Onstage

Il report del concerto di Fil Bo Riva a Milano

È partito ieri dal Circolo Magnolia di Milano il tour di Fil Bo Riva a supporto del disco d’esordio Beautiful Sadness, uscito il 22 marzo, a tre anni dall’Ep If You’re Right, It’s Alright, e che prima di tornare in Europa per una sostanziosa serie di date, toccherà questa sera Bologna, domani Torino, per chiudere domenica a Roma.

Romano di nascita, Filippo Bonamici (questo il nome di battesimo del cantautore ventisettenne) è, però, cresciuto a Dublino e da qualche anno vive a Berlino, dove ha scritto e realizzato sia l’EP che l’album. Si sente subito quando parla, conservando comunque un marcato accento romano, e nella sua musica, cantata in inglese su basi strumentali, che parlano un linguaggio anglofono, salvo l’abbandonarsi di tanto in tanto a quel genere di aperture melodiche, che per tradizione appartengono alla nostra musica.

Di fatto, quello di ieri al Magnolia è stato un atteso ritorno a casa per Fil Bo Riva, accolto da un pubblico caldissimo, raccoltosi come in un abbraccio attorno al palchetto interno della venue milanese. Non è uno di molte parole Fil Bo, ma lo dirà a fine concerto: «Abbiamo voluto iniziare il nostro tour dall’Italia, perché ci sembrava giusto farlo e dare a voi questo momento. Per noi è un onore essere qua con voi e ricevere tutta questa energia. Speriamo di avervi offerto una bella serata».

Senza dubbio. E quella a cui abbiamo assistito ieri sera è una di quelle cose rare, che credo si possa definire semplicemente: una pura manifestazione del talento. Accompagnato sul palco da quattro musicisti (batteria, basso, tastiere), oltre all’amico e sodale Felix A. Remm, parte integrante del progetto, alla chitarra, Fil Bo Riva, alla voce, chitarra acustica ed elettrica, piano e synth, ha dato vita a un concerto semplice nei suoi tratti, ma estremamente intenso.

Le canzoni dell’Ep e del disco, già bellissime nella loro versione da studio, sono materiale bollente dal vivo. Fil Bo, look elegante da raffinato dandy, non è uno di primo pelo per quanto riguarda i live, si percepisce chiaramente la sua confidenza sul palco, anche in una prima come quella di ieri. Porta i pezzi con la giusta intenzione, intenso, ma lieve dove la musica lo richiede, senza sbagliare un colpo tiene la platea incollata al palco per un’ora e un quarto.

D’altro canto il pubblico – tutto per lo più tra i venti e i trent’anni – questo concerto lo stava aspettando da tempo: lo si sente nell’aria appena entrati al Magnolia e poi nel corso di tutto il live, mentre cantano ogni singola parola di ogni singola canzone. Non sarà quello di San Siro o del Forum, ma Fil Bo Riva ha il suo piccolo esercito di aficionados e, a giudicare da quanto visto ieri, può solo crescere.

Anche la scaletta gira a meraviglia, scardinando le tappe di quel viaggio dalla Sadness al Beautiful, che regola il disco, Fil Bo Riva parte da Go Rilla, un’invocazione allo spirito selvaggio della musica, il giusto rituale con cui avviare non solo questo concerto, ma l’intero tour. Time Is Your Gun, Is It Love?, Blindmaker e Franzis, tratta dall’Ep, amatissimo dal pubblico presente, offrono solide fondamenta a uno show immersivo.

Il terreno è pronto per la chicca dell’album, L’impossibile, pezzo con il ritornello non in italiano, ma proprio italiano, con quegli echi che vanno dalla tradizione di Sergio Endrigo e Luigi Tenco, fino all’oggi di Cesare Cremonini. Più che una dedica, questo pezzo è la chiave di casa per Fil Bo Riva, il pubblico lo ama e alla fine escono gli accendini, giustamente, come ai vecchi tempi.

Seguono Killer Queen e Greeningless, due pezzi vecchi, che tengono decisamente alta la temperatura del live. In realtà non si abbasserà fino alla fine, perché L’over, Radio Fire e Head Sonata sono tre bombe, il cui fragore è spezzato per un attimo solo dal pezzo strumentale durante il quale Fil Bo, nelle retrovie si concede una sigaretta (che dandy!).

Ci provano a quel punto a uscire di scena, ma a richiamarli sul palco è un tripudio. Tornato in solitaria Fil Bo Riva regala una perla piano e voce, The Falling, tratta sempre dall’Ep, cui praticamente affidata la chiusura. Raggiunto dalla band, poi, dopo Baby Behave, piovuta sul silenzio quasi religioso della platea, è Like Eye Did, suonata in un mash-up azzeccatissimo con San Francisco di Scott McKenzie, il pezzo con cui Fil Bo Riva saluta la sua army of love. Se avete  voglia di un bel concerto, fatto di buona musica e belle vibrazioni, sapete dove trovarlo. Bentornato Fil Bo Riva.

Scaletta:
Go Rilla
Time Is Your Gun
Is It Love?
Blindmaker
Franzis
L’Impossibile
Killer Queen
Greeningless
L’over
Radio Fire
Pezzo strumentale
Head Sonata
Bis:
The Falling
Baby Behave
Like Eye Did/San Francisco (cover di Scott Mc Kenzie)

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