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L’uragano soul di Hannah Williams & the Affirmations travolge Milano

Anima, energia, virtuosismo, empatia e quel po’ di spirito goliardico, che è nella genetica del loro lato più funk: sono davvero un uragano soul Hannah Williams & the Affirmations e ieri hanno travolto il Biko di Milano con la terza e ultima data della leg italiana, nonché quella di chiusura del tour europeo a supporto del loro secondo album 50 Foot Woman (il terzo, in realtà, per Hannah Williams, affiancata dai The Tastemakers nel disco d’esordio A Hill Of Feathers).

Il presupposto alla resa live di questo disco, d’altro canto, era dei migliori: nato sul palco nel corso del tour mondiale seguito al successo di Late Nights & Heartbreak – la cui title track è stata campionata da Jay-Z nella sua 4:4450 Foot Woman è, infatti, un lavoro che trova nella dimensione live la sua essenza e la sua più alta espressione. La formazione di Bristol, inoltre, ha evidentemente fatto del palco la sua casa, sera dopo sera, show dopo show, tra le piccole venue londinesi, quelle dove la buona musica la trovi ogni santa sera, ai club europei e  d’oltreoceano. Una summa di elementi che ieri sera al Biko ha dato vita a un flusso comunicativo tra palco e platea naturale e possente quanto un fiume in piena.

Visto il tenore della loro produzione, ci si sarebbe potuti aspettare un inizio scoppiettante, con un paio di pezzi funk dalla ritmica assatanata, e invece Hannah Williams con i suoi The Affirmations optano per un inizio morbido. Ne sanno qualcosa i ragazzi, perché l’attacco con Sinner crea la giusta atmosfera, la partenza dolce del rollercoaster emotivo che seguirà.

Nella scaletta di sedici pezzi ci sarà spazio per il funk di pezzi movimentati come Calling Me Back, The Only Way Out Is Through, I Can’t Let This Slip Away, How Long? o 50 Foot Woman e per qualche impro lasciata alle sapienti mani dei The Affirmations, che band! Precisi, stilosi e quando ci vuole anche divertenti, macinano sezioni funk indemoniate e disegnano ballate soul dense e avvolgenti come la melassa: Tablecloth, Please Be Good To Me, senza dubbio uno dei momenti più intensi del set insieme a What Can We Do?, un gospel a tre voci, che trova il suo sviluppo perfetto in un funk epico e notturno.

«È il mio pezzo preferito, perché mostra l’incredibile rapporto che si è creato con queste due donne meravigliose – racconta Hannah Williams, presentando le coriste Hannah Nicholson e Victoria Klewin, autrice del brano -. Quello che amo di ciò che faccio e di questa band è che siamo diventati una famiglia. Amo questi tizi con tutto il mio cuore». Hannah, la nostra soul mama, alla testa della diabolica groove machine dei The Affirmations, un purosangue che solo lei con quella voce immensa può cavalcare.

Che cantante e che frontwoman, sempre presente, lontanissima da qualsiasi mania di protagonismo, con la sua simpatia, intesa proprio come capacità di entrare in risonanza con l’audience, riesce a veicolare tutta la ricchezza emotiva della sua produzione con la band. C’è la tematica dell’amore ferito, disatteso e tradito, quella del desiderio di riscatto, della ricerca della consapevolezza, dell’auto-accettazione e del potere che portano con sé, ma non manca anche qualche riflessione sulla contemporaneità, come quella cantata in What Can We Do?.

E, poi, c’è l’estasi, instillata nelle nostre menti e nei nostri corpi dal suono di Hanna Williams & the Affirmations. Un uragano soul dal quale è stato dolce lasciarsi travolgere.

Scaletta:
Sinner
Calling Me Back
The Only Way Out Is Through
Tablecloth
I Feel It
Please Be Good To Me
Late Nights & Heartbreak
Impro della band
I Can’t Let THis Slip Away
How Long?
Worrying Mind
What Can We Do?
Tame In the Water
Dazed and Confused (cover di Jake Holmes)
50 Foot Woman
Bis:
Still In My Head
Hourglass

Credito foto: Ufficio stampa

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