Onstage
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Il memorabile addio di Elton John ai suoi fan

È un omaggio alla vita e alla sua carriera il farewell tour di Elton John, che sbarca all’Arena di Verona per due dei tre concerti in programma in Italia in quella che sarà l’ultima tournée della sua carriera. Un anfiteatro sold out già in prevendita accoglie a braccia aperte la popstar britannica con una lieta sorpresa: il meteo, particolarmente caratterizzato dal maltempo nel giorni precedenti, ha “graziato” tutta la durata del lunghissimo show non facendo cadere una goccia di pioggia.

Farewell Yellow Brick Road è la chiusura di una carriera durata cinquant’anni, se ci si limita alle uscite ufficiali, ed è omaggiata da un concerto in una location tra le più affascinanti al mondo sul quale, in un breve siparietto, lo stesso Elton John scherzerà per la qualità orrenda dei bagni del backstage. Elton John che, pur essendo vittima di un raffreddore per il quale si scuserà già nelle prime battute della serata, è autore di una prova maiuscola grazie anche al supporto di una lineup che vede tra i componenti anche gli storici collaboratori Ray Cooper alle percussioni e Nigel Olsson alla batteria.

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Un tributo alla sua carriera ma soprattutto alla vita della durata di quasi tre ore. Che la proposta di Elton John vada oltre il semplice lato musicale lo si intuisce anche dalla cura dei costumi di scena (ben tre) e dei visual trasmessi come accompagnamento dei vari brani suonati. Come ad esempio in Border Song, dove delle persone vengono affiancate ad immagini di icone come Rosa Parks, John Lennon, Martin Luther King e Michail Gorbachev, o il panorama a tinte fredde di Indian Sunset, che si aggiunge alla “sfida” tra drag queen di The Bitch Is Back o i veri e propri cortometraggi di Tiny Dancer e Philadelphia Freedom, con l’ultimo caratterizzato da coreografie su tonalità a tinte pastello.

L’inno alla vita più importante arriva però su Believe, il pezzo che è stato introdotto da un suo monologo incentrato sull’attività della sua fondazione Elton John AIDS, le cui attività sono narrate in un video che lo vede impegnato tra convegni e i numerosi viaggi in Africa. Un’idea nata all’inizio degli anni Novanta quando, in cerca di supporto per raggiungere la sobrietà, ha deciso di restituire l’aiuto datogli da altri. Una fase nella quale l’artista ha maturato il pensiero che sia necessario al mondo più amore e compassione. Tutto questo con una stoccata politica contro la Brexit: “Sono europeo e non sono uno stupido imperialista inglese”, dice l’artista britannico.

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Con un repertorio che vanta decine e decine di singoli noti, è inevitabile che il tour di addio sia incentrato su quello che è un best of della sua carriera. I singoli di profilo ci sono praticamente tutti, e tutte le anime della sua opera vengono esplorate. C’è il rock and roll al ritmo di piano di una All the Girls Love Alice, ma anche le atmosfere sognanti di Rocket Man, come il toccante omaggio a Marilyn Monroe solo piano di Candle In The Wind, o il mix tra epicità e rock and roll di Burn Down The Mission, per non dimenticare le ballad del calibro di Your Song. Come già detto, si è di fronte a musicisti di alto profilo e di esperienza ultradecennale, talento che trova spazio come avviene in una Levon allungata da numerose improvvisazioni e virtuosismi, e che dimostra a fine concerto un’attitudine rock clamorosa racchiusa nei due pezzi storici I’m Still Standing e Saturday Night’s Alright for Fighting.

Un concerto di addio con numerosi momenti autobiografici, con piccole gemme di vita vissuta che si trovano sparse durante lo show. Come in Someone Saved My Life Tonight, definita come la canzone più personale tratta dal disco Captain Fantastic and the Brown Dirt Cowboy, o nella già citata Believe. Ma non mancano gli omaggi più simpatici, come ad esempio le riprese del suo cameo in Kingsman The Secret Service durante Saturday Night’s Alright for Fighting o le foto e i video d’epoca citati in più riprese.

Farewell Yellow Brick Road, che non a caso chiude con un’iconica ripresa di spalle di Elton John che si incammina verso una strada dorata, è la perfetta conclusione della carriera di uno dei personaggi più rappresentativi nella storia recente della musica contemporanea. Un musicista il cui unico desiderio è quello di dedicarsi alla famiglia senza però dimenticare quei fan che resteranno nel suo cuore.

La scaletta del concerto
Bennie and the Jets
All the Girls Love Alice
I Guess That’s Why They Call It the Blues
Border Song
Tiny Dancer
Philadelphia Freedom
Indian Sunset
Rocket Man (I Think It’s Going to Be a Long, Long Time)
Take Me to the Pilot
Sorry Seems to Be the Hardest Word
Someone Saved My Life Tonight
Levon
Candle in the Wind
Funeral for a Friend/Love Lies Bleeding
Burn Down the Mission
Daniel
Believe
Sad Songs (Say So Much)
Don’t Let the Sun Go Down on Me
The Bitch Is Back
I’m Still Standing
Saturday Night’s Alright for Fighting
Your Song
Goodbye Yellow Brick Road

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Nicola Lucchetta

Foto di Elena Di Vincenzo

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