Onstage
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Gemitaiz e il club dei cuori spezzati

Il Carroponte di Milano è una data importante per gli artisti, tanto quanto è immensamente scenografico: archi pieni di luci fanno da corona al palco, che sembra galleggiare in mezzo al cielo al tramonto. O forse galleggia davvero, perché da qui dietro, con tutta la folla che si è radunata per sentire Gemitaiz nella data milanese del suo Summer Tour, dello stage non si vedono le fondamenta, è come sospeso nell’aria.

Gemitaiz comincia il live lievemente in anticipo rispetto all’orario di inizio (21.45) e i ritardatari, appena riconoscono la sua voce, corrono a radunarsi sotto al palco, anzi in fondo, perché i più sfegatati sono già assembrati nelle prime (ma anche meno prime) file. “Faccio questa merda qui già da un po’” è la prima barra che Gemitaiz pronuncia, che è un po’ un auto riconoscimento, una pacca sulla spalla per la sua lunga carriera, dal bunkerino al Carroponte.

Il live è un rodato alternarsi di brani da QVC8 e Davide, annunciati dall’iconico “Vai Flaviè” con il pubblico che, come una sola voce, completa “Mannala”. Il buon Flavio, aka Mixer T, è alle spalle di Gemitaiz per tutto il concerto e lo orchestra da una pedana rialzata, dietro uno schermo con scritte e animazioni psichedeliche.

L’età media nel parterre è bassa, i gruppi di coetanei di Gemitaiz si possono contare sulle dita delle mani. Nelle retrovie c’è anche qualche famiglia: una mamma sfoggia la t-shirt dei Kiss e muove la testa a tempo, a fianco svetta il figlio quindicenne e, molto più in basso, quello di sette anni, uno scricciolo che del concerto non vede nulla, ma sembra apprezzare quanto gli altri.

Gemitaiz si diverte ad aizzare il pubblico a suon di: “A Roma facevano più casino, su le mani Milano” e i ragazzi rispondono. Quando fa una pausa per fiatare, il Carroponte si solleva puntualmente con un coro di “Gem, Gem, Gem” per non parlare delle urla di quando si dedica a un extrabeat, e ce ne ha regalati davvero tanti, non perdendo occasione di mostrare quanto spacca, anche tecnicamente.

La terza canzone è Toradol e qui l’atmosfera si fa leggermente più raccolta, non malinconica sia chiaro, ma c’è qualcosa che si incrina in tutti noi quando Gemitaiz rappa, con voce graffiata: “Per me mettermi in gioco è impossibile / Ho il cuore rotto / Come lo schermo del tuo iPhone 8”. Il Carroponte si trasforma, improvvisamente, nel club dei cuori spezzati, un luogo sicuro dove potersi lasciare andare al dispiacere per un attimo, per poi ritirarsi subito su, grazie a un pezzo che pompa i bassi nella cassa toracica.

Gemitaiz dimostra di essere un maestro in entrambe le cose, cantare il disagio con aggressività e decisione; rappare la sofferenza in modo disperato e delicato. Come quando intona il grande classico Bene o quando sul palco si unisce a lui Venerus e insieme propongono un arrangiamento di Senza di me più lento, a luci quasi spente, con un assolo di sax da mettere i brividi.

Ma non si pensi che il concerto sia stato solo delicato, anzi: al grido di “E voi ci andate in palestra? Fate come me 1-2, 1-2” il rapper annuncia Tanta Roba Anthem e saltella da un piede all’altro senza sosta. Durante il live trovano spazio grandi classici come Gigante, riconosciuta dal pubblico alle prime note e accolta con un boato, e Oro e argento “Ok ragazzi ora facciamo un pezzo come al karaoke, cantate voi”. Ma Gemitaiz proprio non riesce a smettere di cantare, gli piace troppo, tanto che a un certo punto ci dice: “Come va? Vi divertite? Mi sa tanto che mi sto divertendo più io, ve’?”.

A dividersi il divertimento con lui, una marea di ospiti: il primo è Nayt su Rossi; segue Ketama126; al grido di “Sapete cosa succede alle 4:20?” arriva Ensi; l’immancabile Achille Lauro con cappello da cowboy brillante (presente nonostante fosse il suo compleanno) con Boss Doms, a cui si aggiunge Quentin 40 per Thoiry. Mentre loro saltano da una parte all’altra, tutto il pubblico li segue, braccia in aria a imitare il gesto del motorino quando Gemitaiz rappa: “Nei quartieri con le moto fanno le impenna’”.

Ennesimo ospite, e sicuramente tra i migliori della serata è Tedua, che sulle barre di Passa va drittissimo, con un’energia e una tecnica quasi spiazzanti. Con Izi poi, Gemitaiz ci regala un assaggio del Machete Mixtape 4 e tutto il Carroponte grida MAMMASTOMALE.

E sì, non perdete le speranze, come abbiamo fatto noi quando Gemitaiz ha annunciato: “Ok siamo arrivati all’ultimo pezzo” e di lui non si era ancora vista nemmeno l’ombra, alla fine è arrivato anche MadMan. Come avrebbe potuto essere altrimenti, con Veleno 7 che in tre settimane è Disco d’Oro. MadMan spunta sul palco come una scheggia impazzita e l’energia che il duo riesce a emanare è indescrivibile. Cominciano con Hollywood, poi Holy Grail, Veleno 7 e, dopo aver finto un’uscita di scena, ci concedono anche Veleno 6. Immaginate tutto il fiato che ci è voluto per fare questi tre pezzi di fila, con extrabeat da capogiro e senza sbagliarne una.

Dopo l’ennesimo “Questa è l’ultima” siamo davvero alla fine. Gemitaiz, rimasto in canotta bianca, ringrazia il pubblico: “Per noi non è mai scontato trovare così tanta gente a un concerto, grazie che siete usciti di casa”. Non ha parlato tantissimo durante questo live, ma non è mancato qualche accenno alla politica, che il pubblico ha accolto con enorme partecipazione. In ogni caso, quando ha detto la sua, l’ha fatto col cuore. Sulle note di Giornate vuote, con Frenetik & Orange ad accompagnarlo, Gemitaiz ci guida verso la fine del live, facendoci sognare ancora per qualche minuto, al sicuro, dentro al club dei cuori spezzati.

Anna Zucca

Foto di Giusy Chiumenti

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