Onstage
fink-milano-2019-recensione-concerto-12-novembre

Fink: una bolla di suono ed emozione in Santeria a Milano

È avvenuto quasi per caso il mio incontro con Fin Greenall, in arte Fink, e con la sua musica. Correva l’anno 2014 quando, sulle vie infinite di Spotify, mi sono imbattuta nell’arpeggio di Looking Too Closely, nella trasparenza di quelle parole, nella raffinatezza di un intero album, Hard Believer, da cui ho iniziato ad approfondire chi fosse e che cosa facesse questo artista di Bristol. Gli esordi da dj e remixer elettronico, la collaborazione come produttore con John Legend, Bonobo e Amy Winehouse e la svolta cantautoriale policromatica, dalle tinte indie rock, folk e blues, da Biscuits For Breakfast (2006) a Resurgam (2017).

Ho inviato link, canzoni, testi in occasione di conversazioni e confronti musicali, veicolando la sorpresa e l’apprezzamento verso una tale ricercatezza di suono. L’ho introdotto all’intera sala di un cinema quando, durante la proiezione del film Collateral Beauty, riconoscendo proprio le note di Looking Too Closely, ho esclamato: “Ma questo è Fink!” facendo voltare la platea. Oltre a tutto ciò, non essendo mai riuscita a partecipare a un suo concerto, aspettavo la data annunciata in Santeria a Milano con trepidazione.

All Give Tour 2019 celebra la pubblicazione del nuovo album Bloom Innocent, pubblicato il 25 ottobre da Ninja Tune / R’COUP’D. Un disco registrato nello studio berlinese dell’artista che annovera il fondamentale apporto, da Londra, del produttore Flood per un risultato che “sfida la forza di gravità, sfiora il cielo e raggiunge le stelle di un uomo in missione” come dichiarato dallo stesso Fink.

È su queste atmosfere che si apre il set nella location milanese, gremita ed entusiasta. Un palco dall’allestimento minimale, un gioco di luci sapientemente calibrato dall’inizio alla fine, quattro musicisti e polistrumentisti fenomenali (tra i quali i fedeli Guy Whittaker e Tim Thornton) alle due batterie, basso, violino, tastiere e chitarre. La sei corde di riferimento è quella di Fink, quella dalle sfumature a vortice riprese dall’artwork di Hard Believer, in risalto sul completo nero, elegantissimo, dell’inglese.

We Watch The Stars inaugura il focus sul più recente lavoro in studio, eseguito quasi per intero, nel susseguirsi e alternarsi di Warm Shadow, Once You Get A Taste, I Just Want A Yes, la title track Bloom Innocent e l’esoterica Out Loud. Sonorità che sfuggono alle aspettative, volano sopra i successi precedenti e recuperano una qualità sempre più rara nel panorama attuale. L’effetto totalizzante rimbomba nel ritmo incalzante della doppia percussione, atrio e ventriloquo del groove, su cui si intersecano gli arrangiamenti eterei del violino, del pianoforte e della linea vocale intensa e fibrosa.

Irrinunciabile il salto all’indietro tra i componimenti più significativi e attesi dai fan. L’ancestrale Resurgam, la sentitissima Yesterday Was Hard On All Of Us resa in versione unplugged, da seduto e accompagnata da una richiesta implicita di rispettare quell’istante, immortalarlo nel ricordo e non in foto o video. Attraverso i sentieri sussurrati e imprevedibili di Pilgrim e alle crepe in cui si incanalano le melodie di Cracks Appear, si giunge al picco emozionale dei primi accordi di Looking Too Closely, specchio rappresentativo della musica di Fink. Il racconto di esperienze che sembrano appartenere a dimensioni lontane, parallele, e che, invece, verso dopo verso si posano sulle nostre vite, trasformano concetti in concreti spunti di riflessione, fondono due universi, il primo che ruota attorno al palco, il secondo ad ogni singola individualità.

Nella coda strumentale conclusiva esplodono, infatti, commozione e applausi di gratitudine. Una scia empatica che culmina, sul finale, nella dedica d’amore di This Is The Thing, dall’album Distance And Time: l’impossibilità di coniugare, forse, due aspetti della stessa persona, quella di uomo e quella di artista. And the things that keep me alive, keep me alone confessa il musicista, non sottraendosi, però, ad un coraggioso atto di condivisione ed empatia che pervade il pubblico, attonito in una bolla di brividi e vibrazioni.
Le luci si spengono ma c’è ancora tempo e desiderio di suonare. Fink appare di nuovo e intona Walking The Sun, cover di Chaka Khan, modo per salutarsi con una nota di ottimismo, con lo scherzoso invito di ritrovarsi tutti a San Siro per il post concerto e per percepire il calore estivo di qualche mese fa. E lui che, in una piovosa serata autunnale, ha riscaldato con tanto sentimento i cuori di lo ha ascoltato, quest’ultimo obiettivo lo ha sicuramente raggiunto.

Setlist:
We Watch The Stars
Resurgam
Warm Shadow
Once You Get A Taste
I Just Want A Yes
Yesterday Was Hard On All Of Us
Cracks Appear
Bloom Innocent
Pilgrim
Looking Too Closely
Out Loud
This Is The Thing

Walkin’ In The Sun (Chaka Khan cover)

Laura Faccenda

Foto di Robin Alysha Clemens

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI