamo bisogno.

La scaletta del concerto
Castle On The Hill
Eraser
A Team
Medley: Don’t/New Man
Dive
Bloodstream
I Don’t Care
Tenerife Sea
Medley: All Of The Stars/Give Me Love
Galway Girl
I See Fire
Thinking Out Loud
Photograph
Perfect
Nancy Mulligan
Sing

Shape Of You
You Need Me, I Don’t Need You

Felice Ragona

Foto di Elena Di Vincenzo

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