Onstage

Pagani e Guccini raccontano Note di viaggio – Capitolo 1 – Venite avanti…

Il cantautore lui nemmeno lo voleva fare, infatti, oggi, all’alba degli 80, Francesco Guccini si gode il suo buen ritiro a Pavana e l’attività di scrittore, finalmente a tempo pieno. Come sempre, però, anche questa volta sono state le canzoni a fare tutto, «perché la canzone è una sorta di gibigianna, e cioè riflesso di luce su una superficie – ha spiegato – non sta ferma, si allarga, viaggia, conquista territori e persone, con trame che sfuggono, attraverso passaggi che ignori… Perché la canzone è magia, un fenomeno continuamente migrante».

Nei loro giri le sue hanno parlato a molti, divenendo opera imprescindibile per chi si voglia avvicinare al cantautorato. Così, Note di Viaggio – Capitolo 1 – Venite Avanti…, la raccolta di alcune delle belle canzoni di Guccini reinterpretate da alcune delle grandi voci della musica italiana, si è fatta quasi da sé. O meglio, con Mauro Pagani, deus ex machina dell’operazione, che ha prodotto e arrangiato tutti i brani di questo primo capitolo, al quale seguirà nel 2020 il secondo, e Guccini a battezzare in veste di autore il progetto, sono stati gli interpreti stessi a scegliere le canzoni che volevano interpretare, secondo predilezioni personali e amori, in alcuni casi, insondabili.

«Non avrei mai pensato, ad esempio – ha confessato Guccini – che qualcuno volesse fare Tango per due, perché non è una canzone facile», qui la troviamo nell’interpretazione di Nina Zilli. «L’avvelenata, invece, volevano farla tutti. Sembra che abbia scritto solo quella, Dio è morto e La locomotiva. Una volta persino Vasco Rossi in un bar venne a complimentarsi per L’avvelenata, gli dissi: “Guarda che ne ho scritte tante altre”. E lui: “Eh, ma quella lì…”», per questa volta, se la sono accaparrata Manuel Agnelli e Mauro Pagani.

Note di viaggio, insomma, è un lavoro eccezionale, per il peso specifico degli artisti che ha coinvolto e di cui parleremo più diffusamente più avanti, ma anche e soprattutto perché è riuscito a stanare il Maestro Guccini, tornato a regalare parole e voce, nell’inedito Natale a Pavana. «Ho dovuto insistere parecchio per farlo cantare, ma vedevo che aveva un luccichio negli occhi – ha raccontato Pagani, che per registrare la voce di Guccini è salito sull’Appennino Tosco-Emiliano, fino a Pavana e al salotto del Maestro -. Gli avevo chiesto un testo e lui mi ha dato una poesia di due pagine e mezzo in dialetto pavanese, dove parla di quando, con la sua famiglia, festeggiava il Natale a Pavana».

«Sono contento per il dialetto pavanese, che non ha mai avuto i suoi autori e ora è assurto agli onori della cronaca con questa canzone – ha spiegato Guccini -. La bellezza di quei Natali era non solo il tornare là dove ho cominciato, ma anche l’occasione di festa, si mangiavano i tortellini, pensate, solo per Natale! Modena era per me allora bambino città di privazione e sofferenza a differenza di Pavana che era un luogo di felicità, allora ho scritto questa poesia per un volumetto di un amico».

E ora eccola, divenuta canzone, alla testa di altri undici brani che sono stati non solo musicalmente formativi per gli artisti coinvolti, ma anche umanamente: «È stato bello constatare l’amore e il rispetto che il mondo della canzone italiana ha per Guccini. Per me la grande emozione è stata anche scoprire pezzi che non conoscevo. È stata una grandissima occasione di crescita – ha detto Pagani -. Già avevo un’altissima reputazione del lavoro di Francesco, ma adesso ancora di più ed è stato proprio attraverso la rilettura dei suoi testi e la frequentazione dei pezzi cosiddetti minori che è cresciuta ulteriormente».

«Nella raccolta – ha continuato -, l’operazione interessante è stata fare in modo che ogni brano sembrasse un bel brano del repertorio dell’artista che lo interpreta. Questo significa rimuovere ostacoli, mettere nell’arrangiamento le cose che hanno veramente valore e che non si frappongono tra chi ti sta dicendo qualcosa e l’ascoltatore». Oltre ai brani citati, in questo primo capitolo ci sono Auschwitz, interpretata da Elisa, che ebbe il nonno imprigionato in un campo di concentramento nazista, come il padre di Guccini, Scirocco cantata da Carmen Consoli, Canzone quasi d’amore da Malika Ayane e Noi non ci saremo da Margherita Vicario. «Sono rimasto meravigliato dall’intensità con cui le interpreti femminili sono riuscite a interpretare il repertorio di Francesco, sentire voci sottili, capaci di volare e di sostenere il testo in un altro modo mi è piaciuto in maniera spesso commovente», ha confessato Pagani.

E, poi, ci sono Incontro cantata da Ligabue, Stelle da Giuliano Sangiorgi, Vorrei da Brunori Sas, Quattro stracci da Francesco Gabbani e Canzone delle osterie di fuori porta interpretata da Samuele Bersani e Luca Carboni. Li vediamo tutti insieme appassionatamente sulla barchetta, rigorosamente rossa, del murales realizzato dallo street artist Tvboy in via Paolo Fabbri a Bologna e utilizzato come cover per questo Capitolo 1. Viaggiano, come le canzoni che li hanno uniti, pronte a conquistare nuove persone e territori.

Credito foto: Paolo De Francesco

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