Onstage
franco-126-roma-2019

Franco 126 è il cantautore della nuova generazione

Marcia innestata, gas, motore su di giri. E al concerto di Franco 126 a Roma, in un Atlantico imballato come non si vedeva da tempo, la partenza è attenta sin da prima dell’ingresso sul palco. La cura del pre-concerto è fondamentale per avviare bene la serata, basta con le solite compilation mandate a caso. La selezione è accuratissima: da Sergio Caputo a Franco Califano, passando per Claudio Baglioni e Vasco Rossi. Classici che il pubblico canta a squarciagola, classici che hanno formato lo stesso cantautore in equilibrio tra la trap e l’indie pop.

Lo squarcio generazionale lo si avverte pochi secondi prima dello spegnimento delle luci: parte Minuetto di Mia Martini, scritta da Califano. Le tremila (stimate) voci dell’Atlantico formano un coro unico trasformando la delicata disperazione della canzone in un inno da stadio. Un momento stupendo, calibratissimo, che fa interrompere il brano nella sua ascesa al climax finale. In un boato, Franco 126 sale sul palco. Chi ha superato i 30 anni asciuga la commozione che la potenza del canto fortissimo, inebriante, ha scosso di brividi. Ora c’è Franco sul palco, ma non si può non pensare che, con tutta probabilità, a Mia Martini questo coro da stadio sarebbe piaciuto tantissimo.

Franchino è in ottima forma, emozionato quanto basta, ottimo a incitare la folla e chiamare i cori. Nonostante l’acustica dei suoni ad un certo punto si dimentichi il prezioso concetto dell’equalizzazione, le canzoni funzionano ad orologeria calcolatissima. La scaletta di Franco 126 a Roma inanella una perla via l’altra: una tripletta scaldafolla all’inizio con Fa lo stesso, San Siro e Brioschi, la salita di marcia con Noccioline lanciata da un brevissimo intervento (“Solitamente a questo punto del concerto tiriamo fuori una serie di birre, per l’esattezza tre bire” se la ride Franchino nel microfono caricando il pubblico all’inverosimile). C’è un’aria di leggerezza sorridente mista a nostalgia. Gli amori finiti, gli amici di sempre, la difficoltà dei sentimenti: i testi di Franco 126 raccontano l’universo incantato di chi sa conservare con cura l’autenticità e preferisce non soccombere allo scetticismo. Almeno, non prima del tempo. Lo spazio agli omaggi non manca con le “califfate”, un medley acustico dedicato a Franco Califano, grande ispiratore di Franchino, che comprende tra l’altro due capolavori come Io non piango e La mia libertà.

La band della crew 126 lo accompagna come naturalmente ci si aspettava, ed è fresca e divertita. Il palco è un parco giochi, finalmente, spogliato di effetti speciali eccessivi e restituito nella simulazione di una camera da letto. La stanzetta dove entrano amici e ospiti speciali come Gemitaiz, che infiamma il pubblico duettando su Senza di me (anche se manca Venerus, il pezzo è una bomba totale), e Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti, che partecipa al ritornello di Stanza singola (annunciata da Franco come “La title track del disco… La canzone che dà il titolo al disco, rega’, non avete capito?”). E proprio il frontman dei Thegiornalisti, nella giornata in cui la sua band ha annunciato il concerto al Circo Massimo, regala la consacrazione definitiva al talento di Franco: “Fate un grandissimo applauso alla migliore penna di questo momento”. E tra gli applausi di approvazione, nell’atmosfera gioiosa e divertita del live, viene davvero da dar ragione a Paradiso. Franco 126 ha dimostrato con la sua sincerità e con un concerto sold out di quelli genuini e meritati, di meritarsi un posticino tutto suo nella cosiddetta nuova scuola romana. Della quale continueremo a (sentir) parlare anche noi vecchi.

La scaletta

Fa lo stesso
San Siro
Brioschi
Noccioline
Nuvole di drago
Solo guai
Sempre in due
Senza di me
(con Gemitaiz)
Parole crociate
Oi oi
Interrail
Stanza singola
(con Tommaso Paradiso)
Medley Califfate (omaggio a Franco Califano)
Ieri l’altro
Vabbè
Frigo bar

Le foto

Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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