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Home Festival, perchè vale la pena viverlo in campeggio

Ci sono molti modi di vivere un Festival: si può scegliere la giornata con la line-up che più ci aggrada per riempirsi di musica per 24 ore. Si può decidere di seguire un solo grande concerto, magari quello dell’artista che volevamo vedere da 10 anni e non siamo mai riusciti ad ascoltare dal vivo. Si può addirittura optare per un paio di giornate fondamentali tralasciando le altre o infilandoci in mezzo qualche pausa per riprendersi dal trambusto. Nessuna di queste opzioni appena citate vi permetterà tuttavia di vivere un Festival come forse va vissuto, dall’inizio alla fine, senza tregue, senza pause, cibandosi di musica per giornate intere. I Festival sono nati per questo ed è il motivo per cui spesso accanto ai palchi sorgono aree immense a disposizione dei più coraggiosi, i ‘campeggiatori’, quelli che la musica non vogliono solo ascoltarla, ma vogliono dimenticarsi per qualche giorno dell’esistenza di un mondo situato ‘altrove’, lontano dagli stage e dalle note.

Home Festival va vissuto proprio così. Non è un caso che nel nome ci sia la parola Casa: è un Festival nato dalla passione di chi lo organizza che ogni anno viene riempito dall’amore di chi accorre da ogni parte d’Italia per assistere agli show, in una zona non lontana dal centro di Treviso che per qualche giorno diventa un piccolo grande centro nevralgico di gente e colori. Se qui volete sentirvi veramente a casa – e non è un paradosso, anche se sembra – non potete non vivere l’esperienza del camping, anche solo una volta nella vita.

Ve lo dico io, che no, non ho proprio l’anima da campeggiatrice, ma che in questa nuova esperienza mi sono tuffata mettendo contemporaneamente da parte ogni riserva. Una premessa è d’obbligo però: l’offerta dell’Home Garden è varia e disparata e quest’anno, per la prima volta, era addirittura possibile soggiornare in una delle bellissime tende fornite da Pop-Up Hotel Italy. Sì, stiamo parlando proprio di glamping e mai come in questi giorni ho capito il vero senso di questa parola: la mia non era una ‘semplice’ tenda, ma una camera, dotata di letti e di ogni comfort possibile e immaginabile (la colazione, come in ogni hotel che si rispetti, è ad esempio compresa e viene lasciata ogni mattina in un elegante sacchetto davanti alla ‘capanna’). E ancora: appendiabiti, poltrone, asciugamani e persino un recharger per cellulari (potremmo forse vivere senza al giorno d’oggi?). Dentro la tenda, insomma, non si sente la mancanza di nessuna delle comodità a cui siamo abituati, ma resta pur sempre una tenda in un campeggio, con tutti i crismi del caso. Mettiamola così: la vita è quella ‘dura’ da Festival e da appassionati di musica, ma una volta entrati nella vostra ‘camera’ pop-up potete tirare un sospiro di sollievo e rilassarvi come Dio comanda.

La capanna della zia Grace. #QuandoLaVecchiaiaSopraggiungeMaNonLoAccetti #HomeFestival #Camping #Glamping #LiveMusic #Treviso #HF17

Un post condiviso da Grazia Cicciotti (@principessamononoke) in data:

La vera avventura, tuttavia, inizia e finisce al di fuori di ogni tenda, grande o piccola che sia. Il campeggio è una città, abitata da immensi appassionati di musica. Non vi capiterà di incontrare tra le stradine di legno gente smarrita, inesperta, disinteressata. Tutti hanno scelto di viversi il Festival dall’inizio alla fine per una grande e profonda passione per la musica, indipendentemente dalla headline di ogni serata o dai propri idoli. Sono venuti qui da ogni parte d’Europa (c’era una buona percentuale di stranieri) programmando la loro maratona con impazienza da mesi. Alcuni sono qui ogni anno, da anni. Si conoscono ormai, sono amici e accolgono i nuovi venuti a Casa, appunto, perché nessuno come loro vede questo Festival come una piccola grande famiglia.

Risuona musica nell’aria sin dalle prime ore del mattino, quando la gente inizia ad accalcarsi intorno al punto ristoro (una sorta di vero e proprio bar di quartiere): c’è persino un dj set – non ho ancora capito se improvvisato o studiato, ma ho smesso di chiedermelo – e sulle note di canzoni assurde si discute tutti insieme dei concerti della sera precedente o di cosa si ha voglia di seguire a fine serata. Un Paradiso per intenditori, musicisti improvvisati e ascoltatori famelici.

L’ho capito nel momento in cui una tempesta si è abbattuta su Treviso e ha costretto gli organizzatori ad annullare una serata, quella forse più attesa. Accanto alla mia tenda, per dire, soggiornavano due inglesi, che hanno scelto l’Home Festival solo per ascoltare Liam Gallagher e assaggiare, gli altri giorni, musica un po’ a casaccio. Ecco, la maggior parte dei ‘campeggiatori’ alla notizia della serata annullata ha capito. Non solo per aver vissuto in prima persona i temporali, ma anche e soprattutto perché amano talmente tanto questo Festival da aver compreso le sue decisioni prima di chiunque altro. L’hanno difeso a spada tratta contro ogni protesta, lamentela, critica. Hanno aspettato che il temporale passasse preparandosi al prossimo concerto: non perché lo show deve continuare, ma anche e soprattutto perché lo show continua a dispetto di tutto. Quando la musica non risuona dal Main Stage, la sentirete arrivare dal campeggio: sarà meno ‘pulita’ e meno intensa, ma son pur sempre note e non assenza di esse. È una bella differenza, non trovate?

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Grazia Cicciotti

Foto di Francesco Prandoni

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