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I Hate My Village, il cuore afro del rock italiano conquista Milano

Cosa succede se unisci Fabio Rondanini alla batteria (Afterhours, Calibro 35), Marco Fasolo al basso (Jennifer Gentle), Adriano Viterbini alla chitarra (Bud Spencer Blues Explosion) e Alberto Ferrari alla chitarra e voce (Verdena)? Innanzitutto avrai sul palco e in studio, insieme o a fasi alterne, quattro musicisti di prim’ordine, in secondo luogo potrebbe andare a finire che Ferrari arrivi a cantare Michael Jackson.

Eh si, è andata proprio così anche ieri sul finire del live milanese degli I Hate My Village, il progetto tra afrobeat, funk e Tuareg blues, messo in piedi dal suddetto poker d’assi. Il fatto che la venue destinata fosse la Santeria Social Club, per l’occasione sold out, aggiunge un tocco di predestinazione in più a questo progetto, unico nel suo genere, ma nato da una serie di incroci pregressi tra i suoi componenti e dei suoi componenti con esponenti del genere qui ripreso ed evocato. Si pensi ai tour del 2009 e del 2012 dei fratelli Ferrari al fianco, o meglio in seno, ai Jennifer Gentle, che nel 2015 faranno, a loro volta, da gruppo spalla ai Verdena; o alle collaborazioni di Viterbini con l’eroe del Tuareg Blues Bombino, con cui ha suonato nel 2014 in occasione del Nomad Tour. Le vere premesse di questa super band, però, si trovano nel lavoro del 2015 di Viterbini, Film O Sound, album strumentale prodotto artisticamente da Marco Fasolo con la partecipazione di Bombino, Alberto Ferrari e Fabio Rondanini.

Ed eccoli lì, sul palco della Santeria, con quel nome ispirato al cannibale movie ghanese anni ’70 I Ate My Village e un consistente ritardo sull’orario di inizio, annunciato per le 21 – delay comprensibile, stando al fatto che con un solo album in curriculum il concerto durerà poco più di un’ora e un quarto – si inizia. Scese le luci in sala è un rumoreggiare di versi di animali, scimmie, galline, volatili di diverse sorti e quant’altro a introdurre la formazione, che parte fortissimo con le strumentali Presentiment e Tramp. Sarà, poi, Acquaragia a portare nella mischia anche la voce di Ferrari, forse il vero elemento straniante – insieme al suo chitarrismo e a un’effettistica delle chitarre in genere afferente qua e là più al funk che al Tuareg blues o all’afrobeat – del progetto che sta portando sui palchi della Penisola il cuore afro del rock italiano.

Si prosegue con Fare un fuoco e I Ate My Village tra ritmiche oblique ed esuberanti, con tutti gli strumenti sul palco al servizio di un impulso ritmico primordiale e la voce di Ferrari spalmata sopra, una corda tesa a cui aggrapparsi, volendo, sull’orlo dell’ebbrezza. Benché i pesi sul palco siano massimi, non c’è un anelito al virtuosismo negli I Hate My Village, le corde che toccano hanno poco a che vedere con una fruizione intellettuale della musica, ma c’è tanto ventre e tanto cuore nella loro musica. Se sul bluesettone di Fame si respira, il sogno al chiaro di luna di Bahum si risolve in un crescendo ritmico e dinamico, che ci riporta nell’arida canicola equatoriale di Tony Hawk of Ghana, senza dubbio l’highlight del concerto con l’aggiunta della componente elettronica al drumming indemoniato di Rondanini.

Siamo al primo bis e gli IHMV riportano in Africa pure il re del pop Michael Jackson con un’inedita versione di Don’t Stop ’Til You Get Enough, interessante, ma fino a un certo punto rispetto a ciò che segue: Tubi Innocenti, il ft. di Rondanini con Viterbini per il suo album solista Film O Sound, si cala a fagiolo nell’ambientazione sonora del live, rappresentandone uno dei momenti migliori, una chiusura al fulmicotone con un Rondanini che inanella una raffica di perle alla batteria e Viterbini eroico come sempre alla chitarra.

Il concerto sarebbe finito qui, ma Milano ne vuole di più e il parterre non si svuota, anzi rumoreggia, fino al ritorno della band sul palco con un secondo bis, Bring It On Home To Me, cover del brano di Sam Cooke, già incluso in Film O Sound, a chiudere il cerchio di questo progetto esattamente là dove era nato. Potrebbe rimanere un unicum, chissà! Di sicuro, però, sopravvivrà a lungo nelle orecchie degli appassionati della buona musica.

Scaletta:
Presentiment
Tramp
Acquaragia
Fare un fuoco
I ate my village
Elvis
Fame
Bahum
Kennedy
Tony Hawk of Ghana
Bis:
Don’t Stop ’Til You Get Enough (Michael Jackson cover)
Tubi innocenti (Film o Sound)
Bis 2:
Bring It On Home To Me (Sam Cooke cover)

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