Onstage

Gli Eugenio in Via Di Gioia sono Altrove. Anche in Santeria

Non ho mai riso così tanto ad un concerto come ieri sera. Anzi, forse si, ma in quei casi ridevo più del concerto che con il concerto, – non so se mi sono spiegata (che super cattiveria, ndr). Invece ieri sera, alla data milanese sold out degli Euguenio in Via di Gioia in Santeria Social Club, ho riso davvero. Ma ho anche pensato e riflettuto e tutto quello che riguarda il nostro essere più profondi. Perchè la camera degli Eugenio in Via di Gioia è una stazione. E da quella stazione quanti viaggi che partono.

Primo giro di live per il nuovo disco Natura Viva, un lavoro divertente ma che, allo stesso tempo, scava in profondità, con una continua sfida nei confronti dell’ascoltatore. E dello spettatore. Perchè non pensate di andare ad un live degli Eugenio in Via di Gioia senza essere chiamati in causa dal palco. Con giochi, battute, scambi, provocazioni. È un po’ come essere degli oggetti di scena di una performance del teatro dell’assurdo. E, alla fine, i loro concerti sembrano quasi più esibizioni teatrali. Gli Eugenii suonano e cantano con una naturalezza estrema, frutto del loro passato tra le strade di Torino,“Noi siamo nati per strada 6 anni fa, in Piazza Carignano”e si lasciano andare ad intermezzi comici che non sono puri riempitivi, ma parte integrante dello show. Perchè mostrano la loro perspicacia e, a tratti, vera genialità degli anni 2000. Iniziano con la potentissima Inizia a respirare e il cantante e chitarrista Eugenio interpreta i brani non solo con la voce, ma con una mimica e movimenti che si fondono in tutt’uno, e le parole prendono ancora più forza.

Una dopo l’altra seguono alcune delle tracce del nuovissimo album: Cerchi, Il fine e la luna, Camera mia, Pace all’anima e Il tuo amico il tuo nemico Tu, che presentano così: “È quella canzone da cui ci siamo svegliati e poi non ci siamo mai addormentati. Ed era tutto arancio”. E il palco si fa davvero arancio, con tre led minimali ma estremamente scenografici nella loro semplicità. 
Il pubblico canta forte fortissimo. Ride, mamma mia se ride. Ma non scriverò nessuna delle loro battute, perchè dovreste sentirle dal vivo, perchè le battute non si possono davvero scrivere.

Si procede poi con alcune delle tracce più classiche: Giovani illuminati, Emilia e Obiezione. Ma soprattutto: La punta dell’iceberg.
Eugenio prende un cubo di Rubik e lo lancia al pubblico. “Facciamo mischiare questo cubo che è l’universo a qualcuno”. E poi, mentre canta un brano difficilissimo con le parole che si rincorrono a mille allora, lo ricompone, nel giro di tre minuti. Ha risistemato quell’universo disordinato.

Nell’encore non possono mancare Altrove e Chiodo fisso, suonata in un medley con Charlie Urik, cantautore americano amico della band che ha aperto il concerto.
Ma non si poteva finire così, ci sarebbe rimasta un po’ l’aquolina in bocca, quindi si chiude con la scatenata ballata folk, Re fasullo d’Inghilterra.

Me ne torno a casa avendo imparato due cose:
1. C’è una musica italiana, giovane, cantautoriale che è ancora capace di sorprendere.
2. Non avevo mai pensato a quanto potesse essere divertente immaginare Alba Chiara cantata da Vasco Brondi.

Scaletta
Inizia a respirare
Cerchi 
Il Fine e la Luna 
Cameria Mia
Pace all’Anima 
Il tuo amico il tuo nemico tu 
Giovani illuminati
La punta dell’iceberg 
Sette camicie
Emilia
Obiezione
Albero 
Lettera al prossimo
La misura delle cose 
Encore: 
Altrove
Chiodo fisso
Re fasullo d’Inghilterra

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