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Fulminacci a Milano: il racconto del concerto

La band si posiziona e attacca una melodia familiare, tra luci intermittenti e un grosso fulmine che pende al centro del palco. Fulminacci (o Filippo come lo chiama il pubblico a gran voce) fa il suo ingresso per cantare sulla ormai riconoscibile La vita veramente. È la seconda parte del tour omonimo, ripartito con questa data, il 5 dicembre 2019, in Santeria Toscana. Fulminacci è una promessa dell’indie romano, è la dimostrazione che il genere cantautorale non si stia ripiegando su sé stesso ma abbia ancora qualcosa da dire. Sarà per come calca lo stage, sicuro (o almeno mascherando bene la tensione), maglietta bianca, chitarra al collo e parlantina. “Grazie Milano, siete tantissimi, anzi siete tutti. È la prima volta che dico grazie Milano, aspettate, ve lo voglio ripetere ancora una o due volte”.

Fulminacci fa due sorsi da una lattina di birra e riprende con Davanti a te, Al giusto momento e quel “Dimmi le cose che voglio sentire / Così da capire se posso morire per te” cantato forte dal parterre, Soglia dell’attenzione. Poi annuncia un pezzo su cui è un po’ incerto, perché di solito “la risposta del pubblico non è sempre il massimo”. Quando attacca Tommaso tutti la riconoscono, qualcuno balla, qualcuno filma. Insomma è chiaro che sia già pietra miliare e Fulminacci ci scherza su: “Mamma mia la sapevate, son contento. Non è banale, anzi è sorprendente, vi ringrazio”.

Arriva la parte del live più sperimentale tra cover, inediti e giochi con gli strumenti. La collaudata cover di Stavo pensando a te anticipa un momento in cui Fulminacci si mette alla batteria “Mentre stavo venendo qui mi è venuto in mente un pezzo, ma non sapevo bene come farlo, con che accordi. È una cosa che sta prendendo forma e vi chiedo di aiutarmi a dargliela” storie di autovelox, velocità contenute per arrivare lontano e piatti della batteria compongono questo brano improvvisato.

Quello di Fulminacci è uno show di inediti perché lui ha troppa voglia di cantare, di stare sul palco, prendersi gli applausi e sfogarsi, per farsi bastare le canzoni già uscite e contenute nel disco. Infatti è il momento di un’altra novità Ladispoli, che ci trasporta sul litorale romano come dentro una fotografia “Verso le otto meno un quarto stavamo a Ladispoli, a guardare i nostri sbagli diventare minuscoli”.

Un ansimare al microfono anticipa Resistenza, che continua poi con una lunga e meravigliosa coda strumentale. A seguire, alcune note di tastiera annunciano Una sera, che è un po’ La Vie en rose ma sull’Aurelia. Per continuare su un ritmo dolce, arriva I nostri corpi, coccolata da luci soffuse. “Questa per me è una serata unica, è l’inizio della seconda parte del tour ma è anche la notte in cui uscirà un nuovo singolo. Si chiama San Giovanni e fa più o meno così…”. Fulminacci ci regala il brano in anteprima e il pubblico, per fargli vedere quanto gli è già affezionato, prova a indovinare le parole, canta il ritornello e ondeggia seguendo il ritmo del cielo di stelle sopra San Giovanni.

Qualcuno un po’ ubriaco, ma si sa che ubriachi e bambini dicono sempre la verità, gli urla dal fondo: “Filippo ti vogliamo vedere al Forum, ti meriti San Siro”. E se tutto quell’entusiasmo si conquista un sorriso dal palco, qualcosa di vero c’è: Fulminacci sembra già navigato per i suoi venti e qualcosa anni e per aver debuttato ufficialmente da poco. Si destreggia bene tra voce e vari strumenti, tra un sorso di birra e l’altro e nelle chiacchiere col pubblico (che lo adora). È in gamba e un po’ sembra saperlo.

Gli ultimi pezzi sono Borghese in borghese e Le ruote, i motori!, con finale strumentale elettro-pop e luci psichedeliche che sprigionano un clima di festa totalizzante per la Santeria. Fulminacci ringrazia ed esce di scena. Poco dopo però eccolo che rientra e chiacchiera col pubblico delle prime file: “Grazie, anche di voi non ne ho mai abbastanza, è che un disco solo è poco per un concerto, starei qui molto di più”. Poi ci regala un’altra canzone nuova composta dai Simpson, quelli che “confondono gli amici con gli zii”, le persone che non sono la gente. E come gran finale? Non poteva che riproporre quella canzone che lascia sempre il pubblico un po’ freddino per portarci “la sera, la notte che non hai” e poi via, tutti fuori dalla Santeria per “il tour dei benzinai”.

Anna Zucca

Foto di Laura Marchini

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