Onstage
megasalvi-1989

Megasalvi di Francesco Salvi compie 30 anni

Del perché oggi ci scappi ancora un sorriso quando parte una Esatto! o una C’è da spostare una macchina e non un moto di vergogna, o una menzogna del tipo “ma va, non mi ricordavo di questa!” ci si potrebbe scrivere un libro. Più sinteticamente potremmo dire che ricordiamo queste canzoni e l’album Megasalvi perché fu un successo clamoroso per l’epoca e si inserì nell’immaginario positivo collettivo di quegli anni, che oggi, chi oscilla in zona quaranta, ricorda come i migliori anni dell’infanzia e adolescenza.

Ma dove si inserì Salvi esattamente e quali furono i meriti che oggi, a trent’anni dall’uscita dell’album, ancora ce lo fanno ricordare?

Il genere demenziale non lo inventò di certo lui, prima di allora dei veri e propri mostri sacri comandarono la scena alla fine degli anni settanta, Skiantos e Squallor su tutti, né fu portatore di singoli epocali, seppur pertinenti per i tempi e di certo non inferiori ad hit che hanno continuato negli anni ad abitare per poco tempo i piani alti delle classifiche dei singoli (Rovazzi docet recentemente). Meno romanticamente fu l’artista giusto, al posto giusto nel momento giusto, quello della nascita di una nicchia di nuovi potenziali acquirenti di prodotti musicali. Una nicchia che in breve tempo divenne da molto promettente a fondamentale.

30 ANNI FA…
Un piccolo passo indietro per spiegare meglio cosa nacque proprio in quel periodo.
Siamo negli anni ottanta dove la disco music ancora vendeva e parecchio, idem alcuni cantautori nostrani e anche il rock (Pink Floyd, Knack, Police ecc..), ma quello che oggi potrebbe far strabuzzare gli occhi sarebbe vedere nelle prime posizioni delle classifiche brani come Remì o l’Ape Maia.

Le canzoni per bambini vendevano eccome, i motivi non possiamo affrontarli ora, basti pensare che la hit di Katia Svizzero restò 23 settimane in top 20 arrivando anche alla numero 1 per una settimana, mentre Remì e le sue avventure pur fermandosi a “sole” 19 settimane, mantenne la testa dei singoli più venduti per ben quattro settimane consecutive. Teniamolo come dato di fatto.

Appurato questo, e parlando di generazioni e consumatori, possiamo dire che trent’anni fa il mercato era diviso in due: musica da adulti e musica per bambini. Cosa successe di nuovo? Entrarono in gioco gli adolescenti.
Una fetta di pubblico in costante crescita a livello numerico e che aveva gusti in contrapposizione con gli adulti e ovviamente (seppur continuasse a guardare i cartoni in tv) distante dai vari Fivelandia e compagnia bella.

Ecco dove Salvi, un Jovanotti l’anno precedente e successivamente gli 883 fecero fortuna e numeri. Gli attenti discografici del tempo non persero tempo a buttare sul mercato tonnellate di questi prodotti e i risultati arrivarono immediatamente.

Anno 1989, concorrenza spietata: tra una Lambada, un The Look dei Roxette, un Viva la mamma di Bennato, una Like a Prayer di Madonna e Sowing the Seeds of Love dei Tears for fears, l’unico artista con ben due hit in classifica quell’anno indovinate chi fu? Esatto (perdonate il gioco di parole), proprio Francesco Salvi.

Fu un botto vero. Anche a Sanremo, lo stesso anno, dove Jova finì quinto con la sua Vasco e Salvi settimo con Esatto. Facciamo subito un distinguo però: Jovanotti uscì con canzoni sicuramente scanzonate e ad un’analisi attenta derivate e non certo di spessore, ma comunque non si avvicinò mai al genere “demenziale” nel quale Francesco Salvi, da par suo, si buttò a capofitto. Dopo di lui e prima degli EELST (altro campionato a livello musicale), il clamoroso successo lo riscosse solo il “caso” Rapput, di Bisio e Tanica (a proposito di EELST).

IL DISCO
L’album. Musicalmente un’accozzaglia di sonorità elettro che sono invecchiate male, ma con al suo interno cinque singoli che a vario titolo sono entrati nei ricordi dei più. Esatto!, C’è da spostare una macchina, Taxi, Il lupo e Son Contento fecero sfaceli. Quello che oggi è normalità, allora fu una novità clamorosa: si videro per la prima volta sulle bancarelle dei mercati di paese palesi e grossolane riproduzioni non autorizzate di magliette e capellini con gli slogan “Salviani”. Chi non ricorda la t-shirt con scritto “scusate le spalle” e “scusate la faccia”?. E ne vendettero migliaia.

Salvi, dal canto suo si era ritagliato un ruolo di comico di grande successo del tubo catodico con il Drive In e per questo non fece fatica a far ridere e ad entrare nelle musicassette di un pubblico ben più ampio della fascia d’età dei ragazzini. Anzi a dir la verità, se i ricordi non sono troppo annebbiati, nell’ambiente era sicuramente meglio visto e accettato rispetto allo stesso Jovanotti, che veniva “accusato” di dare cattivo esempio. I genitori insomma erano ben più contenti di dare in pasto ai propri figli un Salvi innocuo piuttosto che un Jovanotti, peccato che a leggere i testi il primo parlava di droga e del problema che costava troppo, mentre il secondo faceva la predica agli abusi del Vasco Nazionale. Misteri e bellezze dell’opinione pubblica.

…E OGGI
Oggi Megasalvi rimane quello che è: un ricordo che fa sorridere perché ci ricorda i bei tempi andati, quelli senza grosse preoccupazioni sul presente (perché in famiglia non mancava niente ai più all’inizio dei novanta) e sul futuro. Sarebbe, anche solo per questo motivo, terribilmente ingiusto archiviare quella di Salvi come musica spazzatura. Piuttosto ringraziamolo se a distanza di trent’anni, in un mondo che è sicuramente peggiorato per molti aspetti, ancora riesce a strapparci un sorriso.

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