Onstage
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Giorgio Poi porta Smog a Milano

“Questa è la prima volta che suoniamo a Milano dopo l’uscita di Smog, l’anno scorso”, dice Giorgio Poi dal palco del Linecheck Festival. Scocca la mezzanotte e come una Cenerentola dall’accento romano, ma con vibrazioni europee, Giorgio Poi e la sua band (Benjamin Ventura alla tastiera, Francesco Aprili alla batteria, Matteo Domenichelli al basso) fanno l’ingresso al Base di Milano.

Accompagnati dalle illustrazioni sullo schermo alle loro spalle, tra cui gli omini disegnati da Giorgio Poi per la copertina di Smog, attaccano con Non Mi Piace Viaggiare, poi Vinavil. Giorgio fa un cambio di chitarra e parte con Ruga Fantasma. Sul palco con polo retrò, mocassini e cappellino, Poi si destreggia alla perfezione tra voce, pedalini e strumenti. La band a sua volta segue con il labiale ogni strofa, partecipa come se fosse sia sul palco che appena sotto a sgolarsi come i fan. Giorgio Poi e i suoi sprigionano un’energia irresistibile che allevia quella tristezza dolce di certi testi.

È la volta di “una canzone per chi si crede chissà chi” Napoleone; Paracadute, con una serie di piccoli aquiloni rossi che piovono alle spalle; poi una canzone per quelli che si amano “per chi vuole, anche un walzer da ballare” Solo Per Gioco. Nel repertorio indie psichedelico c’è spazio anche per uno dei brani più vecchi, ma che rende sempre incredibilmente bene dal vivo, Il tuo vestito bianco.

Giorgio Poi rimane da solo sul palco, imbraccia la chitarra per una versione di Missili riarrangiata, le luci si abbassano e il Base viene proiettato in una galassia di stelline e piccoli missili gialli. Segue La Musica Italiana, con grafica di pizza margherita sullo sfondo, dedicata a quei ragazzi che “questa sera sono arrivati apposta da Londra” e che lanciano un grido di gioia quando Giorgio Poi le ringrazia. Erica Cuore Ad Elica, nonostante sia la più recente, scatena un karaoke nel pubblico. “Via ai pezzi che non sono vecchi, ma addirittura vetusti” ma anche tra i più emozionanti: Acqua Minerale, Niente Di Strano e Tubature su cui Giorgio Poi e i suoi si scatenano.

Stella, col suo ritmo catchy, sembra concludere la serata, si riaccendono le luci e il pubblico lentamente defluisce. Quelli che, sul fondo, si sono fermati in adorazione del merch vengono richiamati dalla voce di Giorgio Poi, una luce che si fa rosata e note familiari. Il riarrangiamento di Vinavil prende allo stomaco andando a stanare il posto in cui si sono rifugiati i sentimenti e portandoli su fino ai condotti lacrimali. Grazie Giorgio per averci ricordato cosa voglia dire emozionarsi.

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