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Il racconto del concerto di Francesco Renga a Mestre

Il concerto di Francesco Renga a Mestre, inserito all’interno di un tour iniziato la scorsa primavera all’Arena di Verona e che terminerà a maggio 2020 con alcune tappe in giro per l’Europa, non è semplicemente una lunga riproposizione di brani che hanno caratterizzato la sua fortunata carriera solista. Ma un vero e proprio viaggio personale portato nel contesto di un teatro, con il live che è il punto di approdo vero e tangibile della vita di un artista.

Un teatro che ospita dopo anni di palasport la convincente performance di colui che abbiamo conosciuto come cantante dei Timoria, una delle rock band più valide uscite dall’Italia, ed altrettanto apprezzato in questa nuova veste pop. Un concerto come quello portato per la promozione de L’altra metà, in un contesto come quello del Teatro Toniolo, dove la modernità delle sedie si sposa con un affresco che guarda tutti dall’alto, vive due anime, quella del pubblico seduto e quella che, durante L’amore altrove, invade il parterre dopo che lo stesso Renga è sceso tra il pubblico per prendere l’abbraccio dei fan. Fan che, durante i numerosi intermezzi strumentali, sono stati autore anche di un diffuso e fastidioso chiacchierare amplificato dal contesto di un teatro, unico cono di ombra di tutta la serata.

Il palco, che presenta numerosi musicisti ai quali verrà dato spazio per mostrare il loro talento alla fine di un lungo medley, è caratterizzato da cinque parallelepipedi di materiale riflettente, che in alcuni momenti del concerto creano dei giochi di luce dai quali non si può rimanere indifferenti, come non a caso in Nuova luce. Ed è lo specchio uno dei protagonisti dell’intero concerto, come ad esempio in un monologo che ha introdotto Era una cita che ti stavo aspettando, con lo specchio che è quello strumento spesso dimenticato da una società pronta a scappare alle proprie responsabilità e a sfuggire il confronto con sé stessi. E il tutto con un risvolto anche politico, criticando un modello di vita che crea dei bisogni che non dovremmo avere, dimenticando la bellezza delle piccole cose.

L’esibizione di Francesco Renga alterna momenti pop ad altri squisitamente rock, come nel lungo medley nella seconda metà del concerto, con alcune incursioni su generi non tipicamente tricolori come l’intro dal retrogusto southern che ha aperto Ci sarai o l’intermezzo reggae su Meravigliosa. Non mancano le ballad, come quella della title track dove la voce di Renga si mescola ad una sua base preregistrata per creare un’affascinante dinamica, o l’accoppiata Ancora di lei e Angelo, che svelano l’anima più intima dell’artista, che in quello che è stato il suo primo monologo si trova a parlare dell’amore per la madre, che quando venne a mancare gli fece cadere il mondo sotto i piedi. Un dolore esorcizzato con il brano Ancora di lei proprio in un momento nella vita nel quale sembrava aver riscoperto, grazie ad un’altra persona, questo amore totalizzante.

Tanti pezzi e molti spunti di riflessione in un viaggio personale che si chiude, forse non a caso, con l’ultimo e il primo brano cantati al Festival Di Sanremo: ciò che deve fare un cantante nelle sue esibizioni viene riassunto alla perfezione nelle due ore scarse di concerto di Francesco Renga, musicista capace letteralmente di reinventarsi alla fine degli anni Novanta, riuscendo in un’impresa tentata da molti ma riuscita a pochi.

La scaletta del concerto
L’unica risposta
La tua bellezza
Nuova luce
L’altra metà
L’odore del caffè
Migliore
Vivendo adesso
Ancora di lei
Angelo
A un isolato da te
Ci sarai
Era una vita che ti stavo aspettando
Il bene
Meravigliosa

Medley: Dove il mondo, L’Impossibile, Cambio direzione, L’uomo senza età, Ferro e cartone, Faccia al muro (la nuda verità), Un’ora in più
L’amore altrove
Scriverò il tuo nome
Prima o poi
Il mio giorno più bello del mondo
Guardami amore
Aspetto che torni ballad
Raccontami

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