Onstage
Foto-concerto-glen-hansard-milano-11-novembre-2019

Glen Hansard a Milano: la romantica raffinatezza dei sentimenti

E’ partito giovanissimo dalla strade di Dublino a raccontare le storie del cuore, con la sua amata chitarra, la sua graffiante voce e la sua grande umanità. Ha interpretato film, scritto emozionanti canzoni, duettato con artisti internazionali davanti a sterminate platee. Glen quasi arrivato alla soglia dei cinquant’anni ora è un artista completo, quasi perfetto, capace di comunicare al pubblico un’intensità emotiva fuori dal comune, fra romantiche ballate e ruvide introspezioni dell’animo.

Il suo ultimo lavoro This Wild Willing fa un passo in avanti rispetto alla consuete sonorità, sperimentando e contaminando con sghembe letture musicali la sua creatività compositiva. Dal vivo nel nuovo tour a supporto del lavoro, il folk grande protagonista ad inizio carriera si fa leggermente da parte per dare spazio a leggere dissonanze, ad un pizzico di elettronica ed a qualche strumento a fiato come il sax o il flauto traverso, che arricchiscono la genesi unplugged del artista irlandese.

Glen è in formissima e spazia leggiadro dal piano alla chitarra, fra racconti intimisti e scorbutici dialoghi con il pubblico. Sul palco insieme a lui fra gli altri, una pianista, una violinista, un eclettico batterista ed un numero infinito di amici e comparse. Hansard spazia fra vecchio e nuovo creando una perfetta armonia nei suoni: come sempre la scaletta è zeppa di pause riflessive, improvvisazioni e grandi cavalcate sonore.

Sofferta l’esecuzione pianistica di Bird Of Sorrow, emozionante la versione solista di Winning Streak cantata dolcemente con il pubblico. Glen potrebbe non fare dischi, ma solo live: il suo piglio sul palco attrae, sussurra, scuote gli animi, orienta i sentimenti. Parla delle sofferenze del cuore, scava nei luoghi più remoti del pensiero, cerca delle risposte, spera e soprattutto sogna.

Le nuove composizioni entrano talvolta nello sconfinato molto della world music, con qualche nuova ritmica e rigidi silenzi. Trascinante il ruvido blues di Way Back in a Way Back When, commovente la straziante versione di Grace Beneath The Pines cantata senza microfono in un rispettoso silenzio, appagante l’omaggio a Springsteen nel breve accenno di Drive All Night, uno dei tributi più sinceri ed appassionati. Nel lungo inciso prima di Fools Game, Hansard racconta del difficile rapporto fra razionalità ed istinto, fra emozioni e pragmatismo, raccontando che quello che lega testa e cuore è una sorta di magnetismo spirituale che tiene tutto congiunto, indissolubile, eterno.

Non mancano nel finale l’omaggio ai The Frames di inizio carriera e un enorme riedizione di Falling Slowly, una delle poche canzoni che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico. Quel romanticone di Glen è venuto ancora una volta a trovarci quindi regalandoci un altro brillante show, rivoluzionando come al solito le nostre convinzioni e mettendo in discussione le nostre sicurezze. Siamo ancora piacevolmente scombussolati, ma siamo sicuri che ogni volta che ne avremo bisogno, le sue canzoni ci indicheranno la strada più accogliente da percorrere, perchè diciamolo, un amico come lui tutti vorremmo averlo.

Claudio Morsenchio

Foto di Fabio Izzo

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI