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Enzo Dong racconta Dio perdona Io no: «Questo disco è la mia vendetta»

Esce domani Dio perdona io no, l’atteso esordio discografico del rapper napoletano Enzo Dong. Fattosi conoscere nel 2016 con Secondigliano Regna, brano entrato nella colonna sonora della serie tv Gomorra e seguito da una nutrita serie di singoli, come Huguain (16 milioni di views su YouTube), E strade song e nostre ft. Clementino, Gucci Rubate, Mammà con il cantante neomelodico Anthony (7 milioni di stream su Spotify) e Sceng Ind o Rion, questo primo full length segna una svolta nella carriera di uno dei rapper più eclettici e promettenti del panorama italiano.

Scritto nell’ultimo anno, per lo più tra le strade di Secondigliano e Scampia, dove Enzo è nato e cresciuto, Dio perdona io no è un condensato delle sue esperienze di vita, tra cui il soggiorno a Santo Domingo, dove suo padre vive e lavora, e i continui viaggi a Milano, dove ha rifinito il disco. Un lavoro che racconta il suo presente, ma nel quale riecheggia sempre prepotente il passato e si tratteggia il futuro del rapper partenopeo, tra vita vissuta e, soprattutto, i tanti rapporti sentimentali e di amicizia.

Dall’amicizia sono nati anche i tanti e vari featuring presenti nel disco con Fabri Fibra, Fedez, Gemitaiz, Tedua, DrefGold, la Dark Polo Gang. Un lavoro ricchissimo di collaborazioni anche sul versante delle produzioni, con le strumentali curate da Enzo a quattro mani con alcuni dei nomi di punta della scena contemporanea, come Andry The Hitmaker, Dat Boi Dee, Madreal, Legend, Chris Nolan, Luna, Slembeatz, Kid Caesar, Daves The Kid e Junior K.

Il risultato è un disco estremamente vario, che spinge da un lato su sonorità urban, mentre dall’altro mantiene un sostanziale contatto con un rap di matrice più classica, tra ironia, arroganza di strada e una scrittura frizzante, ricca di metafore. Ce lo siamo fatto raccontare da Enzo Dong, un fiume in piena alla vigilia di quello che ha definito, senza esitazioni, come il suo riscatto.

Ciao Enzo, stavo leggendo la lettera che hai incluso nel booklet, perché quest’idea?
La trovavo più personale che inserire i testi con la grafica computerizzata e poi volevo far sentire i miei fan più vicini a me. È stata fatta quasi in chiave “lettera dal carcerato”, un po’ in chiave napoletana, Secondigliano, il messaggio alla persona distante, che non senti da tanto tempo. Quindi, tutta l’attesa che i miei fan hanno sopportato nei miei confronti mi ha spinto a volergli scrivere una lettera.

Il tuo disco d’esordio, in effetti, arriva dopo una lunga serie di singoli. Hai detto che dovevi sentirti pronto, come sei giunto alla maturità per quest’album?
Ho avuto tante difficoltà ne realizzarlo, perché non avevo una base solida su cui lavorare, non avevo uno studio e un mio producer, con cui interfacciarmi per creare la musica. Tutto questo mi ha creato grosse difficoltà nel realizzare il disco, fin quando non mi sono trasferito qua a Milano e non ho iniziato a lavorare insieme a dei beatmaker, come Chris Nolan e tutti gli altri producers che sono nell’album. Poi, non penso che un artista agli albori della sua carriera debba per forza esordire con un album, che è quasi un figlio, bisogna capire il momento adatto per farlo e quando si ha la maturità per raccontare più cose, per costruire un disco. Se lo avessi fatto un anno e mezzo fa, non sarebbe stato come quello di oggi, magari sarebbe stato un flop e oggi non sarei qui a parlarne con te.

In Dalle Vele, l’opening track definisci questo disco la tua vendetta e dici: “Sono stato tradito, mi hanno abbandonato, Dio perdona, io no”. Di chi stai parlando e cosa non perdoni?
La frase è molto generale. Parlo delle mie vecchie amicizie e di tutte le persone che non credevano in me, i vari produttori che ho avuto in passato, persone che dopo un po’ hanno smesso di credere nel mio progetto, che non si concentravano al 100%, ma anche delle ragazze che ho avuto. Mi hanno abbandonato, sono rimasto solo, Dio perdona, io no. È come il mio quartiere, che è stato abbandonato dalla società, abbandonato alla criminalità e a tutto quello che si sa. Io non perdono quello che lo Stato ci ha fatto, come se ci volesse fare adattare a questo tipo di problemi, dicendo: è così e basta, vi dovete adattare. Io non perdono questo alla società, i tradimenti alle amicizie e ai miei vecchi produttori musicali. Perciò questo disco è la mia vendetta.

E la cover?                                                                                                                           
È una citazione di quella di Get Rich or Die Tryin’ di 50 Cent, che è stato sparato sette o otto volte e non è morto. È un po’ la stessa cosa  con me, ma in chiave musicale. Hanno cercato in tutti i modi di levarmi di mezzo e cercare di non farmi uscire con la musica, anche perché dà fastidio che un artista indipendente riesca ad avere gli stessi numeri di un artista con una major.

Sei emerso con Secondigliano Regna, colonna sonora della serie tv Gomorra e nella lettera dici che tanti rapper si riempiono la bocca parlando di Scampia nelle loro tracce per fare brutto. Per te che arrivi da lì, cosa significa rappresentare quel luogo, che è nel tuo nome e nella tua storia personale?
È sia un motivo di vanto, che un motivo per far riflettere le persone. D.O.N.G., Dove Ognuno Nasce Giudicato, il mio quartiere è Don Guanella, mi hanno sempre chiamato così, Enzo Dong e rappresentare tutto questo per me è fondamentale, anche perché da lì posso arrivare a rappresentare qualsiasi sofferenza che le persone vivono, a trasmettere un messaggio anche a persone che non vivono il mio stesso tipo di problema e che non vengono da mio stesso tipo di quartiere. Tantissimi rapper vengono a Scampia a farsi vedere alle Vele, proprio perché vogliono crearsi una credibilità criminale, però, in fin dei conti, se non ce l’hai, perché devi averla per forza? Non è bello, non è una medaglia al valore. Se ci sei nato ok, stai rappresentando la tua gente, ma se devi venire per sport, come se andassi sotto la Torre Eiffel a farti la fotografia è diverso.

Ci sono anche altri posti che sono entrati in questo disco, come Milano e Santo Domingo…
Sì, perché per creare il disco mi sono lasciato influenzare un po’ da tutte le cose che ho vissuto, anche dal fatto che mio padre lavora all’estero per portare da mangiare a casa e che ha fatto tanti sacrifici. Per un periodo sono andato anch’io a Santo Domingo a lavorare con lui ed è da lì che è nata la traccia Santo Domingo con Gemitaiz. Il luogo è solo una citazione nella traccia, che parla del fatto che io indosso solo panni falsi, niente di quello che ho indosso è originale e che a differenza di tanti rapper che si vestono firmati da capo a piedi con mille collane, la mia originalità non proviene da questo. Io sono originale io, non mi serve vestirmi griffato per mostrare agli altri chi sono. Anche Milano ha influito, come ti raccontavo, questo disco alla fine parla di me a 360 gradi, anche se ovviamente un album per un artista non è mai completo al 100%, ne avrei dovuti fare uscire insieme a questo altri dieci per raccontare tutto quello che voglio raccontare in questo momento, però ho cercato di mettere me stesso in varie sfumature in questo disco.

Infatti nel cuore del disco troviamo due pezzi Bandito e AK47, che sono quasi speculari. Oggi ti senti ancora un ragazzo in guerra o stai riuscendo a fare pace con il tuo passato?
Nella prima traccia parlo di quello che ero e di quello che potrei essere ora e in futuro. Prima ero un bandito, ora giro su Panamera con la Dark Polo Gang. Per questo faccio il paragone con i Migos, che sono tre, e Drake, che è un solista, e faccio cito un pezzo, che ho fatto con la Dark Polo, in cui dicevo: “Non andrò mai in galera” (Aldilà, ndr). È un passaggio tra passato e futuro. AK47 parla del fatto che non ci si sente protetti nella società di oggi, non solo a Scampia, può succedere ovunque alla fine, quindi se non sono io il primo a difendermi, chi si prenderà cura di me?

Fuor di metafora, qual è il tuo modo di proteggerti?
Fare la musica, è l’unico modo che ho.

Un tema che scorre in questo disco tra Spotify, Limousine, il finale ironico di Te Quiero e su tutti Psicologo feat. Fedez è quello della fama. Come ha cambiato la tua vita il fatto di essere emerso grazie alla musica?
In Italia c’è una situazione particolare, perché di solito la fama è accostata ai soldi, ma qui puoi essere famoso e povero. In Psicologo parlo della paura di fallire, ma non nel successo planetario, proprio nella vita, la paura di non riuscire a realizzarsi e quindi a dare una mano alle persone che hanno fatto i sacrifici e che come i miei genitori si sono fatti il culo per non farmi mancare niente, nonostante le difficoltà che abbiamo vissuto a Secondigliano. Nella canzone parlo come se in quel momento fossi diventato Fedez e quindi si capisce che no sto bene con la testa, devo andare dallo psicologo e gli racconto della mia paura di fallire. È tutto un viaggio mentale questa traccia.

Dove poi Fedez c’è davvero. Tra quelli del disco è il feat. più lontano dal tuo territorio.
Premetto che Fedez era il cantante preferito di mia nonna, quindi sono orgoglioso di questa traccia e poi a me piace osare, non voglio rispettare le regole, fare quello che gli altri fanno. La musica per me è aggregazione, fusione tra i vari artisti e i vari stili musicali e infatti in ogni mio album ci sarà sicuramente un artista che non c’entra niente con il mio genere, un’influenza diversa dalla trap, dal rap e in generale dall’hip hop.

Anche gli altri feat. sono molto vari: Fibra, Dark Polo, Tedua, Dref Gold, Gemitaiz. Perché hai voluto proprio loro nel tuo disco d’esordio?
Un po’ per amicizia, per esempio, con la Dark e Tedua sono amico da tantissimo tempo e non vedevamo l’ora di fare un pezzo insieme. Più che una scelta questa dei feat. è stata una cosa naturale, legata all’apprezzamento degli artisti con cui ho collaborato. Ovviamente non voglio ripetere mai la stessa cosa, quindi è importante che i feat. siano diversi per rendere un album vario. Fibra è un mostro sacro uno con cui o scoperto il rap italiano e averlo sulla title track del mio disco d’esordio per me è quasi un battesimo. Poi si susseguono tutti gli altri feat., che si accostano alle altre sfumature del disco, le tracce sono state pensate proprio per gli artisti con cui le ho fatte, cercando di fondere il loro stile con il mio.

Visto che l’album da un lato si spinge in un territorio più urban, dall’altro ha molti punti di contatto con un rap che potremmo definire più vecchia scuola e che anche nelle strumentali hai collaborato con svariati producers, c’è un elemento comune a livello di sound che lega tutte le tracce del disco?
Per quanto riguarda le basi dell’album ho lavorato direttamente con i produttori, direi a quattro mani, ho fatto una ricerca su come esporre il mood di ogni brano con il suono giusto. Nella traccia con Fibra, per esempio, avevo bisogno di un sound che fosse street, non commerciale, però un po’ catchy, un po’ dark, perché doveva trasmettere l’emozione del titolo della traccia Dio perdona io no, quindi il suono cupo della sofferenza e della rivalsa. Alla fine le tracce anche essendo varie si collegano grazie agli skit che ho inserito, che sono un po’ una mini esibizione cinematografica a livello sonoro del mio percorso dell’album, anche per fare entrare l’ascoltatore più nel vivo dell’album.

A tale proposito, torno all’inizio del disco: Dalle Vele si chiude con uno skit nel contesto di un live…
Il pezzo inizia in chiave un po’ ironica con io che dico: “Questa non è una rapina, ma è il primo disco di Enzo Dong”. Poi partono le voci della polizia che mi sta cercando e dice che sono una minaccia per il rap italiano. Questo rappresenta il passato, quello che potevo essere se non avessi fatto musica. Dopo la partenza Dalle Vele c’è l’audio di un live dove io mi esprimo davanti alle persone, come se fossi arrivato al punto dopo quella traccia, quindi una partenza dal punto successivo.

Non avete ancora annunciato dei live, ma sicuramente arriveranno, come te li stai immaginando?
Sicuramente voglio strutturarli in un modo diverso da tutti i live che sono stati fatti in Italia. Se ci sarà la possibilità, voglio creare qualcosa di originale e di diverso, anche in base a come suona l’album con le skit che ho messo. Come ho fatto con le skit nel disco, voglio cercare di portare delle mini scene teatrali nel live. È una cosa da studiare bene. Oltre a questo abbiamo un lungo instore, con date ancora in aggiornamento e poi verranno annunciate le date ufficiali, speriamo in live di alto livello… speriamo a Dio.

Il concerto che ti ha esaltato di più recentemente?
Anuel, uno degli artisti latini più forti a livello mondiale in questo momento. È venuto manco un mese fa a Milano. Io sono un suo super fan, perché anche lui ha avuto delle vicende criminali in passato, perciò è stato arrestato, poi è uscito e ha pubblicato il suo primo disco e ha spopolato in tutto il mondo, quindi mi rivedo anche un po’ nella sua personalità. Il live è stato fortissimo, ero nel backstage, quasi sul palco, ci siamo stretti anche la mano e da super fan è stato forte. Poi, sai, sono stato a tanti concerti di artisti italiani, come Fibra, Marracash, i Dogo, i Co’sang… live storici. Ho fatto la gavetta in passato, io abitavo a Secondigliano di fronte a uno dei componenti dei Fossera, che insieme ai Co’sang formavano la Poesia Cruda e io ho iniziato la gavetta insieme a loro, andando ai live con loro, dove ho iniziato a fare le doppie, in pratica ho visto tutti i loro concerti, che mi hanno segnato e insegnato tante cose.

Nel disco mancano feat. con artisti napoletani. È stata una scelta o più un caso?
Di napoletano nell’album basto io! No, non è stata una scelta, perché i feat. sono nati per il piacere e per il rapporto che già avevo con gli artisti presenti nell’album, ma poi è un disco italiano e ci tenevo a rimarcarlo. D’altro canto io sono sempre stato così, già da Higuain, Secondigliano Regna, sono riuscito a scavalcare il muro che c’è tra la musica campana e quella italiana.

Quella napoletana è una scena che vuoi lasciarti alle spalle?
No, ho sempre collaborato con artisti napoletani, Clemente, Franco Ricciardi, Anthony, abbiamo fatto una fusione tra il neomelodico e la trap, e se un artista napoletano mi chiede un feat. io ci collaboro, però voglio andare oltre ora, tutto qua.

Credito foto: Ufficio stampa

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