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15 anni fa usciva Antigone degli Heaven Shall Burn

Il terzo disco degli Heaven Shall Burn rappresenta il primo vero salto di qualità della band teutonica, e non solo in termini di sound. Antigone infatti, è il primo full-length del quintetto originario di Saalfeld a essere pubblicato con Century Media, dando inizio a un fortunato connubio che continua fino ad oggi, oltre a rappresentare uno dei lavori più rivitalizzanti nella scena metalcore dell’epoca, grazie alle influenze melodic death di stampo svedese e all’importanza dei temi trattati nelle lyrics.

15 ANNI FA…
Nonostante il nu metal con i Papa Roach viva ancora un periodo di relativo successo e il power metal europeo (soprattutto grazie ai Nightwish) sia sulla bocca di tutti, è il metalcore di ultima generazione la next big thing del fronte più heavy dell’industria discografica. Da un lato, troviamo quello impastato di thrash metal (all’interno del quale Killswitch Engage e Shadows Fall hanno fatto scuola), dall’altro invece, quello più feroce e crudo degli Heaven Shall Burn (che deve tanto a band come Earth Crisis e Bolt Thrower), che proprio con Antigone cadranno vittima della fascinazione totale del melodeath alla In Flames, costruito su riff e soprattutto ritornelli in cui è la melodia a farla da padrone. Per la formazione fondata nel 1996 dal chitarrista Maik Weichert e dal batterista Matthias Voigt, è arrivato quindi finalmente il momento di ampliare i propri orizzonti, facendo sentire la propria voce non solo a chi aveva apprezzato il già ottimo Whatever It May Take (2002).

IL DISCO
Antigone, la tragica eroina protagonista dell’omonima opera di Sofocle, rappresenta il simbolo estremo della ribellione nei confronti del sistema e dell’autorità, un personaggio che, seppur animato da principi positivi e da una morale cristallina, è destinato ad andare incontro a una terribile fine pur di fare la cosa giusta. Nonostante il terzo album degli Heaven Shall Burn non sia ispirato in senso stretto alle vicende della tragedia greca, rappresenta un feroce atto di denuncia da parte di una band che non ha mai nascosto il proprio impegno politico e sociale. Infatti, giusto per citare i pezzi più esemplificativi, The Weapon They Fear ricorda Víctor Jara, l’attivista cileno ucciso dal regime di Pinochet, mentre Tree of Freedom si concentra su un altro personaggio cruciale della storia moderna, Nelson Mandela, e per finire, Voice of the Voiceless tratta un paio di aspetti molto cari alla formazione, il veganesimo e il movimento animalista. Seppur ancora acerbo rispetto ai lavori successivi, Antigone si pone quindi esattamente per come deve essere, una sassata micidiale in cui la varietà si sacrifica alla granitica furia di un disco in cui non c’è tempo né modo di prendere fiato (eccezion fatta per l’intro e le due outro strumentali dal sapore neoclassico opera del compositore islandese Ólafur Arnalds) e non c’è spazio per il cantato pulito (tranne che per qualche breve inserto in The Dream Is Dead), nonostante la melodia riesca sempre a prendere il sopravvento nei refrain di ogni pezzo dell’album.

…E OGGI
Gli Heaven Shall Burn sono tutt’ora una delle realtà indiscutibili del metalcore contemporaneo, grazie non solo al loro lavoro in studio, ma anche e soprattutto ai loro live, una garanzia in termini di energia e di tecnica. In patria, i Nostri hanno raggiunto il successo commerciale, scalando le classifiche tedesche fino ad arrivare al secondo posto con Veto nel 2013. Durante lo stesso anno, il batterista e fondatore Matthias Voigt lascia la band, cedendo il posto al turnista Christian Bass. A oggi il combo teutonico vanta otto album in carriera, l’ultimo dei quali, Wanderer, è stato pubblicato nel 2016.

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