Onstage

Elisa a Jesolo, il racconto della data zero del suo tour nei palazzetti

Saranno le arie internazionali, o anche quelle prettamente locali, ma un impegno politico da parte dei musicisti tricolori come quello che si è intravisto in questo inizio di stagione 2019-2020 non se lo sarebbero aspettati in molti. Ma mentre i colleghi Francesco Renga e Daniele Silvestri portano avanti concetti più personale, di intimità e di riscoperta dei valori umili per Renga e la fiera battaglia di sinistra che il capitolino porta avanti sin da inizio carriera, la visione di Elisa è decisamente globale. Nella data zero del suo nuovo tour nei palasport, l’artista giuliana mostra di essere una fiera ambientalista, in una A Prayer dove in un sottofondo di percussioni africane viene omaggiato il movimento Fridays For Future e la loro guida Greta Thunberg, ma soprattutto una femminista, una che crede fermamente in quello che lei definisce sorellanza, come in un monologo che ha chiuso la canzone In piedi dove, oltre a figure di donne famose come Emma Watson, Anna Magnani, Malala Yousafzai o Michelle Robinson (moglie di Barack Obama, per chi non sapesse), vengono omaggiate anche molte donne comuni provenienti soprattutto dalle zone più disagiate del mondo.

Il ritorno nei palasport di Elisa, che arriva dopo un tour teatrale che si è tenuto la scorsa primavera, non presenta grosse differenze rispetto a quanto visto non pochi mesi fa, escludendo uno slot di apertura dato all’artista australiano Michael Leonardi. La stessa scenografia riprende da quella tipicamente teatrale e anche la scaletta non si discosta di molto da quanto proposto ad inizio 2019. L’unica novità tangibile è rappresentata dal fatto che ora trovano spazio brani presi da Diari Aperti (Segreti Svelati), dal quale vengono proposte le collaborazioni con Rkomi (Blu Part 2) e Carl Brave (Vivere tutte le vite). Non mancano le contaminazioni moderne, come i beat elettronici di Tua per sempre o quel megafono su Luce che a pochi rimanda al compianto Scott Weiland degli Stone Temple Pilots. Il concerto si basa principalmente su binari acustici o pop, con quelle contaminazioni corali che mettono alla luce il talento delle coriste, come ad esempio Jessica che troverà uno spazio solista in un break di metà serata.

Non manca quel rock che ha caratterizzato una fetta della prima fase della sua carriera, ma viene circoscritto tutto in quell’ideale secondo atto che parte con Se piovesse il tuo nome. Con l’inizio che è sancito da un solo di Andrea Rigonat, compagno di band e di vita che con la sua chitarra richiama su diversi punti il talento di David Gilmour, e che esplode in una Cure Me proposta in un medley completamente in inglese ma soprattutto in Together, unico brano autenticamente rock in scaletta e che vede la stessa Elisa destreggiarsi in un sequencer per campionare la sua voce in una lunga coda. Artista che durante la serata è protagonista pochi spazi solisti (come nella parte iniziale di Quelli che restano) e che si alterna anche alla chitarra e al pianoforte. Elisa mostra in più frangenti il suo talento vocale, la sua capacità di intrattenere il pubblico con aneddoti di vita e letteralmente trascinandolo, come in una Heaven Out Of Hell dove i suoi fan non le lasciano spazio sul ritornello, e la sua visione del mondo, come quel pacifismo che esplode in una My America. Visione del mondo espressa anche dal lato artistico, poiché molti dei visual sono rappresentati da dipinti o video ripresi dalla stessa cantante, alcuni risalenti anche alla fine degli anni Novanta.

Il tour di Elisa inizierà il 25 novembre prossimo al PalaAlpitour di Torino per proseguire per circa tre settimane (ultima data a Roma il 17 dicembre).

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