Onstage
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Florence incanta anche Torino

A Torino, il 18 marzo 2019, va in scena la seconda e ultima data di Florence + The Machine in Italia per questo tour in supporto alla nuova fatica discografica: High As Hope. A tre anni dalla precedente apparizione al Pala Alpitour, oggi come allora pieno come un uovo, ritroviamo tutto il dirompente talento di Florence Welch e la sua straordinaria band, con un album in più ma con un’immutata voglia di stupire.

Per innamorarsi di Florence ci vogliono cinque secondi netti: il tempo di metabolizzare il primo passo di danza a piedi scalzi, al suo ingresso sul palco. Quando ricorre poi a quella sua ugola d’oro la cotta diventa ancora più irreversibile. Incredibile il modo in cui l’icona londinese dai capelli rossi riesca a ballare e cantare senza mai discostarsi dalla precisione assoluta. C’è una quantità smisurata di creatività all’interno di quel leggiadro corpo ballerino. La band non può far altro che accompagnare Florence e plasmarsi intorno alla sua performance, fatta di movimenti ipnotici e sublimi vocalizzi. Noi, dal parterre o dalle tribune, non possiamo far altro che constatare come non possa esistere un palco abbastanza grande per contenere tutta l’energia di questa autentica forza della natura.

Lo show si avvia con le prime due tracce del quarto e ultimo album in studio, binomio perfetto per dare fuoco alle polveri, e continua con Between Two Lungs (dal debutto Lungs, 2009) e Only If for a Night (Ceremonials, 2011). E a questo punto le energie spese da Florence superano già le riserve di una persona media. Ma lei sembra abbia fiato per gonfiare un dirigibile e l’energia per farlo volare intorno al globo, perciò non perde mai il controllo. Anzi, non sembra aver bisogno di pause, che si concede giusto per scambiare qualche parola col suo affezionatissimo pubblico. “Mi sento a casa qui in Italia”. Anche con delle semplici frasi circostanziali riesce a manifestare la sua anima artistica, perché all’incontenibile vitalità del suo cantato alterna una sensuale flemma nel parlato, che incanta, ancora e ancora.

Il repertorio del combo britannico è andato arricchendosi significativamente negli ultimi anni, tant’è vero che da High as Hope e il precedente How Big, How Blue, How Beautiful, i due dischi che si spartiscono la maggior parte della setlist, viene estratta una serie di singoli di assoluto riferimento per la fanbase. Ne sono un esempio Queen of Peace, South London Forever e la potentissima Patricia, con tanto di dedica a Patti Smith. La presenza della sacerdotessa del Rock nel percorso artistico di Florence è evidente. Non solo viene spesso citata tra le sue grandi fonti di ispirazione, ma viene anche naturale vedere un passaggio di testimone, da una grande donna a un’altra, da un simbolo del rock a un altro. E Florence regge da sempre il peso di un confronto così scomodo con un’eleganza da lasciare senza parole. “Diamo il benvenuto a Patti”, che in qualche modo è come se prendesse posto nel parterre del Pala Alpitour, in mezzo a una folla in delirio.

Gli highlights della serata sarebbero troppi da elencare, ma tra l’evergreen Dog Days Are Over – ancora oggi uno dei brani più amati dal pubblico – e la già classica Ship to Wreck, il concerto trova il suo perfetto equilibrio quando alterna in rapida successione le due anime della sua regina. Da un lato quella elettrica di Moderation, dove la fisicità raggiunge il suo bellissimo apice tra una piroetta e un salto, dall’altro quella emotiva di A Sky Full of Songs, magnifico e atipico singolo che esalta la bellissima voce di Florence. Un brano quasi a cappella, in un’epoca di ritmi sovraprodotti: il manifesto di un’artista unica al mondo.

Dopo una manciata di altri pezzi (tra cui, come nel resto della tournée, non figurano le hit Sweet Nothing e You’ve Got the Love) e un encore composto da Big God e Shake It Out, Florence and The Machine congedano la platea italiana. Ma per fortuna è solo un arrivederci alla prossima estate.

Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

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