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Geezer Butler compie 70 anni

Il 17 luglio 2019 Geezer Butler compie settant’anni. Alzi la mano chi non ha imparato a suonare il basso cercando di emulare alcuni dei brani dei Black Sabbath che lo hanno reso uno dei musicisti più celebrati del genere, anche da colleghi altrettanto osannati del calibro di Les Claypool, Cliff Burton o Jason Newsted.

Un musicista che ha legato la sua intera carriera al Sabba Nero, con pochissime escursioni esterne (tra cui una carriera solista, in tutta onestà, trascurabile) e una collaborazione con l’ex compagno di band Ozzy Osbourne negli anni Novanta, scrivendo per esso anche una buona parte dei testi.

Per celebrare questo importante traguardo, segnaliamo i dieci momenti memorabili di una carriera prossima ai cinquant’anni, un percorso fatto di grandissimi album e, come vedremo da questa playlist, giri di basso entrati nella memoria collettiva.

NIB – Black Sabbath, 1970
Diventare storia nel tuo primo disco: così si può riassumere quel solo di basso, in alcune edizioni intitolato Bassically, che lancia uno dei brani più noti dell’intero repertorio dei Black Sabbath. Innovativo ancora oggi, a quasi cinque decenni di distanza.

War Pigs – Paranoid, 1970
Il capolavoro di Butler, che continuerà il suo percorso lirico nella battaglia pacifista anche in futuro. Un brano che è uno dei capisaldi dell’hard rock e che consegna ai posteri una lunga coda strumentale tra le migliori mai incise.

Hand Of Doom – Paranoid, 1970
In un disco del quale si potrebbe citare praticamente ogni pezzo, da Iron Man alla leggendaria title track, il meglio di Butler arriva da un pezzo nel lato B di Paranoid, con un incedere lento ma inesorabile che trascina verso un ritornello leggendario.

Children Of The Grave – Master Of Reality, 1971
Non il pezzo più memorabile dal punto di vista dello strumento, ma da ricordare per il testo, che racchiude come in altri brani del gruppo l’impegno di Butler per il pacifismo, uno dei temi più importanti in quel preciso periodo storico.

Solitude – Master Of Reality, 1971
Un brano che esula dalle atmosfere dei primi tre dischi ed esplora un lato più intimo ma non meno inquietante del quartetto di Birmingham. Il tutto trascinato da Geezer Butler con una bassline epocale.

Hole In The Sky – Sabotage, 1975
Disco nato in un periodo di crisi per il gruppo britannico, con Hole In The Sky il gruppo dà il la a quello che è l’ultimo grande album della prima epoca dei Black Sabbath. Un pezzo nel quale il suono di Butler si integra alla perfezione con la chitarra di Tony Iommi, dando origine ad un pezzo poco osannato del repertorio.

Symptom Of The Universe – Sabotage, 1975
Forse il primo brano thrash metal della storia, reso famoso anche da una cover dei Sepultura, è anche uno dei capolavori di Butler, sia dal lato strumentistico ma soprattuto anche da quello lirico.

Heaven And Hell – Heaven And Hell, 1980
Il disco della discordia, il primo senza Ozzy Osbourne nel ruolo di frontman, si è rivelato invece l’ancora di salvezza per un gruppo altrimenti destinato a terminare la sua storia. La title track è la dimostrazione che si può tornare in auge anche con un cantante agli antipodi, e il ruolo di Butler è fondamentale nella riuscita del pezzo, soprattutto nello storico intercedere della strofa.

Computer God – Dehumanizer, 1992
Il disco del ritorno della Mark II dei Black Sabbath include anche uno dei brani più sottovalutati dell’intera discografia della band. Un pezzo da molti dimenticato ma che merita di essere inerito in ogni best of del gruppo.

Perry Mason – Ozzmosis (Ozzy Osbourne), 1995
Unica incursione al di fuori dei Black Sabbath, unica eccezione meritevole dell’intera playlist. Il disco del ritorno dopo il (primo) ritiro del Madman inizia con un brano che è una sorprendente gemma dell’hard rock da classifica degli anni Novanta, dove il ruolo di Butler è a dir poco fondamentale.

Nicola Lucchetta

Foto di YouTube caption

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