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Gwen Stefani: la carriera e i successi di una star sottovalutata

Arriva al traguardo dei cinquant’anni Gwen Stefani, la cantante che tutti conoscono per il suo illustre passato nei No Doubt e per la sua altrettanto fortunata carriera solista.
Ma in molti, se non nessuno, si sarebbero aspettati che la teenager che entrò nei No Doubt, prima come seconda voce e poi come frontwoman, a causa del tragico decesso del primo cantante John Spence, sarebbe diventata negli anni successivi una delle più affermate star del panorama internazionale.
Perché, non nascondiamoci dietro ad un dito, i primi due lavori della band di Anaheim non spiccavano certo per essere degni di nota: una sicura ispirazione per band ska al femminile per il futuro, come ad esempio gli Interrupters, alcuni grandi momenti strumentali, ma per il resto poca roba memorabile.

Il terremoto pazzesco arriva con Tragic Kingdom, a conferma della formula che il terzo disco è quello che fa svoltare in ogni senso la carriera di una band.
E che ci fosse stato un cambio di marcia lo si poteva intuire già dalla scanzonata Just A Girl e da Spiderwebs che apre le danze, e che è il collegamento con i dischi precedenti.

Ma il pezzo simbolo è quello che ha consacrato i No Doubt a livello internazionale: Don’t Speak. Nato come modo per parlare della fine della relazione sentimentale tra Gwen e il bassista del gruppo Tony Kanal, la canzone diventerà una delle hit più importanti non solo dell’epoca nella quale è uscita, ma di tutti gli anni Novanta: accompagnato da un video iconico che fu anche una critica nei confronti dei media, Don’t Speak è quel brano perfetto in ogni sua sfumatura.

Il post-Tragic Kingdom, pur facendo mantenere al gruppo un seguito importante anche a livello televisivo e radiofonico, non cementerà la fama del gruppo, che di fatto artisticamente navigherà a vista fino all’inizio della pausa del 2004, visto che di fatto i No Doubt non si scioglieranno mai.

I due successivi Return To Saturn e Rock Steady lasciano infatti ai posteri materiale di mestiere con tre soli singoli di altro profilo, come Ex-Girlfriend (di gran lunga il miglior video della band) e l’accoppiata Hella Good e Hey Baby, dove dominano le linee del mai troppo celebrato basso di Tony Kanal. Nota di colore il brano Waiting Room, inciso dal gruppo insieme a Prince. Trascurabile infine il disco post-ritorno Push And Shove, a conferma che il comeback del 2008 avvenne solo per mera operazione nostalgia.

Il vero successo, quello dei grandi numeri, la Stefani lo ottenne da solista con il debutto Love.Angel.Music.Baby. del 2004, l’album con il quale lei ha ottenuto il più grande successo nell’intera carriera. Un disco che ha fatto epoca nel genere pop, mescolando a tematiche moderne sonorità figlie degli anni Ottanta in una raccolta di brani che ha portato la sua carriera in vette inesplorate, dando il via ad un filone urban che nei mesi immediatamente successivi avrebbe dettato legge con dischi come FutureSex/LoveSound di Justin Timberlake e buona parte dei lavori del produttore dell’ex NSync, Timbaland. Come per i No Doubt però, tolto un autentico sprazzo di genio, la carriera solista della Stefani sarà avara di altri successi.

Gwen, pur avendo fatto nel complesso una carriera artistica non paragonabile a quella di colleghe più blasonate, ha a suo favore una carta molto importante: il fatto di poter vantare due episodi iconici a cavallo di Secondo e Terzo Millennio. La Stefani rimane una delle artiste simbolo della storia del pop contemporaneo.

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