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Gallows, compie 10 anni Grey Britain

Il 2 maggio 2009 esce Grey Britain, il secondo disco della punk band britannica Gallows.

10 ANNI FA…
I Gallows arrivano al 2009 come uno dei nomi più promettenti del punk internazionale: il disco di debutto Orchestra Of Wolves uscito nel 2006 li ha portati ad ottenere attenzioni anche Oltreoceano. Dopo la pubblicazione dell’album su Deep End Records, lo stesso verrà distribuito negli Stati Uniti dall’influente Epitaph di Brett Gurewitz, che incensò il lavoro definendolo come uno dei migliori capitoli del genere dai tempi di The Shape Of Punk To Come dei Refused.
Come se non bastasse, il crescente successo del gruppo si consolida con delle performance live incendiarie che porteranno sugli scudi il frontman Frank Carter; il tatuato cantante è una figura enigmatica all’interno dei Gallows, vero e proprio uomo d’assalto sul palco, decisamente enigmatico al di fuori, al punto di sbilanciarsi sul fatto che per lui il gruppo fosse poco più di un hobby.
Ad accrescere l’hype per la nuova pubblicazione, un accordo fatto con la major Warner Music, con la quale viene siglato un deal da un milione di sterline.

IL DISCO
Partiamo dalla fine: il tanto decantato accordo con la Warner Music terminerà in modo consensuale nel novembre dello stesso anno, decretando la fine di quello che lo stesso Carter ha definito “Il più grande errore dell’industria musicale britannica”. Un percorso che a molti ha ricordato l’accordo tra i Sex Pistols e la EMI sulla fine degli anni Settanta.
La ragione di questa rottura è solo una: l’etichetta si aspettava la svolta pop da parte del quintetto, pensando di aver fiutato i nuovi My Chemical Romance e Green Day, guarda caso compagni di etichetta. Invece si è ritrovata davanti un disco ancora più incazzato, ancora più rude, ancora più grezzo ma, visto il budget a disposizione, registrato infinitamente meglio. Non a caso, la scelta del produttore ricade su Garth Richardson, canadese che in passato ha lavorato con The Jesus Lizard, Rise Against, Skunk Anansie e Red Hot Chili Peppers; con lui il suono della band guadagna in compattezza, non perdendo quell’attitudine di strada che ha caratterizzato il debutto.
Come per altri dischi raccontati su Onstage Memo, anche Grey Britain naviga sui territori del capolavoro complessivo, quelli nei quali non vale la pena citare il singolo episodio o il brano iconico: un album da ascoltare tutto d’un fiato, un testamento del decadimento del Regno Unito attuale ancora oggi.
London Is The Reason è un inno epocale che inaugura una sequela di brani uno più clamoroso dell’altro, dove è l’hardcore punk a fare da padrone, ma nel quale si respirano anche arie di altre band che hanno fatto la storia, come i Black Sabbath che emergono in tutta la loro potenza nell’intro di Queensberry Rules.

…E OGGI
I Gallows che abbiamo conosciuto termineranno la loro avventura nell’estate del 2011, quando Frank Carter lascerà la band per divergenze di visione sul futuro del gruppo. Verrà sostituito da Wade MacNeil degli Alexisonfire, che porterà dopo qualche incertezza alla pubblicazione di Desolation Sounds.
Più tortuoso infine il percorso artistico di Frank Carter post-Gallows. Il suo primo progetto Pure Love, che portò anche alla pubblicazione di Anthems, non fu un grande successo (fatto dovuto alla grossa differenza tra il repertorio del nuovo gruppo confrontato a quello della band madre). Più fortunato invece il percorso dei The Rattlesnakes, iniziato nel 2015 e che ad oggi ha portato alla nascita di ben tre dischi in quattro anni, l’ultimo in uscita a maggio 2019.

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