Onstage
foto-concerto-fka-twigs-milano-29-novembre-2019

FKA Twigs a Milano: una serata fatta di sentimenti

Il Fabrique si riempe, i QR code dei biglietti sull’app di Dice bippano, le birre si accumulano, quasi la speranza di vedere un’esibizione vacilla con il prolungarsi dell’attesa. Ma ecco che una voce proveniente direttamente dall’alto dei cieli irrompe sul brusio della folla. Fka Twigs si annuncia, nella sua unica data italiana (venerdì 29 novembre a Milano), cantando a cappella le prime strofe di Mary Magdalene: “A woman’s work / A woman’s prerogative / A woman’s time to embrace / She must put herself first”. Un fascio di luce debole si accende e da dietro il tendaggio nero che oscura il palco esce questo essere esile e ultraterreno, adornato di enorme cappello con piume e strascico bianco.

L’esibizione di Fka Twigs parte dalle origini: Water me, Pendulum, Figure 8, Video Girl. Lei, la ragazza dei video, quella che prima di diventare una cantante internazionale era la ballerina più pagata sul set, ora regala al suo pubblico un concerto con traiettoria impazzita. Momenti di penombra e silenzio in cui è solo la sua voce ad occupare la scena, altri in cui assieme al corpo di ballo si lancia in coreografie hip hop accompagnate da flash psichedelici. Alcuni intermezzi scandiscono il concerto e mentre i ballerini danzano liberi sulle note di una canzone di Twigs, lei si dà al cambio d’abito.

Dopo la pausa è il momento dei brani tratti dall’ultimo album, Magdalene, in cui la vulnerabilità e la forza di Twigs si fondono tra testo, voce e performance, regalando una visione chiara del suo cuore spezzato e riassemblato. Con Mary Magdalene riflette sul fatto che, secondo la visione maschilista, sembra necessaria la presenza di un uomo per validare la grandezza di una donna; con Home with you invita a prendere decisioni di pancia; Sad Day è la disturbante ballad su una sola nota. Segue un momento in cui Twigs si esibisce con la spada. Coni di luce e fumo riverberano la sua ombra infinite vole e la sagoma di una donna con lunghe trecce e spada alla mano si staglia gigantesca sul Fabrique. Credetemi, la prima volta che si vede un cantante brandire un’arma bianca al proprio concerto non si scorda mai.

Il tendone finalmente crolla e scopre un’impalcatura di metallo a due piani: a quello superiore alcuni performer suonano strumenti, in basso si muovono i ballerini, come ingabbiati dall’incrocio dei pali. Twigs fa il suo ritorno in scena con giaccone a frange e artwork di Magdalene. È il momento dei pezzi più caldi e ritmati: Fukk Sleep e Holy Terrain. I ballerini si muovono da un lato all’altro del palco come un corpo unico, mentre lei si toglie qualche sassolino dalla scarpa e canta quella meravigliosa ramanzina agli uomini incapaci di affrontare i propri sentimenti che è Holy Terrain.

Daybed sembra riportare la calma sul palco. Twigs, incorniciata da una luce rossastra, per la prima volta si siede a terra per un’attimo di pausa, o almeno ci prova. A metà brano si rialza con mosse di danza, non riuscendo proprio a resistere alle note, un po’ come tutti nel pubblico. Si vedono gruppi di ragazzi che ballano, fidanzati che perdono ogni dignità mentre si lanciano in acuti e movimenti improbabili davanti alla consorte. Insomma, la musica di Twigs è irresistibile. Mirrored Heart è uno dei pezzi più commoventi e Twigs lo canta con il microfono ben ancorato a un’asta. Con la voce raggiunge picchi altissimi e perfetti che scatenano applausi a scena aperta. Tra virtuosismi e scatti del corpo si scivola verso la sexy Papy Pacify.

Stacco. Le luci si spengono e riaccendono. Un palo chilometrico è stato portato in scena. Fari viola accolgono una Twigs in bikini luccicante e tacchi infiniti. La prima volta che si vede un cantante fare la pole dance al proprio concerto (sì, come nel caso dell’arma) non si scorda mai. Lei volteggia ad altezze sconsiderate e mostra tutta la forza di cui è capace. Il richiamo al video di Cellophane è quasi scontato e infatti, tempo di un cambio d’abito finale che la vede con gonna ampia da dama di corte (ma a scacchi) e di cantare Two Weeks, ed ecco il suo turno. Cellophane racconta l’insuccesso e la rinascita Twigs, tra pianoforte e beatbox, tra sinuosità di una voce cristallina. Il parterre è ipnotizzato. Almeno una porzione, l’altra invece cade in preda a momenti di tenerezza infinita. Coppie di mezza età che limonano; quei fidanzati che avevano perso dignità ballando la ritrovano, appoggiando il mento sulla spalla della compagna e canticchiando all’orecchio parole d’amore; due ragazze attraversano la platea per poi fermarsi di lato e concedersi un lungo, lunghissimo, bacio.

Twigs, felice, dal palco ringrazia Milano con una voce talmente esile che sembra impossibile provenga dalla stessa bocca che ci ha stregati per più di un’ora. “Thank you Milan” e qualche minuto di applausi concludono una serata fatta di sentimenti.

Anna Zucca

Foto di Elena Di Vincenzo

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI