Onstage
idays-giorno-1-greenday-4

Dookie dei Green Day compie 25 anni

Sfido chiunque a parlare di Dookie dei Green Day rimanendo calmo e impassibile, senza iniziare a cantare ogni singola strofa e ritornello di un album composto per intero da brani indimenticabili, soprattutto per chi ha vissuto sulla propria pelle l’esplosione del punk rock di seconda generazione, con tutti gli annessi e connessi.

E non è un caso che proprio il trio di Berkeley sia stato tra i portavoce del revival di un genere che in origine (parliamo della fine degli anni ’70) era molto diverso rispetto all’exploit nel mainstream, avvenuto appunto nel 1994 grazie alla pubblicazione del terzo full-length dei Green Day e a Smash degli Offspring. Non è tutto: Dookie spianerà anche la strada al pop punk, rendendolo un fenomeno generazionale per milioni di giovani fino ai primi Duemila.

Dookie è fatto di ganci infallibili e refrain assoluti, in grado di conquistare un pubblico universale e trasversale. Esattamente quel tipo di cose che avrebbero fatto accapponare la pelle ai padri fondatori del genere.

25 ANNI FA…
Nel 1994 scompare tragicamente Kurt Cobain, e con lui, dopo i colpi di coda di Superunknown dei Soundgarden e Mtv Unplugged In New York dei Nirvana stessi, il grunge declina lasciando spazio ad altri generi nell’olimpo del successo commerciale.

Ad attirare le mire delle case discografiche e di conseguenza l’interesse del pubblico, arriva appunto il (nuovo) punk rock, uno stile diametralmente opposto a quello del grunge, ma che sotto l’apparenza scanzonata nasconde un disagio sociale e (post-)adolescenziale non indifferente.

E i Green Day, insieme ai già citati Offspring, ma anche Bad Religion e Rancid, sono gli alfieri del genere. Nati nel 1986 per volere del frontman Billie Joe Armstrong e del bassista Michael Ryan Pritchard (noto ai più come Mike Dirnt), dopo aver cambiato batterista con l’ingresso in formazione nel 1990 di Frank Edwin Wright III aka Tré Cool, e anche nome (in origine infatti si chiamavano Sweet Children, ma hanno pensato di eleggere a stendardo il loro amore per la cannabis), e aver fissato come loro effettiva casa (in tutti i sensi) il 924 Gilman Street, il locale di culto della scena punk di Berkeley dell’epoca, i Nostri sono pronti a sfondare anche al di fuori del circolo DYI californiano.

IL DISCO
A seguito del successo underground di Kerplunk (1991) il produttore Rob Cavallo decide di prendere sotto la sua ala protettiva i Green Day, cosa che i ragazzi accettano di buon grado. Dookie infatti è il debutto dei Nostri con una major, un tradimento per i fan della prima ora (tanto che verranno banditi dal 924 Gilman Street), ma anche e soprattutto l’inizio di una carriera tanto fortunata quanto inarrestabile.

Il terzo disco di Armstrong e soci ha venduto per l’appunto dieci milioni di copie solo negli Stati Uniti e con i suoi venti milioni venduti globalmente è ad oggi il maggior successo commerciale dei Green Day. Nonostante le polemiche sulla copertina (che rappresenta la versione cartoon di un bombardamento su Berkeley) e il titolo ispirato a una scocciatura fisica a cui la band all’epoca era spesso soggetta (leggi alla voce diarrea), il successo di Dookie non ha incontrato praticamente ostacoli, trovando in MTV un megafono clamoroso per le proprie hit e i rispettivi videoclip (uno su tutti, Basket Case).

I cinque singoli estratti dall’album, ovvero la già citata Basket Case, Longview, When I Come Around, Welcome to Paradise (che in realtà era già presente in Kerplunk) e She, sono la colonna dorsale di un’opera il cui sound e le cui atmosfere sono state imitate da molti, ma che nessuno, seppur avvicinandosene, è riuscito a migliorare.

Dookie però non è solo una mitragliata di ritornelli catchy. È il quadro di una generazione affetta dalla noia, dal consumo di droghe (per stare in tema, si dice che Longview, oltre ad accennare esplicitamente alla masturbazione, sia stata ispirata da un trip di LSD di Mike Dirnt), dalla lotta per la propria identità sessuale (vedi Coming Clean), in costante ricerca di un posto in una società in cui nonostante tutto saranno sempre outsider, anche quando avranno abbandonato i capelli colorati e i piercing al naso.

Dookie è stato accolto molto positivamente anche in sede live, anzi, a volte anche forse troppo bene. Infatti il concerto dei Green Day presso l’Hatch Memorial Shell di Boston si è concluso (in anticipo) con 100 feriti e 45 arresti, per non parlare dell’esibizione della band all’edizione del 1994 di Woodstock, che verrà ricordata per un’epocale battaglia di fango con il pubblico e per il placcaggio di Dirnt da parte di un addetto alla sicurezza, che aveva scambiato il bassista per un fan in procinto di invadere il palco.

…E OGGI
Dookie è stato solo la prima tessera di un mosaico che i Green Day si sono costruiti a suon di vendite, record, premi e live sold-out. Dopo aver vinto un Grammy Award nel 1995 nella categoria Best Alternative Music Album, i Nostri ormai erano entrati a piè pari nel lato più mainstream del music business.

Se con Insomniac (1996), pur senza bissare il successo di Dookie, la band continua a viaggiare su ottimi risultati, negli anni successivi vivrà un calo di ispirazione e di fama. Fino alla rinascita nel 2004 con American Idiot (ne riparleremo infatti a settembre di quest’anno), che se possibile ha innalzato ulteriormente lo status di idoli globali dei primi anni ’90, portando i Green Day a una nuova generazione di fan e consolidando la propria posizione anche tra chi è invecchiato con loro.

green-day-lucca-2017-foto

Chiara Borloni

Foto di Elena Di Vincenzo, Francesco Prandoni

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI