Onstage

I Fever333 a Milano: elogio di un concerto autentico. E sudato

Per poter raccontare davvero questo concerto dobbiamo fare un passo indietro, e ripassare una delle basi della musica dal vivo: il concerto sudato, sudatissimo. In un posto chiuso, chiusissimo, senza aria condizionata. E ovviamente sold out.
Ancora più affascinante d’estate, il concerto sudato è una prova di coraggio, un po’ come quella delle antiche tribù, che ti facevano buttare nel fuoco con il veleno negli occhi (chiedetelo ai poveri Mati del Brasile). Non siamo a questi livelli, è vero: ma provate voi a pogare senza sosta in una sauna con un sacco di altra gente maleodorante. Con il soffitto basso e una temperatura percepita pari a 90°. È una prova di fiducia: perchè vuol dire che quella band la volevate vedere davvero, e chi se ne frega dell’aria condizionata. E poi, lasciatemelo dire, i concerti sudati sono i più belli; non c’è niente da fare.

Appartiene a questa categoria quello dei Fever333 di ieri sera al Legend Club di Milano. E nessun’altra cornice sarebbe stata più adatta per il loro rock-rap-punk politicamente impegnato. Che va ascoltato da vicino e sentito con le orecchie e con il corpo. Perchè se c’è una cosa che i Fever333 non vogliono è la distanza che un palco può mettere. Che poi, a cosa serve un palco, quando puoi cantare sulle mani della folla?

Non serve un palco, non serve una mega produzione. La data al Forum di Assago in apertura ai Bring Me The Horizon era stata spettacolare, ma questa è stata incredibilmente più vera. E reale. E concreta. E potente.
Parla tanto di potere Jason, di chi ce l’ha e di chi dovrebbe sentire di averne di più.

“Le persone hanno il vero potere. E voglio che voi riconosciate sempre il vostro potere e la vostra libertà. Dobbiamo tenere duro. Noi oggi siamo qui insieme perché vogliamo mostrare ai nostri potenti cosa vogliamo e cosa vogliamo cambiare”.
Ci fa alzare il pugno chiuso perchè questo, dice, è il nostro potere. “Guardatevi intorno e guardate alle donne che vi circondano. Che devono sentirsi al sicuro ed essere celebrate e rispettate”. Parla di diritti Jason, e di donne e di donne nella musica. E non lo si fa mai abbastanza.

“Ci sono donne che mi hanno sollevato con le loro mani quando mi sono buttato; le donne hanno un forza che gli uomini non avranno mai, quindi grazie di cuore a tutte le donne”, dice dopo essersi arrampicato alle tubature sul soffitto ed essersi buttato sulla folla. Sì, perchè i Fever 333 non stanno mai fermi. E nemmeno il pubblico: pogo, wall of death, circle pit. Ogni pezzo di Strenght in Numb333rs, il loro ultimo album, è un fuoco d’artificio esploso al chiuso. Boom boom boom. Jason, Stephen e Eric li domano alla perfezione, queste bestie feroci, con una presenza scenica che nel panorama punk rock attuale ha pochi rivali.
Le canzoni si fondono una con l’altra in un unico pezzo urlato e graffiato. Fino a quando i Fever333 decidono che il microfono non gli serve più e ci parlano con la sola voce perchè “è il bello di concerti come questo”. Che non ci sono le distanze.
E, per questo, un po’ di sudore lo possiamo anche sopportare.

La scaletta
Burn It
Only One
(“Prey for Me” second part titled “3”)
Made an America
Animal
One of Us
Drum Circle
Inglewood
How Bad?
(“Inglewood” second part titled “3”)
Am I Here?
Prey for Me
Out of Control
The Innocent
We’re Coming In
Hunting Season

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