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Fabrizio Moro, la forza di mostrare i figli di nessuno

Dopo una lunghissima estate senza il suo amato palco, Fabrizio Moro è tornato proprio durante la celebre Ottobrata romana – venerdì 18 ottobre 2019 – nella culla dei suoi più bei ricordi: il Palazzo dello Sport.
Grazie a un opening act coinvolgente e piacevole sulle note indie del giovanissimo Emanuele Bianco (Chabani), il cantautore romano ha subito emanato folate di grinta ed energia pura con un avvio prettamente rock. Fra il countdown sul retro-palco sull’intro di Quasi e le luci psichedeliche giallo-nere, l’arena musicale ha vissuto immediatamente forti palpitazioni, culminate in un iconico Arresto cardiaco.

Sarà solamente dopo La felicità e l’attesissima Figli di nessuno che Moro ha rallentato le sue corse sulla passerella e i suoi rischiosi slanci sulle casse laterali, facendo gli onori di casa, carichi di nostalgia per la lunga assenza dai live, di gratitudine per l’affetto continuo dei suoi fan e soprattutto con un po’ di retrospezione rispetto a quella paura di cambiare strada nel passato che spesso fuoriesce dalla sua penna artistica.

Non a caso il cantautore romano si è indirizzato dopo quel breve prologo su uno dei testi più autobiografici, Per me, dai suoni marcatamente più delicati e dall’assolo rilassante del sax, anche se non è stato l’unico della serata. Infatti l’altro strumento che ha caratterizzato gran parte del blocco centrale del concerto, da 21 anni a Sangue nelle vene, è stato il pianoforte suonato da Claudio Junior Bielli, in grado di regalare un rapido mash-up di alcune canzoni celebri dell’artista, prima di giungere ad un altro prezzo pregiato: Sono solo parole.In questo caso però è giunta in soccorso l’unica ospite della serata, Noemi, che con un outfit puramente casual ha riversato con semplicità tutta la sua delicatezza e dato quel tocco ancor più romantico alla serata, sulla scia delle varie Portami via, Tutto quello che volevi e Tu.

Amore e rivendicazioni, sogni e dolori: il connubio fra le due anime del live è stato altalenante, ma orchestrato alla perfezione, grazie alla cura perfetta dei tempi musicali. Infatti, dalla sentimentale Eppure mi hai cambiato la vita, si è agganciata dolcemente la celebre Non mi avete fatto niente, così come da Quando ti stringo forte si è arrivati a Libero, oppure dall’impegnata Pensa alla dolce Eternità. E i fan come han reagito? Dalle costanti braccia protese verso l’alto e dalle voci sempre pronte a diventare protagoniste nei refrain, sono stati l’anello di congiunzione del live, la vera anima della festa, capaci di scatenare una vera e propria ballata su Alessandra sarà sempre più bella e di attendere impazientemente la parte finale dopo la presunta conclusione su Parole e rumori e giorni.

Oltre a quei cori che han fatto dire a Moro quel “a Roma è sempre così”, il pubblico ha preso consapevolezza dei “figli di nessuno”, immedesimandosi o forse semplicemente capendo di esserne uno di loro.
E Fabrizio Moro, ormai maturo sia per “inciampare su un gradino”, come ha scherzosamente ammesso durante una breve pausa, sia per scrivere pezzi definiti precedentemente ai nostri microfoni ‘benedetti’, può ritenersi soddisfatto per aver gettato luce su queste figure, tanto marginalizzate dalla società, quanto vitali per trascinarla fuori dai guai.

La scaletta del concerto
1. Quasi
2. Arresto cardiaco
3. Tutto quello che volevi
4. Figli di nessuno
5. La felicità
6. Per me
7. Tu
8. Alessandra sarà sempre più bella
9. Eppure mi hai cambiato la vita
10. Non mi avete fatto niente
11. Ho bisogno di credere
12. Giocattoli
13. 21 anni
14. Sangue nelle vene
15. Come te
16. Sono solo parole
17. Quando ti stringo forte
18. Libero
19. L’essenza
20. Sono come sono
21. Da una sola parte
22. Me ‘nnamoravo de te
23. Pensa
24. L’eternità
25. Portami via
26. Parole rumori e giorni
27. Non mi sta bene niente
28. Filo d’erba
29. Pace

Le foto del concerto

Luca Vincenzo Fortunato

Foto di Roberto Panucci

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