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Homesick degli A Day To Remember compie 10 anni

Pubblicato il 3 febbraio 2009, Homesick, il terzo album degli A Day To Remember, si pone come spartiacque nella carriera di una band che ha fatto la sua fortuna (ed è tra i pochi superstiti del genere che possono permettersi il lusso di farlo anche oggi) miscelando sapientemente pop punk e metalcore, in un sound che pur essendo estremamente derivativo, ha trovato terreno fertile non solo nel mondo underground di fine anni Duemila.

10 ANNI FA…
Esisteva infatti un tempo in cui le band promuovevano i propri dischi su quello che all’epoca era il social più importante di sempre (MySpace), e i singoli di suddette formazioni finivano regolarmente in un paio di videogiochi che hanno insegnato a suonare la chitarra a milioni di ragazzini (Guitar Hero e Rock Star), e per un qualsiasi appassionato di musica punk rock e affini il sogno della vita era prendere il primo aereo e andare al Warped Tour.
Gli A Day To Remember sono uno dei simboli più rappresentativi di questo periodo, che pare così vicino, ma che è stato travolto da una serie di sconvolgimenti che lo fanno sembrare parecchio più distante di quanto non sia in realtà. Fondatisi nel 2003 in Florida, i Nostri iniziano a farsi un certo nome negli States suonando centinaia di date in pochissimo tempo, e arrivando alle orecchie dei fan di tutto il mondo grazie a And Their Name Was Treason (2005) e For Those Who Have Heart (2007).

IL DISCO
Nonostante la relativa fretta con cui è stato scritto (infatti il terzo disco degli A Day To Remember è stato concepito tra una data e l’altra del Warped Tour 2008 e dell’Easycore Tour dei New Found Glory), Homesick porta il sound di Jeremy McKinnon e soci al livello successivo, ovvero un mondo utopico in cui strutture heavy e pop vanno magicamente a braccetto, seguendo una formula ben precisa, che vede un’alternanza matematica di parti melodiche, screaming, ritornelli catchy e breakdown pompatissimi.
A proposito, il lavoro si apre con il breakdown a cappella di The Downfall of Us All, un modo per prendersi gioco dei detrattori degli ADTR, che consideravano la loro proposta né carne né pesce. L’opener di Homesick setta lo standard di tutto il disco, che come da tradizione contiene la super hit spammata ovunque da MTV (Have Faith In Me, un chiaro tributo ai Blink 182, tra le influenze maggiori dei Nostri), e la ballad acustica in chiusura (If It Means a Lot to You, che è anche l’unico pezzo a sviare drasticamente dallo schema rigidissimo dell’album, oltre a presentare il terzo ospite del disco, la cantante dei VersaEmerge, Sierra Kay).
A livello di testi, Homesick può essere considerato una sorta di concept sulla vita da tour, con gli alti e bassi del trovarsi a lungo lontano da casa, lasciando trasparire inoltre le numerosi pressioni a cui la band era stata sottoposta dalla propria etichetta per il rilascio tempestivo del disco. Prodotto da Chad Gilbert dei New Found Glory e mixato da Adam Dutkiewicz dei Killswitch Engage, il terzo full-length degli A Day To Remember si piazza al ventunesimo posto della Billboard 200, regalando ai ragazzi una certa visibilità anche al di fuori del circuito underground.

…E OGGI
Dopo la pubblicazione di Homesick, il chitarrista e fondatore Tom Denney lascia la formazione, pur rimanendo comunque un punto di riferimento per i suoi ormai ex compagni di avventure, lasciando il posto a Kevin Skaff, tutt’ora in line-up. Il successo di Homesick, consolidato dal successivo What Separates Me from You (2010), è andato via via scemando con il calo di popolarità del cosiddetto “easycore”, ma nonostante questo, gli A Day To Remember hanno istituito un proprio festival, il Self Help Fest, e continuano a pubblicare dischi senza cedere alle mode del momento, ma proseguendo lungo la propria strada (mossa molto apprezzata dai fedelissimi della prima ora, come dimostra anche l’ottimo Bad Vibrations, pubblicato nel 2016).

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